Corte dei conti: a Radio Padania
contributi pubblici controversi
di
Paolo Fantauzzi
per RepubblicaEspresso.it
Grazie
a un'apposita norma del governo Berlusconi, quella del Carroccio è
considerata un'emittente nazionale a carattere comunitario. E per
questo, insieme a Radio Maria, riceve da anni finanziamenti
milionari. Anche se il segnale analogico copre solo mezza Italia:
appena 9 regioni su 20
Chissà
se alla fine Matteo Salvini il bonifico l'ha fatto davvero. Davanti
alle ricorrenti voci sulla chiusura di Radio Padania, nei mesi scorsi
l'ex direttore e ora segretario del Carroccio aveva promesso di
destinare 5 mila euro (invitando tutti i dirigenti a fare lo stesso),
così da trovare soldi “in maniera onesta”. Un punto d'onore, per
un politico che su quei microfoni ha costruito la sua fortuna
politica fino a scalare la vetta del partito. Di certo per
l'emittente di via Bellerio rischiano di profilarsi tempi ancora più
bui degli attuali, già segnati da una dura crisi a causa del taglio
dei finanziamenti pubblici.
Grazie a un emendamento ad hoc infilato nella finanziaria del 2003 (da un parlamentare leghista, ça va sans dire) Radio Padania riceve infatti, insieme alla cattolicissima Radio Maria, un contributo tutto speciale quale “emittente comunitaria a carattere nazionale”. Tradotto: non una comune realtà locale e commerciale ma l'espressione di particolari istanze culturali, politiche o religiose e senza scopo di lucro. Per effetto di questa specificità, le due stazioni hanno diritto a dividersi da sole il 10 per cento dei fondi destinati alle emittenti legate al territorio. In pratica il grosso della torta, dato che in tutto i beneficiari sono un migliaio.
Solo considerando l'ultimo triennio per il quale sono disponibili i dati, si tratta di circa 2 milioni a testa per Radio Padania e Radio Maria. Una cifra che sale ulteriormente se si risale indietro nel tempo: soltanto fra il 2008 e il 2009, come si evince da un'interrogazione parlamentare della scorsa legislatura, ciascuna incassò un altro paio di milioni. Soldi peraltro erogati assai generosamente da Roma ladrona, non essendo prevista alcun tipo di rendicontazione.
CONTRIBUTI ALLE RADIO COMUNITARIE A DIFFUSIONE NAZIONALE
Grazie a un emendamento ad hoc infilato nella finanziaria del 2003 (da un parlamentare leghista, ça va sans dire) Radio Padania riceve infatti, insieme alla cattolicissima Radio Maria, un contributo tutto speciale quale “emittente comunitaria a carattere nazionale”. Tradotto: non una comune realtà locale e commerciale ma l'espressione di particolari istanze culturali, politiche o religiose e senza scopo di lucro. Per effetto di questa specificità, le due stazioni hanno diritto a dividersi da sole il 10 per cento dei fondi destinati alle emittenti legate al territorio. In pratica il grosso della torta, dato che in tutto i beneficiari sono un migliaio.
Solo considerando l'ultimo triennio per il quale sono disponibili i dati, si tratta di circa 2 milioni a testa per Radio Padania e Radio Maria. Una cifra che sale ulteriormente se si risale indietro nel tempo: soltanto fra il 2008 e il 2009, come si evince da un'interrogazione parlamentare della scorsa legislatura, ciascuna incassò un altro paio di milioni. Soldi peraltro erogati assai generosamente da Roma ladrona, non essendo prevista alcun tipo di rendicontazione.
CONTRIBUTI ALLE RADIO COMUNITARIE A DIFFUSIONE NAZIONALE
Il
problema è che, se si ha carattere nazionale, si presuppone sia
sufficiente accendere una radiolina in qualunque angolo del Paese per
mettersi all'ascolto. Invece per l'emittente padana non è affatto
così. Come si evince dalla sezione
del sito dedicato alle frequenze ,
il segnale analogico viene diffuso soltanto in nove regioni (Val
d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige,
Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Sardegna), mentre nel resto
d'Italia bisogna far affidamento sul segnale digitale del consorzio
Eurodab.
Ma si può definire nazionale una realtà del genere? No, secondo la Corte dei conti. Al contrario, osserva la magistratura contabile in una relazione dedicata a tv ed emittenti locali, questa situazione “potrebbe avere effetto anche sulla ricorrenza dei presupposti per l’erogazione dei contributi, dal momento che appare legata al carattere di nazionalità, inteso come diffusione analogica del segnale su tutto il territorio italiano”. Di conseguenza, niente trasmissione nazionale, niente soldi. Per lo meno non nella forma attuale.
Adesso spetterà al ministero dello Sviluppo economico, che eroga il denaro, “compiere accertamenti sulla diffusione del segnale analogico sull'intero territorio nazionale”, come invita la Corte. A norma di legge, il dicastero guidato da Federica Guidi ha sei mesi per rispondere ai rilievi. E se svolgerà i controlli suggeriti, Radio Padania - già alle prese con quasi un milione di rosso - rischia di subire un altro duro colpo economico. Per rispondere al quale, dopo le cene di autofinanziamento, difficilmente basterà la campagna abbonamenti lanciata da Salvini stesso: sottoscrizioni da 90 a 300 euro l'anno, dai nomi evocativi Monviso, Venezia, Pontida, oltre all'immancabile Ruspa, la più costosa ovviamente. In cambio, tutta una serie di “opportunità riservate”, come vengono definite, dalla prelazione a intervenire in diretta ai posti riservati nei grandi eventi organizzati dalla Lega. In fin dei conti un abbonato padano ha sempre un posto in prima fila. Che poi si tratti di un comizio del leader anziché del festival di Sanremo poco importa.
Ma si può definire nazionale una realtà del genere? No, secondo la Corte dei conti. Al contrario, osserva la magistratura contabile in una relazione dedicata a tv ed emittenti locali, questa situazione “potrebbe avere effetto anche sulla ricorrenza dei presupposti per l’erogazione dei contributi, dal momento che appare legata al carattere di nazionalità, inteso come diffusione analogica del segnale su tutto il territorio italiano”. Di conseguenza, niente trasmissione nazionale, niente soldi. Per lo meno non nella forma attuale.
Adesso spetterà al ministero dello Sviluppo economico, che eroga il denaro, “compiere accertamenti sulla diffusione del segnale analogico sull'intero territorio nazionale”, come invita la Corte. A norma di legge, il dicastero guidato da Federica Guidi ha sei mesi per rispondere ai rilievi. E se svolgerà i controlli suggeriti, Radio Padania - già alle prese con quasi un milione di rosso - rischia di subire un altro duro colpo economico. Per rispondere al quale, dopo le cene di autofinanziamento, difficilmente basterà la campagna abbonamenti lanciata da Salvini stesso: sottoscrizioni da 90 a 300 euro l'anno, dai nomi evocativi Monviso, Venezia, Pontida, oltre all'immancabile Ruspa, la più costosa ovviamente. In cambio, tutta una serie di “opportunità riservate”, come vengono definite, dalla prelazione a intervenire in diretta ai posti riservati nei grandi eventi organizzati dalla Lega. In fin dei conti un abbonato padano ha sempre un posto in prima fila. Che poi si tratti di un comizio del leader anziché del festival di Sanremo poco importa.

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