10 set 2015
7 set 2015
5 set 2015
2 set 2015
1 set 2015
In arrivo bonus casa e piano famiglia. Ma per le coperture è caccia a 15 miliardi
In arrivo bonus casa e piano famiglia. Ma per le coperture è caccia a 15 miliardi
Governo
al lavoro sulla Legge di Stabilità: ancora da sciogliere i nodi
della proroga degli incentivi sulle ristrutturazioni e la
decontribuzione sulle assunzioni
di
VALENTINA CONTE
per Repubblica Economia & Fiananza.it
ROMA
- Si allunga la lista degli annunci. Si complica quella delle
coperture. Ad un mese e mezzo dal varo, la legge di Stabilità è un
cantiere che oscilla tra 25 e 30 miliardi. C'è tempo per affinare e
scegliere, ripetono da Palazzo Chigi e ministero dell'Economia.
Partendo, tanto per cominciare, da una rispolverata dei numeri del
Def. Il Documento di economia e finanza sarà aggiornato entro il 20
settembre e fornirà il quadro economico entro cui agire.
Accompagnato dall'azione parallela e informale di pressing verso
Bruxelles. La flessibilità aggiuntiva che l'Europa può concedere
all'Italia (fare più deficit) è elemento decisivo per la manovra
d'autunno.
Poveri e piano famiglia
Un intervento per gli incapienti pare scontato. Esclusi dagli 80 euro, scippati del tesoretto di primavera, poi destinato alle pensioni dopo la sentenza della Consulta, non saranno dimenticati, fa capire il premier Renzi. In arrivo anche un piano famiglia, "dagli asili nido ai bambini poveri e i nuclei numerosi". Con un deciso sostegno alla natalità (materia di scambio politico con la legge sulle unioni civili).
Tasi e bonus casa
La Tasi sulle prime abitazioni sarà abolita "per tutti", ha ripetuto Renzi a Rimini. E così l'Imu agricola e quella sugli impianti imbullonati (costo totale: 4,5 miliardi). Il bonus casa (gli sgravi del 55 e 65%) sarà rinnovato, garantisce il ministro Delrio. E forse ampliato a settore pubblico, riqualificazione urbana, giovani affittuari (per l'acquisto dei mobili). Gli sconti potrebbero essere rimodulati: più alti per i progetti di efficientamento dei condomini, minori sui singoli interventi.
Assunzioni e sud
Si studia la proroga con dé calage: bonus biennale anziché triennale per le aziende che assumono nel 2016, annuale nel 2017. E dal 2018 taglio strutturale dei contributi previdenziali, il piano Perotti. Sconti mirati per il Sud (donne, giovani, over 55), con importo pieno della decontribuzione, ovvero fino a 8.060 euro annui per ogni assunto, ridotto altrove. Più in bilico l'opzione di riservare lo sgravio alle assunzioni aggiuntive.
Autonomi e imprese
In pista anche un bonus investimenti per le piccole e medie imprese, rafforzato per quelle del Mezzogiorno. Sul modello della legge Macron, da poco in vigore in Francia, si prevede un risparmio fiscale sugli acquisti in macchinari, attraverso un maggior ammortamento. Le partite Iva attendono un intervento sul regime dei minimi, inserito un anno fa dal governo in legge di Stabilità. Ma duramente contestato. Renzi ha più volte promesso di rimediare.
Pensioni
È la partita più delicata. Ci sarà maggiore flessibilità in uscita, lo ripetono in tanti, dal premier al ministro Poletti. Il nodo è come e quanto costa. Tutte le soluzioni devono essere finanziate, almeno all'inizio: opzione donna, decurtazione, ricalcolo col contributivo. Sempre che Bruxelles non blocchi l'intera partita.
Spese indifferibili e clausole
Tra le spese, le missioni di pace da rifinanziare (circa 2 miliardi). Le clausole di salvaguardia scattano dal primo gennaio e valgono 16,2 miliardi: aumento di Iva e accise sui carburanti e taglio delle detrazioni fiscali. Vanno disinnescate.
