Le angosce di Gotor raccolte dal Fatto
Per
il senatore bersaniano il Pd di Renzi è “un progetto neo-moderato
all’insegna del trasformismo”
Spassosa
analisi politico-esistenziale di Miguel Gotor sul Fatto di oggi, con
tanto di spruzzatina gramsciana e oliva storicista: “È in
atto un processo di medio periodo che vede nel Pd il fulcro di
un progetto neo-moderato all’insegna del trasformismo”, spiega il
senatore bersaniano. La prova? “Flavio Carboni ha detto che il
governo si regge grazie ai voti del suo amico Verdini”. E se
l’ha detto Carboni, il fatto che non sia vero è un dettaglio
trascurabile, o magari un depistaggio.
“Renzi
– prosegue l’acuto professore – sta procedendo ad una
restaurazione che ha il tratto di un certo andreottismo: potere
per il potere senza un disegno”. Pausa. “Gotor si ferma –
scrive l’ottimo Fabrizio D’Esposito –, prende lo
smartphone e ritorna al punto di partenza gramsciano”. E lo
smartphone di Gotor fornisce la risposta: “Ecco cosa scrive Gramsci
sui ‘partiti del pressappoco’ che si formano sul terreno
elettorale”. Da una parte, ci illumina lo smartphone
gramsciano, c’è “l’apoliticismo delle classi popolari”,
dall’altra “lo spirito di cricca e di consorteria delle
classi dirigenti”. Questo è il Pd di Renzi, conclude trionfante
l’app di Gotor.
Che
fare, dunque? Andare, restare, accucciarsi sulla porta, uscire e
rientrare, affacciarsi alla finestra, buttarsi dal tetto,
chiudersi in cantina? “Non è una decisione da poco”,
riflette pensoso Gotor, e neppure lo smartphone sembra avere una
risposta. “La cosa più affascinante della politica è il suo
essere un’avventura collettiva. Qualsiasi cosa accadrà tra di noi,
non sarà una somma sgangherata di narcisismi”. D’Esposito
s’incuriosisce: “Si riferisce a Fassina e D’Attorre?”
“In realtà – confida il collettivo Gotor – pensavo a
Civati”. Intanto c’è da guardare al futuro. “Il problema
della sinistra – spiega – non è decidere se candidare Gotor
e gli altri della minoranza alle prossime politiche”. Ah no?

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