Violenze e intimidazioni nel convento delle suore, spunta un altro patto firmato col sangue
Avellino,
l’inchiesta sull’Istituto religioso dei frati dell’Immacolata.
C’è un’altra testimonianza: «Ecco la cartolina che ho dovuto
compilare e firmare
col mio sangue» -di
Amalia De Simone /Corriere
TV
Era
il 1996 e lei era una ragazzina. Era entrata nel convento dei
francescani dell’Immacolata minorenne, a soli 17 anni con il
fervore di cui sono capaci i giovani e quel giorno, dopo solo pochi
anni finalmente prendeva i voti. Le sembrò strano ma aveva tanta
fiducia nelle sue superiore e in padre Stefano Maria Manelli e così
non battè ciglio quando le chiesero di pungersi le dita e intingere
il pennino nel sangue per scrivere la sua promessa su una cartolina.
Da un lato l’immagine della Madonna, dall’altro la data e 7 righe
scritte con una grafia incerta, incorniciate da pois diventati ormai
di un rosso bruno. “Si, sono degli schizzi di sangue. Ero
emozionata, la mano mi tremava. Era un modo per sentirci legate per
sempre a quella vita e al Signore. Lo chiamavamo patto di
sangue”.
Quando le faccio notare che il gesto è simile ad un rito di affiliazione tra quelli utilizzati dalle organizzazioni mafiose, lei spiega: “E’ vero... ma ci dicevano che dovevamo tornare alle origini e noi volevamo farlo. E’ una pratica che abbiamo fatto in tante, soprattutto noi che eravamo le “prime suore”. Oggi credo non si faccia più. Ecco perché le attuali suore dicono di non saperne nulla. Di queste cartoline credo ce ne siano poche perché ci dicevano di distruggerle o farle sparire dopo aver eseguito il patto. Io ne ho fatte due. Una non riesco a trovarla, l’altra, quella più importante fatta il giorno in cui presi i voti, l’avevo conservata a casa dei miei genitori”.
In effetti, l’unica promessa scritta con il sangue venuta fuori e relativa al caso delle suore e dei frati francescani dell’Immacolata era quella mostrata nella nostra videoinchiesta dello scorso 4 novembre .
Dopo quella pubblicazione che affrontava la vicenda della vita nei conventi sparsi in tutto il mondo e facenti capo a padre Stefano Maria Manelli, fondatore dell’istituto di diritto pontificio, molti tra frati e suore, si sono fatti avanti spiegando la loro esperienza. Storie di plagio, cartoline vergate col sangue, marchi a fuoco (ne avevamo mostrato uno anche nella prima videoinchiesta), cibi scaduti, penitenze estreme con fruste e chiodini, sono ricordi costanti in quasi tutti i racconti.
Molte di queste storie sono in un dossier, elaborato da dal commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013 dopo la sospensione da parte di Papa Francesco, del superiore Padre Stefano Manelli. Dopo l’improvvisa morte di monsignor Volpi avvenuta lo scorso giugno, il legale che lo stava seguendo, Giuseppe Sarno, depositò tutto il materiale alla Procura di Avellino, poiché la sede dell’Istituto si trova a Frigento, nell’avellinese. Da qui, la pm Adriana Del Bene, con il coordinamento del procuratore Rosario Cantelmo, ha disposto indagini e proprio durante le feste natalizie, i carabinieri hanno sentito alcune ex religiose come persone informate sui fatti.
Secondo indiscrezioni le ex suore avrebbero confermato quanto riportato nel dossier, soffermandosi anche su comportamenti da parte del fondatore dell’Istituto definiti ambigui e che se venissero presi in considerazione dagli inquirenti potrebbero ricadere nelle ipotesi di reato di violenza sessuale. Verbalizzate anche dichiarazioni sul presunto utilizzo da parte del Manelli di vicende raccontate in confessione per intimidire le religiose e sulle modalità di raccolta dei soldi presso i “benefattori”. Il difensore di Manelli, l’avvocato Enrico Tuccillo, ha sempre sostenuto che si trattasse di calunnie e di aver presentato anche 3 querele contro ignoti. In procura c’è anche un altro fascicolo relativo alla gestione dei beni e del patrimonio dell’Istituto dei frati francescani dell’Immacolata: l’indagine è per truffa aggravata e falso ideologico e il 26 marzo scorso, ha portato al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto.
Recentemente però la Cassazione ha dissequestrato tutti i beni. Padre Manelli, attraverso il legale Tuccillo, si è difeso con forza ribadendo che le accuse contro di lui sono solo falsità e cattiverie e più volte ha chiesto di poter incontrare il Papa. “Non sono calunnie, è dopo averlo sentito in tv che ho deciso di mostrare anche la mia cartolina e portare la mia testimonianza. - spiega la giovane ex suora - Quello che hanno raccontato le mie consorelle è tutto vero. I marchi a fuoco non li ho visti ma mi dicono che erano prerogativa delle suore che si trovavano in clausura, i cibi scaduti invece erano una pratica costante. Ce li facevano mangiare e dicevano che dovevamo offrirli a Dio. Se questo sacrificio fosse stato sincero, non ci sarebbe successo niente. Invece io sono stata molto male e ho avuto seri problemi all’addome”.