Le sentenze della consulta
Sono tre, da applicare: la Robin tax bocciata (costo: circa 700 milioni), la rivalutazione delle pensioni (500 milioni) e il rinnovo dei contratti pubblici (1-1,5 miliardi, ma il governo potrebbe imporre una cifra più bassa nel negoziato). Senza dimenticare il meccanismo tributario contro l'evasione dell'Iva, la reverse charge , bocciato da Bruxelles (mancati incassi da ripianare, 728 milioni).
Coperture
Dieci miliardi arriveranno dal taglio della spesa: 4 miliardi da detrazioni, partecipate e immobili pubblici, altri 6 miliardi da sanità, ministeri, forniture (è di ieri la circolare della Ragioneria che ricorda ai ministeri l'obbligo di passare per Consip). All'appello delle coperture mancano dunque almeno 15 miliardi. Si punta sulla flessibilità concessa da Bruxelles: uno spazio di deficit che sulla carta vale 16 miliardi, 6 già derogati, altri 5-6 forse in arrivo, calcola Delrio. In aggiunta, gli incassi per il rientro di capitali illegali e la minore spesa per interessi.
Poveri e piano famiglia
Un intervento per gli incapienti pare scontato. Esclusi dagli 80 euro, scippati del tesoretto di primavera, poi destinato alle pensioni dopo la sentenza della Consulta, non saranno dimenticati, fa capire il premier Renzi. In arrivo anche un piano famiglia, "dagli asili nido ai bambini poveri e i nuclei numerosi". Con un deciso sostegno alla natalità (materia di scambio politico con la legge sulle unioni civili).
Tasi e bonus casa
La Tasi sulle prime abitazioni sarà abolita "per tutti", ha ripetuto Renzi a Rimini. E così l'Imu agricola e quella sugli impianti imbullonati (costo totale: 4,5 miliardi). Il bonus casa (gli sgravi del 55 e 65%) sarà rinnovato, garantisce il ministro Delrio. E forse ampliato a settore pubblico, riqualificazione urbana, giovani affittuari (per l'acquisto dei mobili). Gli sconti potrebbero essere rimodulati: più alti per i progetti di efficientamento dei condomini, minori sui singoli interventi.
Assunzioni e sud
Si studia la proroga con dé calage: bonus biennale anziché triennale per le aziende che assumono nel 2016, annuale nel 2017. E dal 2018 taglio strutturale dei contributi previdenziali, il piano Perotti. Sconti mirati per il Sud (donne, giovani, over 55), con importo pieno della decontribuzione, ovvero fino a 8.060 euro annui per ogni assunto, ridotto altrove. Più in bilico l'opzione di riservare lo sgravio alle assunzioni aggiuntive.
Autonomi e imprese
In pista anche un bonus investimenti per le piccole e medie imprese, rafforzato per quelle del Mezzogiorno. Sul modello della legge Macron, da poco in vigore in Francia, si prevede un risparmio fiscale sugli acquisti in macchinari, attraverso un maggior ammortamento. Le partite Iva attendono un intervento sul regime dei minimi, inserito un anno fa dal governo in legge di Stabilità. Ma duramente contestato. Renzi ha più volte promesso di rimediare.
Pensioni
È la partita più delicata. Ci sarà maggiore flessibilità in uscita, lo ripetono in tanti, dal premier al ministro Poletti. Il nodo è come e quanto costa. Tutte le soluzioni devono essere finanziate, almeno all'inizio: opzione donna, decurtazione, ricalcolo col contributivo. Sempre che Bruxelles non blocchi l'intera partita.
Spese indifferibili e clausole
Tra le spese, le missioni di pace da rifinanziare (circa 2 miliardi). Le clausole di salvaguardia scattano dal primo gennaio e valgono 16,2 miliardi: aumento di Iva e accise sui carburanti e taglio delle detrazioni fiscali. Vanno disinnescate.
