Diventare sviluppatori in Italia, Samsung e Microsoft ci credono, Google no
Apple ha annunciato l'apertura del suo centro di sviluppo app iOS a Napoli: mancano i dettagli, ma si spera possa colmare l'enorme gap che ci separa da Europa e America sul fronte della formazione. C'è chi però già contribuisce da tempo: Microsoft e Samsung hanno già iniziative simili. Google non pervenuto
AAA
Sviluppatori cercasi: in un Paese dove trovare lavoro, soprattutto
per chi non è laureato, sembra sempre più difficile, lo
sviluppatore software è probabilmente uno dei lavori più ambiti e
cercati. Non lo dicono le statistiche: basta navigare sui siti di
ricerca lavoro per
trovare un numero enorme di offerte che ruotano attorno al mondo
dello sviluppo, dal web alle più recenti app,
che richiedono talvolta sviluppatori più preparati e soprattutto
capaci di lavorare su più piattaforme. Se è facile trovare lavoro
nel settore della programmazione, non è così facile diventare
sviluppatori in Italia: ecco perché la
notizia dell’apertura di una scuola di sviluppo iOS firmata
Apple in
Italia è riuscita, in poche ore, a riempire le pagine di tutti i
giornali. Apple aprirà a Napoli, probabilmente nel dipartimento di
informatica del polo universitario Federico II, il “primo Centro di
Sviluppo App iOS d'Europa, con il quale sosterrà gli insegnanti
e fornirà un indirizzo specialistico preparando migliaia di
futuri sviluppatori a far parte della fiorente comunità
di sviluppatori Apple”.
Una
scelta probabilmente più
politica che strategica (Apple
-> Tasse -> Italia -> Renzi -> Sviluppo Sud), ma non si
può far altro che applaudire una decisione che, se ben strutturata,
potrà davvero far crescere il nostro paese. Quella di Apple in ogni
caso oggi appare più come una dichiarazione di intenti che un
qualcosa di concreto: l’azienda
non ha dato alcun dettaglio, e non è dato sapere quando aprirà
questo centro, quanto costerà, chi potrà partecipare e soprattutto
se sarà legata ad un ambiente universitario.
Il
problema, in Italia, è proprio questo: la maggior parte degli sforzi
fatti per insegnare la programmazione sono spesso legati alle
università, mentre una persona disoccupata o scontenta del proprio
impiego che vuole intraprendere la strada della programmazione non ha
di fronte molte possibilità. Se infatti negli Stati Uniti e in molti
paesi europei, esistono corsi di ogni tipo e di ogni livello, scuole
dedicate alla programmazione e veri e propri bootcamp, dove con mesi
di lezioni e esercizi a ritmi elevatissimi si trasforma una persona
in un programmatore anche di buon livello, in
Italia strutture analoghe sono rarissime.Aziende
e istituti privati che allestiscono giornate di corsi ci sono, ma
spesso i prezzi a cui vengono proposti sono scoraggianti e i
risultati promessi non sempre arrivano: un
corso di sviluppo app da zero della durata di 3 giorni a 700 euro non
serve assolutamente a nulla,
spesso si limita a dare una infarinatura senza però capire
effettivamente cosa si sta facendo.
La
maggior parte dei programmatori italiani si
è infatti formata da sola,
leggendo tutorial online, seguendo corsi in inglese sul web e
utilizzando i tantissimi strumenti di formazione che ormai la rete
mette loro a disposizione, ma non tutti hanno questa possibilità e
soprattutto l’assenza di qualcuno con cui confrontarsi, anche di
persona, si fa sentire soprattutto sugli argomenti più ostici. Ben
venga quindi la proposta di Apple, nella
speranza che non sia una soluzione “elitaria” ma sia davvero una
scuola aperta a tutti coloro che vogliono diventare programmatori di
professione,
con costi giusti e un percorso che parta dalle basi per arrivare alla
programmazione avanzata.
Samsung e Microsoft già attive da tempo, Google non pervenuta
Google,
che dovrebbe essere una delle aziende che più di tutte ha interesse
nel crescere sviluppatori sul territorio Italiano, non
ha alcuna attività legata all’istruzione nel nostro Paese.
Chi vuole imparare a sviluppare applicazioni per Android può
appoggiarsi come risorsa ufficiale al sito “Training
for Android”
che insegna passo passo come creare una applicazione Android, ma
siamo davanti ad un tutorial ben fatto in inglese che presuppone
comunque conoscenze degli ambienti di sviluppo che difficilmente chi
parte da zero possiede.
Samsung
ha avuto invece un ruolo molto più attivo: con la Samsung App
Academy ha
creato un corso totalmente gratuito (paga Samsung) per insegnare a
sviluppare app Android con un occhio ai suoi dispositivi.
L’iniziativa di Samsung è lodevole, perché oltre ad essere senza
costi è una vera scuola che in 3 mesi e 170 ore di lezione ha
formato dei veri junion developer. Purtroppo le prime due edizioni si
sono svolte a Milano e hanno coinvolto poche persone, 30 per ogni
edizione: quasi tutti coloro che hanno partecipato in ogni caso hanno
trovato lavoro subito in una web agency o hanno aperto una loro start
up.

Le
persone, in ogni caso, sono state selezionate accuratamente secondo
due criteri: Samsung ha
voluto offrire una opportunità a coloro che erano senza lavoro
quindi ha scelto o persone disoccupate oppure
persone che, avendo scelto una facoltà umanistica, faticavano a
trovare una occupazione. La terza edizione dovrebbe partire a breve,
e ci si augura che Samsung possa moltiplicare il suo impegno portando
la App Academy anche in altre città.
L’altra
azienda che investe tantissimo in Italia nella formazione è
Microsoft: Microsoft è ad oggi l’azienda che ha speso più tempo e
risorse in app economy, dando supporto
alle start up, creando hackaton per sviluppatori e formando i
giovani.
Con il programma YouthSpark negli ultimi 3 anni Microsoft ha formato
250mila ragazzi e ragazze agli ultimi anni delle università non
tecniche, mentre negli ultimi 3 anni grazie al programma Nuvola Rosa
ha erogato corsi gratuiti in riferimento ai temi delle app e del
cloud a oltre 2000 ragazze. L’impegno
di Microsoft in ogni caso ha ruotato molto attorno all’ambiente
universitario,
e per coloro che vogliono imparare da soli ad oggi esiste solo
la Virtual
Academy Online che risulta
però un po’ disorganizzata e priva di un percorso formativo.
Microsoft comunque ha già previsto di allargare il suo impegno nel
corso dell’anno per estendere la possibilità di imparare la
programmazione anche a coloro che non sono necessariamente giovani
studenti, e questo sia online che offline.
L’Italia
per decollare ha bisogno di larga banda e infrastrutture, ma da solo
questo non basta: senza bravi sviluppatori che possano mettere in
pratica le idee di aziende e startup non si va da nessuna parte.

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