I talk e la black list di Grillo, Romano: «Io nell’elenco perché M5S mi teme»
di Alessandro Trocino per IL Corriere Della Sera.it
Il pd: «La lista esiste. Con me i grillini facevano i dibattiti ma a un certo punto hanno smesso. Perché ne sono usciti sempre con le ossa rotte. Dicono: non ci parliamo più, è un fetente. La questione è anche se alcuni conduttori hanno accettato questi diktat»
ROMA
- Andrea Romano, esiste davvero la black list dei 5 Stelle? E lei è
davvero tra gli ospiti sgraditi per i quali hanno messo il veto nei
talk show?
R«Certo.
Mi è stato riferito da colleghi giornalisti all’indomani di alcuni
dibattiti tv».
I
5 Stelle negano.
R«Ovvio.
Ma basta vedere la realtà. Io di dibattiti con loro ne ho fatti
molti, prima, mettendoli in difficoltà».
Quali
dibattiti?
R«Con
Carla Ruocco a Porta a Porta. La incalzai molto sul reato di falso in
bilancio. Io sono di parte, ma era evidente la sua difficoltà.
All’Aria che tira ho partecipato con il sindaco di Pomezia,
evidenziando i casi di conflitto di interesse della giunta. Ho
parlato spesso di Livorno, la mia città. E rispondendo sui loro
temi, come la corruzione, sono andati fuori di testa. Evidentemente
mi temono».
Temono
solo lei?
R«Non
solo. Chiaro che loro magari dicono: con Romano non ci parliamo,
perché è un fetente. Ma nella loro lista ci sono anche molti
leghisti. Con loro hanno un problema diverso: i leghisti insistono
nel loro stesso elettorato e per questo è pericoloso confrontarsi
con loro».
Da
quali trasmissioni sarebbe stato bandito?
R«Casi
specifici non ne faccio. Ma prima i dibattiti con me i grillini li
facevano, a un certo punto hanno smesso. Perché ne sono usciti
sempre con le ossa rotte. Trovo questo comportamento coerente con la
loro vocazione antidemocratica. Come scrivo sull'Unità, la loro
visione ideale della comunicazione in tv è il monoscopio».
Addirittura.
R«Sì,
per esempio dilagano i monologhi. La questione è anche se, come e
quando alcuni conduttori hanno accettato questi diktat. Nessun
problema se è il leader a parlare da solo. Ma decine di volte sono
andati esponenti dei 5 Stelle soli, senza contraddittorio».
Nei
talk show, tutti i partiti contrattano sull'interlocutore: i 5 Stelle
non hanno inventato nulla.
R«Naturalmente,
ed è giusto contrattare. Ma l’esclusione pregiudiziale di un
interlocutore che ti mette in difficoltà è ingiustificata.
Soprattutto se viene accolta dal mondo dell’informazione».
Il
Pd non ha mai detto di no a esponenti a 5 Stelle?
R«Non
mi risulta. Possono esserci magari discussioni sul pari grado: cioè
un generale non accetta di farsi intervistare da un caporale. Ma non
veti su persone».
I
talk show le piacciono? E spostano davvero voti?
R«Sono
una parte importante del mio lavoro. Poi, naturalmente, si può
discutere di come sono fatti. Ma spostano voti, eccome».

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