Putin: Mosca ha sviluppato il vaccino anti-Ebola
Il leader russo: il nostro farmaco meglio degli altri. E l’Oms annuncia la fine dell’epidemia
Dopo
la sfida all’Isis, quella all’Ebola. Il presidente russo Vladimir
Putin ha detto ieri che «la Russia ha brevettato un vaccino in grado
di neutralizzare il virus». Alla vigilia dell’annuncio ufficiale
da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) della
fine dell’epidemia, il leader russo cerca ancora una volta di
guadagnarsi i riflettori internazionali.
«Abbiamo
una buona notizia - ha riferito Putin all’agenzia RIA Novosti -. I
nostri scienziati hanno sviluppato un farmaco anti-Ebola con
un’efficacia superiore ai farmaci prodotti finora». Insomma,
meglio di quelli realizzati da Stati Uniti e Unione europea. Il
leader russo non ha voluto svelare dettagli sul vaccino. Il 24
dicembre scorso, però, il direttore dell’agenzia per i diritti dei
consumatori russi, Anna Popova, aveva affermato che erano stati
protocollati i documenti necessari per brevettare il farmaco e che i
trial clinici erano in fase finale.
L’annuncio
di Putin arriva un giorno prima la comunicazione ufficiale da parte
dell’Oms della fine dell’epidemia. Oggi infatti, nel corso di una
conferenza stampa a Ginevra, l’Oms ha annunciato che con la
dichiarazione di «virus free» per la Liberia - l’ultimo Paese in
cui si sono registrati casi di contagio -, l’Africa Occidentale è
libera dal virus. Una notizia accolta con soddisfazione da ong e
associazioni umanitarie. L’Unicef ha però voluto ricordare i
23.000 bambini di Guinea, Liberia e Sierra Leone che a causa del
virus hanno perso uno o entrambi i genitori e che continuano ad avere
bisogno di assistenza. «Ebola è stata un’esperienza terrificante
per i bambini - ha detto Manuel Fontaine, direttore regionale di
Unicef -. È fondamentale continuare ad aiutarli con sostegni in
denaro, materiale scolastico, abbigliamento e cibo». In due anni
l’epidemia di Ebola ha colpito 28637 persone, scatenando il panico
anche negli Stati Uniti e in Europa. Le vittime accertate sono 11
mila, la maggior parte in Guinea, Sierra Leone e Liberia.
Di
ENRICO
CAPORALE per LA STAMPA.IT
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