I petulanti dei talk show che usano l’arma dell’interruzione
l catalogo è vasto, ma avete presente i vari Matteo Salvini, Renato Brunetta, Massimiliano Fedriga, Maurizio Gasparri?
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il significato del termine: Propositi per il nuovo anno. Non seguire
più i talk show politici che si reggono sulla figura del petulante.
Non che prima non ci fosse (la sua presenza, ahimè, fa ascolto), ma
adesso si è istituzionalizzata. Chi è il petulante? Il catalogo è
vasto, ma avete presente i vari Matteo Salvini, Renato Brunetta,
Massimiliano Fedriga, Maurizio Gasparri?
Ebbene,
la definizione della Treccani è perfetta, cucita su misura: «Persona
che interviene continuamente con domande, richieste, critiche
impertinenti, importunando il prossimo con insistenza eccessiva,
talvolta anche con modi presuntuosi e arroganti, e con scarso senso
dell’opportunità». Il petulante è molesto e insistente, è
insolente e saccente. Di natura, immagino: una natura però
«magnificata» dalla luce dei riflettori. Il petulante interviene
sempre, spesso a sproposito, interrompe ogni ragionamento, fa perdere
un sacco di tempo.
L’occasione
fa il petulante. Nella «burletta per musica in un atto» di Luigi
Prividali, musicata da Gioachino Rossini, Beatrice si sfoga contro il
petulante: «Ah uomo petulante, incomodo, arrogante! Cessate di
mentire, scoperto è il vostro ardire; voi siete un impostore, un
vile avventuriere, e queste le maniere non sono di trattar. Per forza
o per amore, da qui dovrete andar». Purtroppo non ci sarà mai un
conduttore di talk che si comporti come Beatrice e inviti il
petulante a lasciare il salotto. Anche se il petulante vive di luoghi
comuni, di ripetizioni, di scontatezze.
È
incapace di regalare emozioni, spiegazioni: la sua sola arma è
l’interruzione, usata come un disco rotto. In Mastro Don Gesualdo
di Giovanni Verga entra in scena uno strano petulante: «Entrava in
quel punto il notaro Neri, piccolo, calvo, rotondo, una vera
trottola, col ventre petulante, la risata chiassosa, la parlantina
che scappava stridendo a guisa di una carrucola». Ecco, il ventre
petulante. Gridare con la pancia alla pancia del Paese. Propositi per
il nuovo anno. Non seguire più i talk show politici che si reggono
sulla figura del petulante. Non che prima non ci fosse (la sua
presenza, ahimè, fa ascolto), ma adesso si è istituzionalizzata.
Chi è il petulante? Il catalogo è vasto, ma avete presente i vari
Matteo Salvini, Renato Brunetta, Massimiliano Fedriga, Maurizio
Gasparri?
Ebbene,
la definizione della Treccani è perfetta, cucita su misura: «Persona
che interviene continuamente con domande, richieste, critiche
impertinenti, importunando il prossimo con insistenza eccessiva,
talvolta anche con modi presuntuosi e arroganti, e con scarso senso
dell’opportunità». Il petulante è molesto e insistente, è
insolente e saccente. Di natura, immagino: una natura però
«magnificata» dalla luce dei riflettori. Il petulante interviene
sempre, spesso a sproposito, interrompe ogni ragionamento, fa perdere
un sacco di tempo.
L’occasione
fa il petulante. Nella «burletta per musica in un atto» di Luigi
Prividali, musicata da Gioachino Rossini, Beatrice si sfoga contro il
petulante: «Ah uomo petulante, incomodo, arrogante! Cessate di
mentire, scoperto è il vostro ardire; voi siete un impostore, un
vile avventuriere, e queste le maniere non sono di trattar. Per forza
o per amore, da qui dovrete andar». Purtroppo non ci sarà mai un
conduttore di talk che si comporti come Beatrice e inviti il
petulante a lasciare il salotto. Anche se il petulante vive di luoghi
comuni, di ripetizioni, di scontatezze.
È
incapace di regalare emozioni, spiegazioni: la sua sola arma è
l’interruzione, usata come un disco rotto. In Mastro Don Gesualdo
di Giovanni Verga entra in scena uno strano petulante: «Entrava in
quel punto il notaro Neri, piccolo, calvo, rotondo, una vera
trottola, col ventre petulante, la risata chiassosa, la parlantina
che scappava stridendo a guisa di una carrucola». Ecco, il ventre
petulante. Gridare con la pancia alla pancia del Paese.
Di
Aldo Grasso per IL Corriere Della Sera.it

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