IL
nostro sistema solare? Solo uno dei tanti. Cosa sappiamo sullo Spazio
e sulla vita fuori dalla Terra
Fino
a vent’anni fa conoscevamo 9 pianeti, tutti intorno al Sole, e la
Terra era l’unico pianeta abitato, anzi abitabile. Oggi i 9 sono
diventati 8, dato che Plutone è stato declassato a pianeta nano, e
cerchiamo tracce di vita su Marte e sulle lune di Giove. Abbiamo
scoperto circa 2000 pianeti attorno ad altre stelle, e il nostro
sistema solare è diventato uno dei tanti, se non fosse per il fatto
che ospita la Terra e la vita come noi la conosciamo.
I
pianeti extrasolari scoperti sono molto diversi da quelli del sistema
solare: giganti gassosi come Giove vicinissimi alla stella e quindi
caldissimi, alcuni addirittura in evaporazione; pianeti di dimensioni
intermedie fra la Terra e Nettuno, che non esistono nel sistema
solare, coperti interamente di oceani; pianeti che ruotano attorno a
due stelle o in orbite talmente elongate da sfiorare la stella in
alcuni punti dell’orbita, per passare il resto del loro anno
lontanissimi in zone freddissime.
La
scoperta di pianeti così esotici è stata una sorpresa e ha dato
l’avvio a un nuovo filone di ricerca, ma l’obiettivo finale
rimane quello di trovare un pianeta simile alla Terra che possa
ospitare (e ospiti) la vita. Oggi stiamo facendo passi da gigante
nella giusta direzione: dobbiamo identificare dei pianeti abitabili,
per poi osservarne l’atmosfera alla ricerca di tracce di molecole
biotiche, i cosiddetti biomarkers. A questo punto avremo dei pianeti
ottimi candidati per la ricerca della vita.
La
ragione per cui i pianeti terrestri sono ancora pochi non dipende dal
fatto che siano rari – anzi probabilmente sono molto comuni – ma
da difficoltà tecniche. Infatti è molto più semplice identificare
pianeti grandi che piccoli e leggeri. Fortunatamente negli ultimi
anni lo sviluppo della tecnologia ci permette di rivelare pianeti
sempre più piccoli. Ma cosa s’intende per pianeta abitabile? La
condizione fondamentale è che la temperatura consenta la presenza di
acqua liquida, quindi sia fra 0 e 100 gradi. Questo succede a una
certa distanza della stella – la fascia di abitabilità – tanto
più vicina alla stella quanto più piccola è la stella stessa. Un
pianeta abitabile ruota attorno a una stella piccola in circa un
mese. Il pianeta deve essere roccioso e con un’atmosfera. La stella
centrale deve vivere abbastanza a lungo da consentire lo sviluppo
della vita – ricordiamoci che ci c’è voluto quasi un miliardo di
anni perché sulla Terra comparissero i primi organismi viventi.
In
mezzo ai 2000 pianeti ce ne sono alcuni, intorno a stelle più
piccole del Sole, con le caratteristiche giuste. Certo su questi
pianeti il “sole” è più rosso e l’anno dura solo qualche
mese. Ci possiamo aspettare che gli esseri viventi abbiano “occhi”
per vedere nel rosso, che il cielo invece di essere azzurro sia
giallo, e le piante magari di un colore diverso dal verde, ma per il
resto le condizioni chimico-fisiche potrebbero consentire lo sviluppo
della vita. Questi pianeti sono i migliori candidati per la ricerca
della vita e oggi stiamo progettando e costruendo strumenti per
osservarne le atmosfere. Il primo sarà James Webb Space Telescope,
il successore dell’Hubble Space Telescope. Seguiranno altre
missioni spaziali in fase di studio come ARIEL dell’ ESA, o
strumenti che verranno installati al ELT (Extremely Large Telescope),
il grandissimo telescopio, di diametro 39 m che l’ESO sta
progettando per il prossimo decennio. Con questi strumenti sarà
possibile verificare la presenza di carbonio e ossigeno – e perfino
di ozono – nelle atmosfere di alcuni dei pianeti abitabili più
vicini.
Stiamo
cercando ancora il gemello della Terra attorno a una stella come il
Sole, ci aspettiamo che un pianeta così potrà essere identificato
nei prossimi anni con gli strumenti più sofisticati che si stanno
costruendo in varie parti del mondo. Strumenti come HARPS-N, al
telescopio italiano al TNG, ESPRESSO al VLT di ESO e la missione ESA
PLATO, che ha un importante contributo italiano, porteranno presto
sicuramente alla scoperta del “vero gemello” della Terra.
GIUSEPPINA
MICELA per La Stampa.it

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