01 apr 2016

lL pressing di Renzi per le dimissioni, telefonata a Guidi: “Via subito”

lL pressing di Renzi per le dimissioni, telefonata a Guidi: “Via subito”

Federica Guidi con Maria Elena Boschi 

Da Boston il premier accelera la decisione: "Dobbiamo far capire che non siamo come gli M5S di Quarto". I sospetti sulla tempistica con cui è uscita la notizia dell'inchiesta. I timori di Palazzo Chigi anche sul coinvolgimento del ministro delle Riforme. Nel governo cresce la preoccupazione per la possibile perdita di posti di lavoro
ROMA."Non puoi reggere", ha detto Matteo Renzi al telefono da Boston a Federica Guidi facendole capire subito qual era la linea che aveva scelto. Ovvero la linea dura, quella delle dimissioni, della "risposta immediata, senza perdere nemmeno un giorno", ha spiegato il premier ai collaboratori. "Perché è una posizione complicata da difendere, perché le opposizioni ci sono già saltate addosso". Per non scoprirsi con il fronte della minoranza interna alla quale infatti, su mandato del premier, è stato chiesto, dal vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, il favore di non rilasciare dichiarazioni, di lasciare fare al governo "tanto il ministro si sta per dimettere ", è stato il succo del ragionamento nei contatti con i dirigenti della sinistra.

Il caso Guidi ha colpito Renzi tra il discorso all'Università di Harvard e la firma dell'accordo con Ibm per sviluppare un polo tecnologico nell'area dell'ex Expo a Milano. "Non ci voleva, mi è arrivata sta cosa tra i piedi", si è sfogato il premier nei suoi contatti con Palazzo Chigi e con Largo del Nazareno. Per questo andava affrontata con nettezza e velocità supersonica. Il rischio è apparso subito chiaro: il 
governo sulla graticola per ore, se non giorni, di fronte a un'intercettazione chiara come l'acqua e un cannoneggiamento contro Maria Elena Boschi, coinvolta indirettamente dalle parole dell'ex ministra dello Sviluppo. E il ruolo di Boschi è molto più centrale, nella struttura renziana, di quello della Guidi. È un pilastro che sostiene l'architettura dell'esecutivo. "Ho parlato con Federica - racconta Renzi - . È una persona perbene, ha capito, non ha fatto resistenza". Dopo pochi minuti di conversazione tra Via Veneto e Boston, la Guidi avrebbe chinato il capo: "Ho sbagliato, mi devo dimettere ", sono state le sue ultime parole secondo la versione dei fedelissimi del premier. In cambio l'ex ministro ha avuto l'onore delle armi, il riconoscimento della sensibilità istituzionale e una lettera aperta del premier. Affettuosa, come concordato.

Ma non poteva stare un minuto di più al suo posto. Renzi, questo, lo ha deciso subito, senza indugi. "Dobbiamo anche dimostrare che non siamo come i grillini, quelli che hanno traccheggiato per un mese su Quarto". Non è grave l'emendamento in sé. "Figuriamoci, quel testo è uscito dal ministero dell'Economia, lo ha scritto il sottosegretario Baretta", ricostruisce il premier. "Eppoi io ho sempre difeso l'impianto di 
Tempa Rossa, l'ho fatto per la prima volta due anni fa in un intervista. Non ho mica cambiato idea". Tempa Rossa è il sito della Total nella Val d'Agri, Basilicata, che avrà riflessi anche sulla Puglia per un collegamento diretto con Taranto. "La cavolata quindi non è l'emendamento ma la telefonata al compagno e il fatto che il ministro abbia rappresentato una decisione politica come un favore al fidanzato. Questo un ministro non se lo può permettere ". Certo non se lo può permettere proprio mentre si consuma una scontro feroce tra il governo e le regioni sulle trivelle, con l'accusa che Michele Emiliano ripete ogni volta che può: l'esecutivo fa un regalo alle lobby dei petrolieri. Come nel caso dell'impianto di Tempa Rossa, citato esplicitamente nel programma elettorale del governatore pugliese. Nelle dimissioni lampo della Guidi c'è un link anche con il referendum. Palazzo Chigi infatti non nasconde lo "stupore" per la coincidenza temporale dell'inchiesta che coinvolge pozzi petroliferi e della campagna referendaria sulle trivelle, con il governo schierato contro il quesito. A questo si aggiunge la preoccupazione per la chiusura dell'impianto che avrà ricadute sul lavoro dei quasi 4000 addetti.

L'onore delle armi alla Guidi, firmato da Renzi arriva appena il premier sbarca a Washington per la cena dei leader alla Casa Bianca prima del vertice sul nucleare. "Cara Federica, ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Rispetto la tua scelta personale, sofferta, dettata da ragioni di opportunità che condivido. Nel frattempo ti invio un grande abbraccio". Renzi adesso cerca un nuovo ministro dello Sviluppo Economico e spiega che lo farà presto "proponendo nei prossimi giorni un nome al capo dello Stato". Non ci sarà un interim lungo. Il nome, se Renzi potesse decidere da solo, è già scritto: Teresa Bellanova, attuale viceministro dello stesso dicastero. Per lei Renzi ha un'ammirazione profonda: ha risolto alcune crisi industriali difficili ed è un'ex sindacalista della Cgil




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