Le sentenze della consulta
Sono tre, da applicare: la Robin tax bocciata (costo: circa 700 milioni), la rivalutazione delle pensioni (500 milioni) e il rinnovo dei contratti pubblici (1-1,5 miliardi, ma il governo potrebbe imporre una cifra più bassa nel negoziato). Senza dimenticare il meccanismo tributario contro l'evasione dell'Iva, la reverse charge , bocciato da Bruxelles (mancati incassi da ripianare, 728 milioni).
Coperture
Dieci miliardi arriveranno dal taglio della spesa: 4 miliardi da detrazioni, partecipate e immobili pubblici, altri 6 miliardi da sanità, ministeri, forniture (è di ieri la circolare della Ragioneria che ricorda ai ministeri l'obbligo di passare per Consip). All'appello delle coperture mancano dunque almeno 15 miliardi. Si punta sulla flessibilità concessa da Bruxelles: uno spazio di deficit che sulla carta vale 16 miliardi, 6 già derogati, altri 5-6 forse in arrivo, calcola Delrio. In aggiunta, gli incassi per il rientro di capitali illegali e la minore spesa per interessi.
Disoccupazione in netto calo a luglio: senza lavoro al 12%
Disoccupazione in netto calo a luglio: senza lavoro al 12%
Da Repubblica Economia & Finanza.it
Inversione
di tendenza dopo la crescita a sorpresa di giugno, i cui dati sono
stati rivisti in meglio: si tratta del livello più basso da due anni
(luglio 2013). Salgono gli occupati, 44mila in più rispetto al mese
precedente e 235mila nell'anno. Il tasso di occupazione (56,3%) ai
livelli del 2012. Incide anche la crescita degli inattivi. Forte
riduzione tra i giovani: senza lavoro al 40,5%
MILANO -
Il tasso di disoccupazione a luglio è sceso al 12%, 0,5 punti
percentuali in meno rispetto al mese di giugno e 0,9 punti su anno.
Si tratta del livello più basso da due anni (luglio 2013). Netta
riduzione anche per i senza lavoro nella fascia dei più giovani: tra
gli under 25 il tasso di disoccupazione scende infatti al 40,5%, 2,5
punti percentuali in meno rispetto al mese precedente.
"Dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1% rivisto), a luglio 2015 la stima degli occupati cresce ancora dello 0,2% (+44 mila). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3% ai livelli di novembre 2012. Nell'anno l'occupazione cresce dell'1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti", dice l'Istat nel suo comunicato. La stima dei disoccupati diminuisce invece del 4,4% su base mensile, con un calo di 143mila unità. "Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 6,6% (-217 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 0,9 punti".
Il netto calo della disoccupazione di luglio si spiega anche con l'assottigliarsi della forza lavoro: "Dopo la lieve crescita di maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell'ultimo mese dello 0,7% (+99 mila persone inattive, prevalentemente donne). Il tasso di inattività è pari al 35,9% in aumento di 0,3 punti percentuali. Su base annua l'inattività è in calo dello 0,6% (-87 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,1 punti", dice ancora l'Istat. La dinamica si rivede tra i giovani. Da una parte, aumenta l'occupazione: +2,6% rispetto a giugno (+22mila) per un tasso di occupazione giovanile, pari al 15,2%, in aumento di 0,4 punti percentuali. Dall'altra, la stima del numero di giovani inattivi è in aumento dello 0,6% nel confronto mensile (+27 mila). La stima del numero di giovani disoccupati diminuisce sensibilmente rispetto a giugno (-51 mila, pari a -7,6%).
