Il
“testamento” di Gianroberto: l’azienda
al figlio Davide, il
Movimento a Di Maio
Il
M5S e la Casaleggio Associati alla ricerca di un nuovo
equilibrio.
Chi e come prenderà le decisioni?
Cosa
succederà dopo la scomparsa di Gianroberto Casaleggio? La domanda
non nasce certo oggi, anche perché la malattia del guru del
Movimento Cinquestelle già da tempo preoccupava la cerchia di
fedelissimi. E lui stesso si stava preoccupando di consegnare la
propria eredità in mani sicure, per evitare che si disperdesse.
In
questo senso, il primo tentativo è stato quello di far assumere via
via un ruolo crescente dentro al M5S al figlio Davide. Schivo come
lui, geniale come lui, visionario come lui, a Davide Federico Dante
Casaleggio (questo il suo nome completo), figlio di Gianroberto e
della linguista inglese Elizabeth Clare Birks, si devono alcune delle
idee che hanno segnato la nascita e l’espansione del Movimento, a
partire dalla creazione dei meetup. Con il sopraggiungere della
malattia del padre, come detto, ha iniziato a essere coinvolto
maggiormente nelle scelte politiche e a partecipare a – rarissimi –
eventi pubblici. Fu lui ad accompagnare Grillo nella trasferta
inglese per incontrare Nigel Farage, il leader dello Ukip.
Per
il resto, il suo lavoro rimane assolutamente nell’ombra. Gran parte
dei parlamentari cinquestelle non lo conosce nemmeno e perfino i
dipendenti dell’ufficio comunicazione, canali di collegamento tra
Roma e la Casaleggio Associati, lo hanno visto pochissimo.
La
spiegazione è semplice: è l’azienda di famiglia, di cui deteneva
già il 30% (quota che probabilmente raddoppierà adesso con
l’eredità di quella paterna), ad assorbire la sua concentrazione.
La politica per Davide è solo un elemento accessorio, uno dei tanti
rami di attività e nemmeno il più importante per lui, che si
concentra invece sull’e-commerce e la pubblicità. Certo, il blog
di Grillo e i siti ad esso collegati sono una fonte fondamentale di
guadagno e la loro gestione già da tempo è in mano a Casaleggio jr.
Ma l’ideologia visionaria del padre, quella di Gaia e della
democrazia diretta, non lo attrae troppo e l’idea di dover
trascorrere il proprio tempo a gestire gli affari interni del M5S,
sottraendolo all’azienda, non è nella sua prospettiva.
Per
la leadership del Movimento, quindi, è un altra la persona su cui
Casaleggio senior aveva già deciso di puntare: Luigi Di Maio. Con la
scomparsa del guru e il passo di lato di Grillo, il Direttorio assume
non solo formalmente ma sempre più anche di fatto la guida politica
del M5S. E il Direttorio si riduce di fatto a due personalità, il
vicepresidente della Camera e Alessandro Di Battista. Tra i due, il
carisma, le qualità e l’appeal del leader avvantaggiano
sicuramente il primo.
E
ad avvantaggiarlo è stata finora anche la preferenza che gli veniva
concessa dal guru. Ora, invece, Di Maio dovrà dimostrare di saper
camminare con le proprie gambe. Anche perché con Casaleggio jr il
rapporto è di stima e rispetto reciproco, ma il feeling è diverso
da quello che c’era con il padre. Difficilmente potrà essere
Davide a interporsi a guardia del nuovo leader se dovessero emergere
contrasti nel gruppo di comando del Movimento. Da qui alle prossime
elezioni politiche, per le quali Di Maio già si candida a essere il
principale avversario di Matteo Renzi, si vedrà se tutto il M5S
incoronerà l’astro nascente o si appaleseranno fronde interne che
lo metteranno in difficoltà. Spodestarlo, comunque, sembra
complicato.
Il
tandem Davide Casaleggio-Luigi Di Maio funzionerà in modo totalmente
diverso rispetto a quello precedente, con protagonisti Gianroberto
Casaleggio e Beppe Grillo. Il comico era il volto pubblico del
Movimento e il guru scomparso faceva insieme da ideologo e da “Grande
Fratello” virtuale, grazie al controllo imposto attraverso la sua
azienda. Adesso, invece, Di Maio dovrà occuparsi di definire meglio
sotto l’aspetto ideologico e programmatico il profilo del Movimento
(negli ultimi tempi apparso sempre più orientato verso destra),
mentre Casaleggio jr manterrà – attraverso la piattaforma on line
– la gestione tecnica.
Quest’ultima
finora ha inciso in maniera determinante anche sul piano politico.
Gli indizi più recenti, però, mostrano l’avvio di un processo
indirizzato in un’altra direzione. Le primarie “fisiche”
organizzate a Milano, il cui esito è stato poi annullato con
un’altra decisione che è passata solo formalmente dal “tribunale”
della rete, e il passo indietro sulla scelta degli assessori a Roma
(affidata a un comitato interno al Movimento, a dispetto
dell’iniziale indicazione per la selezione on line) sembrano
dimostrare la tendenza a centralizzare le scelte nelle mani di una
vera e propria classe dirigente, con il progressivo superamento del
principio dell'”uno vale uno” che – seppure solo formalmente –
aveva caratterizzato gli albori del Movimento.
Toccherà
a Davide Casaleggio e Luigi Di Maio trovare il nuovo equilibrio tra
questi due modelli di processi decisionali, che sarà anche
inevitabilmente un equilibrio tra i loro due ruoli.
DI
Rudy Francesco Calvo per L' Unità.TV

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