La ex religiosa parla anche delle penitenze estreme raccontando che quella per loro era la normalità in quanto dovevano pregare e frustarsi con la disciplina tutte le sere. “Mi ricordo di lei – ha detto la ex religiosa che testimoniò nella prima videoinchiesta – era una ragazzina semplice e allegra. Le dissero che non bisognava mostrarsi così. Le tolsero il sorriso”. Intanto qualche mese fa, a proposito di promesse o voti privati, la parola definitiva sulla questione è arrivata proprio da Papa Francesco che con un decreto a firma del prefetto Joao Braz Card. de Aviz e dall’Arcivescovo segretario Josè Rodriguez Carballo, ha dispensato di “tutti i membri religiosi dei frati francescani dell’Immacolata e delle suore francescane dell’Immacolata ed eventuali associati di questi istituti, dal voto privato (o promessa) di speciale obbedienza alla persona del fondatore”.
Quando le faccio notare che il gesto è simile ad un rito di affiliazione tra quelli utilizzati dalle organizzazioni mafiose, lei spiega: “E’ vero... ma ci dicevano che dovevamo tornare alle origini e noi volevamo farlo. E’ una pratica che abbiamo fatto in tante, soprattutto noi che eravamo le “prime suore”. Oggi credo non si faccia più. Ecco perché le attuali suore dicono di non saperne nulla. Di queste cartoline credo ce ne siano poche perché ci dicevano di distruggerle o farle sparire dopo aver eseguito il patto. Io ne ho fatte due. Una non riesco a trovarla, l’altra, quella più importante fatta il giorno in cui presi i voti, l’avevo conservata a casa dei miei genitori”.
In effetti, l’unica promessa scritta con il sangue venuta fuori e relativa al caso delle suore e dei frati francescani dell’Immacolata era quella mostrata nella nostra videoinchiesta dello scorso 4 novembre .
Dopo quella pubblicazione che affrontava la vicenda della vita nei conventi sparsi in tutto il mondo e facenti capo a padre Stefano Maria Manelli, fondatore dell’istituto di diritto pontificio, molti tra frati e suore, si sono fatti avanti spiegando la loro esperienza. Storie di plagio, cartoline vergate col sangue, marchi a fuoco (ne avevamo mostrato uno anche nella prima videoinchiesta), cibi scaduti, penitenze estreme con fruste e chiodini, sono ricordi costanti in quasi tutti i racconti.
Molte di queste storie sono in un dossier, elaborato da dal commissario apostolico del Vaticano, padre Fidenzio Volpi, nominato nel 2013 dopo la sospensione da parte di Papa Francesco, del superiore Padre Stefano Manelli. Dopo l’improvvisa morte di monsignor Volpi avvenuta lo scorso giugno, il legale che lo stava seguendo, Giuseppe Sarno, depositò tutto il materiale alla Procura di Avellino, poiché la sede dell’Istituto si trova a Frigento, nell’avellinese. Da qui, la pm Adriana Del Bene, con il coordinamento del procuratore Rosario Cantelmo, ha disposto indagini e proprio durante le feste natalizie, i carabinieri hanno sentito alcune ex religiose come persone informate sui fatti.
Secondo indiscrezioni le ex suore avrebbero confermato quanto riportato nel dossier, soffermandosi anche su comportamenti da parte del fondatore dell’Istituto definiti ambigui e che se venissero presi in considerazione dagli inquirenti potrebbero ricadere nelle ipotesi di reato di violenza sessuale. Verbalizzate anche dichiarazioni sul presunto utilizzo da parte del Manelli di vicende raccontate in confessione per intimidire le religiose e sulle modalità di raccolta dei soldi presso i “benefattori”. Il difensore di Manelli, l’avvocato Enrico Tuccillo, ha sempre sostenuto che si trattasse di calunnie e di aver presentato anche 3 querele contro ignoti. In procura c’è anche un altro fascicolo relativo alla gestione dei beni e del patrimonio dell’Istituto dei frati francescani dell’Immacolata: l’indagine è per truffa aggravata e falso ideologico e il 26 marzo scorso, ha portato al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto.
Recentemente però la Cassazione ha dissequestrato tutti i beni. Padre Manelli, attraverso il legale Tuccillo, si è difeso con forza ribadendo che le accuse contro di lui sono solo falsità e cattiverie e più volte ha chiesto di poter incontrare il Papa. “Non sono calunnie, è dopo averlo sentito in tv che ho deciso di mostrare anche la mia cartolina e portare la mia testimonianza. - spiega la giovane ex suora - Quello che hanno raccontato le mie consorelle è tutto vero. I marchi a fuoco non li ho visti ma mi dicono che erano prerogativa delle suore che si trovavano in clausura, i cibi scaduti invece erano una pratica costante. Ce li facevano mangiare e dicevano che dovevamo offrirli a Dio. Se questo sacrificio fosse stato sincero, non ci sarebbe successo niente. Invece io sono stata molto male e ho avuto seri problemi all’addome”.
La ex religiosa parla anche delle penitenze estreme raccontando che quella per loro era la normalità in quanto dovevano pregare e frustarsi con la disciplina tutte le sere. “Mi ricordo di lei – ha detto la ex religiosa che testimoniò nella prima videoinchiesta – era una ragazzina semplice e allegra. Le dissero che non bisognava mostrarsi così. Le tolsero il sorriso”. Intanto qualche mese fa, a proposito di promesse o voti privati, la parola definitiva sulla questione è arrivata proprio da Papa Francesco che con un decreto a firma del prefetto Joao Braz Card. de Aviz e dall’Arcivescovo segretario Josè Rodriguez Carballo, ha dispensato di “tutti i membri religiosi dei frati francescani dell’Immacolata e delle suore francescane dell’Immacolata ed eventuali associati di questi istituti, dal voto privato (o promessa) di speciale obbedienza alla persona del fondatore”.
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