Orfini: "Di Maio mi criticò da Quarto,dove la camorra vota M5S"
di
CRISTINA ZAGARIA per Repubblica.it
Tutto
il Pd attacca la giunta M5S del comune campano dopo l'inchiesta del
pm Woodcock.
Il
voto inquinato a Quarto diventa un caso nazionale. Basta un tweet e
dall'inchiesta guidiziaria si passa allo scontro politico tra il Pd e
il Movimento Cinque Stelle. "A Quarto la camorra vota M5S",
poco dopo le 13 il presidente del Pd Matteo Orfini in 140 caratteri
cita le intercettazioni dalle quali emerge che alle comunali di
Quarto del giugno scorso un clan camorrista locale avrebbe sostenuto
il candidato pentastellato Rosa Capuozzo (poi eletta sindaco) e
attacca i Pentastellati. Il Pd compatto lo segue. Sinistra Italiana e
Verdi chiedono l'invio di una commissione d'accesso nel Comune, per
valutare l'ipotesi di uno scioglimento anticipato. Ncd vuole le
dimissioni del sindaco. Un attacco concentrico. E poco prima delle
19, un comunicato M5S - senza nessun nome - risponde alle accuse:
"Noi parte lesa. Il Pd va a braccetto con la mafia".
Il
Tweet di Orfini. "Quando segnalai che a Ostia i clan
inneggiavano al M5S, Di Maio disse che mi dovevano ricoverare.Lo
disse da Quarto,dove la camorra vota M5S". Così, in un tweet,
il presidente del Pd Matteo Orfini fa diventare le intercettazioni
dell' inchiesta sul Comune di Quarto un caso politico nazionale.
Il PD si compatta. Sempre Twitter Ernesto Carbone, deputato del Pd e componente della segreteria nazionale del partito, chiede che il sindaco di Quarto sia ascoltato dalla commissione Antimafia, chiosando "spero che i colleghi del M5S non si oppongano".
E il Pd fa quadrato e attacca i Cinque Stelle. Sandra Zampa, vice presidente del Partito Democratico pone l'accento di Di Maio e Fico: "Il quadro che le indagini della magistratura sulle amministrative del comune campano di Quarto ci consegnano è grave e inquietante. Ancora più grave è il silenzio dei vertici del Movimento 5 stelle che proprio in quel territorio vanta la presenza e l'attività di due suoi esponenti di primissimo piano, Di Maio e Fico". Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd: "Ma come mai il movimento Cinque Stelle non manifesta davanti alla prefertura di Napoli per chiedere lo scioglimento del comune di Quarto, da loro amministrato? Ma come mai? Strano, io sono certo, che se questo fosse successo in un comune amministrato dal Pd o da altri, i vari di Maio, Di Battista o Fico, si starebbero stracciando le vesti di fronte alla prefettura, oppure ci impartirebbero lezioni di morale dai banchi parlamentari". Debora Serracchiani, vicesegretario Pd: "Di Maio e Fico a Quarto hanno fatto campagna elettorale a tappeto, dando lezioni di onestà. Credo sia quindi legittimo chiedere chiarimenti e spiegazioni". Anche Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera chiede "ai vertici del movimento grillino di chiarire la natura di quei rapporti con personaggi collusi con la malavita
capogruppo
del Pd alla Camera". E Andrea Romano, deputato Pd, parla di
"modalità opache di reclutamentonto dei candidati a 5 Stelle".
L'inchiesta.
"Rosa, tu hai un problema". Così, alla fine di ottobre, il
consigliere comunale pentastellato di Quarto, Giovanni De Robbio, si
sarebbe rivolto a Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto, cittadina
dell'area flegrea, eletta con il Movimento fondato da Beppe Grillo.
"Mi mostrò una foto aerea di casa mia sul suo cellulare",
ha raccontato Capuozzo in Procura. Comincia così, l'inchiesta sul
ricatto a "cinque stelle" coordinata dal pm Henry John
Woodcock e condotta dai carabinieri di Pozzuoli. Secondo l'accusa, De
Robbio avrebbe minacciato il primo cittadino mostrandole più volte
una foto dell'area dove si trova la casa di proprietà del marito
alludendo a un presunto problema di abusi edilizi. Nella
ricostruzione della Procura, De Robbio voleva imporre in questo modo
al sindaco l'affidamento ad un imprenditore di sua fiducia, Alfonso
Cesarano (titolare e gestore di fatto di una ditta di pompe funebri)
il campo sportivo di Quarto, la struttura, ora di gestione comunale,
che fino all'insediamento della giunta Capuozzo era affidata alla
Nuova Quarto calcio per la legalità, la squadra antiracket che, una
volta privata del campo, ha dovuto chiudere i battenti. A questo
capitolo dell'inchiesta è strettamente collegato l'altro filone al
vaglio degli investigatori, quello sul voto di scambio.
LEGGI
LE INTERCETTAZIONI
L'intercettazione.