Gli analisti di Intesa Sanpaolo avevano pronosticato un calo "marginale al 12,6%, dopo l'aumento a sorpresa a 12,7% del mese precedente (dato oggi rivisto al ribasso, ndr), spiegato da un calo degli occupati ma anche degli inattivi": più persone in cerca di lavoro hanno l'effetto di far salire il tasso di coloro che non lo trovano (ragionando per estremo, in un Paese dove nessuno cerca lavoro non ci sono disoccupati). "La discesa della disoccupazione sarà lenta e irregolare", avevano aggiunto gli analisti, "visto che la ripresa resta debole e che non è escluso che nei prossimi mesi possa riprendere la tendenza al calo inattivi. Riteniamo che il tasso dei senza-lavoro possa rimanere superiore al 12% anche nel resto dell'anno". A giugno, il ministro Giuliano Poletti aveva parlato di "dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi".
Altri dati, quelli sul lavoro comunicati dal Ministero e riguardanti l'attivazione e la cessazione di nuovi contratti, sono stati al centro di un caso nei giorni scorsi visti gli "errori tecnici" con i quali sono stati diffusi e le successive modifiche. Il mix di numeri, pur nella precarietà del quadro informativo e nella sovrabbondanza di fonti che finisce per intorbidire le acque (ai dati Istat sull'occupazione si sommano quelli del ministero sui contratti e quelli analoghi dell'Inps), permette di tracciare un giudizio sull'effetto del Jobs Act (in vigore dal 7 marzo) e delle decontribuzioni (scattate a gennaio) per i nuovi assunti.
Si tratta di un giudizio a luci e ombre, anche in attesa della piena attuazione degli ultimi decreti sospesi. I dati del Ministero hanno mostrato l'effettivo spostamento dei nuovi contratti verso il tempo indeterminato, agevolato dallo sgravio dei contributi fino a 8,060 euro e poi dalla maggiore flessibilità introdotta con le tutele crescenti: mentre nel 2014 tra gennaio e luglio si erano chiusi 137mila contratti indeterminati in più di quanti non se ne fossero aperti, il saldo dei primi sette mesi del 2015 è positivo per 117mila unità. A ciò si aggiunge il balzo del 40% delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato. Ma questi dati tracciano 'solo' la registrazione dei contratti, cioè la loro apertura e chiusura: non è necessariamente una persona in più o in meno sul lavoro, visto che a una stessa persona possono far capo diversi contratti nel corso del mese.
Dalle serie storiche Istat aggiornate oggi emerge che effettivamente nel corso dell'anno c'è stata una ripresa dell'occupazione, ma i numeri non sono certo tali da stappare le migliori bottiglie: da gennaio a luglio si è ampliata la forza lavoro (chi lavora e chi cerca) e il numero degli occupati è salito di 119mila unità, mentre i disoccupati sono 47mila in meno. Più sensibile il richiamo che anche l'Istat, aggiornando i dati trimestrali del secondo periodo dell'anno (aprile-giugno, quindi in pieno Jobs Act), fa sulla tipologia di lavoro. Nel trimestre, l'aumento di occupazione "interessa soltanto i dipendenti, cresciuti nel secondo trimestre del 2015 dell'1,1% (183 mila unità), mentre gli indipendenti rimangono sostanzialmente invariati. Continua, a ritmo più
"Dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1% rivisto), a luglio 2015 la stima degli occupati cresce ancora dello 0,2% (+44 mila). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3% ai livelli di novembre 2012. Nell'anno l'occupazione cresce dell'1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti", dice l'Istat nel suo comunicato. La stima dei disoccupati diminuisce invece del 4,4% su base mensile, con un calo di 143mila unità. "Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 6,6% (-217 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 0,9 punti".
Il netto calo della disoccupazione di luglio si spiega anche con l'assottigliarsi della forza lavoro: "Dopo la lieve crescita di maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell'ultimo mese dello 0,7% (+99 mila persone inattive, prevalentemente donne). Il tasso di inattività è pari al 35,9% in aumento di 0,3 punti percentuali. Su base annua l'inattività è in calo dello 0,6% (-87 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,1 punti", dice ancora l'Istat. La dinamica si rivede tra i giovani. Da una parte, aumenta l'occupazione: +2,6% rispetto a giugno (+22mila) per un tasso di occupazione giovanile, pari al 15,2%, in aumento di 0,4 punti percentuali. Dall'altra, la stima del numero di giovani inattivi è in aumento dello 0,6% nel confronto mensile (+27 mila). La stima del numero di giovani disoccupati diminuisce sensibilmente rispetto a giugno (-51 mila, pari a -7,6%).
Gli analisti di Intesa Sanpaolo avevano pronosticato un calo "marginale al 12,6%, dopo l'aumento a sorpresa a 12,7% del mese precedente (dato oggi rivisto al ribasso, ndr), spiegato da un calo degli occupati ma anche degli inattivi": più persone in cerca di lavoro hanno l'effetto di far salire il tasso di coloro che non lo trovano (ragionando per estremo, in un Paese dove nessuno cerca lavoro non ci sono disoccupati). "La discesa della disoccupazione sarà lenta e irregolare", avevano aggiunto gli analisti, "visto che la ripresa resta debole e che non è escluso che nei prossimi mesi possa riprendere la tendenza al calo inattivi. Riteniamo che il tasso dei senza-lavoro possa rimanere superiore al 12% anche nel resto dell'anno". A giugno, il ministro Giuliano Poletti aveva parlato di "dati soggetti a quella fluttuazione che caratterizza una fase in cui la ripresa economica comincia a manifestarsi".
Altri dati, quelli sul lavoro comunicati dal Ministero e riguardanti l'attivazione e la cessazione di nuovi contratti, sono stati al centro di un caso nei giorni scorsi visti gli "errori tecnici" con i quali sono stati diffusi e le successive modifiche. Il mix di numeri, pur nella precarietà del quadro informativo e nella sovrabbondanza di fonti che finisce per intorbidire le acque (ai dati Istat sull'occupazione si sommano quelli del ministero sui contratti e quelli analoghi dell'Inps), permette di tracciare un giudizio sull'effetto del Jobs Act (in vigore dal 7 marzo) e delle decontribuzioni (scattate a gennaio) per i nuovi assunti.
Si tratta di un giudizio a luci e ombre, anche in attesa della piena attuazione degli ultimi decreti sospesi. I dati del Ministero hanno mostrato l'effettivo spostamento dei nuovi contratti verso il tempo indeterminato, agevolato dallo sgravio dei contributi fino a 8,060 euro e poi dalla maggiore flessibilità introdotta con le tutele crescenti: mentre nel 2014 tra gennaio e luglio si erano chiusi 137mila contratti indeterminati in più di quanti non se ne fossero aperti, il saldo dei primi sette mesi del 2015 è positivo per 117mila unità. A ciò si aggiunge il balzo del 40% delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato. Ma questi dati tracciano 'solo' la registrazione dei contratti, cioè la loro apertura e chiusura: non è necessariamente una persona in più o in meno sul lavoro, visto che a una stessa persona possono far capo diversi contratti nel corso del mese.
Dalle serie storiche Istat aggiornate oggi emerge che effettivamente nel corso dell'anno c'è stata una ripresa dell'occupazione, ma i numeri non sono certo tali da stappare le migliori bottiglie: da gennaio a luglio si è ampliata la forza lavoro (chi lavora e chi cerca) e il numero degli occupati è salito di 119mila unità, mentre i disoccupati sono 47mila in meno. Più sensibile il richiamo che anche l'Istat, aggiornando i dati trimestrali del secondo periodo dell'anno (aprile-giugno, quindi in pieno Jobs Act), fa sulla tipologia di lavoro. Nel trimestre, l'aumento di occupazione "interessa soltanto i dipendenti, cresciuti nel secondo trimestre del 2015 dell'1,1% (183 mila unità), mentre gli indipendenti rimangono sostanzialmente invariati. Continua, a ritmo più
sostenuto,
l'aumento del numero di dipendenti a tempo indeterminato (+0,7%, 106
mila su base annua), associato all'aumento dei dipendenti a termine
(+3,3%, 77 mila unità). Si riduce il numero di indipendenti con
contratti di collaborazione (-11,4%, -45 mila unità)".
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