Il fulcro delle indagini è appunto una intercettazione telefonica
che risale al primo giugno scorso, tra il primo e secondo turno delle
comunali di Quarto, unica città della Campania amministrata da una
giunta del M5S. Un imprenditore legato al clan camorrista dei
Polverino, Alfonso Cesarano, dà indicazioni di appoggiare il
candidato a sindaco dei Cinque Stelle, Rosa Capuozzo: "Adesso si
deve portare a votare chiunque esso sia, anche le vecchie di
ottant’anni. Si devono portare là sopra, e devono mettere la X sul
Movimento 5 Stel".
Il
sindaco. Capuozzo, che non aveva denunciato De Robbio, è stata
sentita due volte dal pm Woodcock. Nel secondo verbale ha parlato
espressamente di "ricatto" specificando di avere "paura"
di De Robbio. Anche se poi in un secondo momento ha corretto il tiro
e ha dichiarato di "non aver mai subito minacce".
Le
dimissioni. Intanto De Robbio, il più votato tra i candidati al
Consiglio comunale di Quarto alle ultime elezioni amministrative,
dopo le polemiche seguite all'inchiesta della Dda di Napoli, già
espulso dal partito il 14 dicembre 2015, si dimette dal Consiglio
comunale il 28 dicembre. Il 31 dicembre, nel pieno della bufera
scatenata dall'inchiesta condotta dal pm Henry John Woodcock, la
giunta della Capuozzo perde altri pezzi: rassegnano le dimissioni
anche l'assessore al Bilancio, Umberto Masullo ed il consigliere
comunale Ferdinando Manzo. Masullo e Manzo hanno escluso collegamenti
tra l'indagine e la scelta di dimettersi. L'assessore Masullo parla
di "motivi professionali ", mentre il consigliere Manzo
scrive una lettera in cui indica "ragioni familiari". In
precedenza si era dimesso anche l'assessore alla Cultura, Raffaella
Iovine.
Gli
indagati. Oltre a De Robbio, sono indagati anche il geometra Giulio
Intemerato, coinvolto nel filone del tentativo di estorsione ai danni
del sindaco, e Mario Ferro, il cui nome entra invece nella vicenda
del voto di scambio perché sospettato di aver ricevuto, da De
Robbio, la promessa di assunzione del figlio presso il cimitero di
Quarto in cambio di sostegno elettorale.
La
repilca dei M5S: "Fa francamente ridere che sia il Pd a ergersi
a cattedra morale della politica, un partito che con la mafia ci è
andato a braccetto finora, che è persino stato in grado di sostenere
un condannato come De Luca alla presidenza della Regione Campania in
una lista-ammucchiata sostenuta da Ciriaco De Mita. Fa ridere sì,
che sia il Pd, che oggi ha fatto della questione morale una reliquia,
ad avanzare lezioni di trasparenza nei confronti dell'unica forza
politica onesta e pulita, qual è il M5S". Dichiara il M5S. "Per
non parlare di Orfini - aggiungono i parlamentari - colpevole non
solo di aver trascinato Roma nel fosso, ma soprattutto di aver difeso
fino all'ultimo l'ex presidente Pd di Ostia Andrea Tassone nonostante
- come lui stesso dichiarò - avesse avuto contezza ben prima della
magistratura dei suoi legami con i clan mafiosi del litorale. Dal 91
ad oggi - prosegue il 5 Stelle - circa un centinaio di Comuni, se non
di più, sotto l'amministrazione di centrosinistra sono stati sciolti
e commissariati per infiltrazioni mafiose ed hanno anche il coraggio
di parlare, di dispensare lezioni di democrazia". "La
verità - prosegue il 5 Stelle - è che sono decenni che la mafia
prova a infiltrarsi nella politica e quando ha incontrato Forza
Italia e il Pd ci ha fatto affari, piazzando anche i suoi uomini in
Parlamento. Quando ha provato ad avvicinarsi al M5S è stata messa
alla porta. Questo è accaduto a Quarto, dove il M5S ha espulso De
Robbio prima ancora che fosse indagato ed oggi è parte lesa . Questa
è la grande differenza tra una forza di cittadini onesti e puliti
come il 5 Stelle e la vecchia classe politica: noi - conclude la nota
- camminiamo a testa alta, loro dovrebbero avere almeno la decenza di
restare in silenzio".
Ipotesi
scioglimento. Appena uscito da un commissariamento per infiltrazioni
camorristiche, il Comune è per questo "sorvegliato speciale"
da parte della prefettura e vive l'incubo di un nuovo scioglimento.
Arturo Scotto capogruppo alla Camera di Sinistra Italiana chiama in
causa l'invio di una commissione d'accesso al Comune: "A Quarto
da anni la sinistra si batte a viso aperto contro la camorra. Vedere
in questi mesi le ambiguità del movimento Cinque stelle è davvero
insopportabile. Serve subito una commissione d'accesso in comune"
. Anche i Verdi locali
si
chiedono perchè non venga nominata la commissione. Luigi Barone,
componente della direzione nazionale del Nuovo Centrodestra e
dirigente campano del partito chide le "dimissioni" del
sindaco Capuozzo. E sul caso Quarto interviene anche Fi, con i
vicepresidente della Camera, Simone Baldelli: "E poi i vertici
di M 5s vanno in tv a Difendere le preferenze...".

Nessun commento:
Posta un commento