L’harakiri del Giornale su Sala. Perché la macchina del fango gira a vuoto
Stefano
Cagelli per L' Unità.TV
Non
avendone di proprie, la destra ha deciso di giocare la sua partita
nelle primarie del centrosinistra. L’obiettivo è far perdere
mister Expo
La
destra ha una ossessione: Beppe Sala. Non riuscendo ad esprimere lo
straccio di una candidatura credibile per Milano, per il momento,
l’obiettivo è mettere i bastoni tra le ruote all’uomo forte del
centrosinistra. Mister Expo, secondo i sondaggi, sconfiggerebbe alle
elezioni amministrative tutti i candidati finora paventati dal
centrodestra con oltre 20 punti percentuali di scarto.
Tra
i guru della comunicazione forzista è scattato l’allarme rosso. Ma
questa volta non c’è stato neppure bisogno del brainstorming
condotto da Alessandro Sallusti (numeri alla mano, uno degli
incandidabili). E’ lo stesso Berlusconi a chiarire la strategia, in
un’intervista a QN: “Giuseppe Sala è un uomo del centrodestra,
lo è sempre stato. Pensa che uno così possa essere votato dalla
sinistra?”. I sondaggi dicono di sì. “Solo perché la nostra
operazione verità non è ancora iniziata. Quando, con dovizia di
particolari, ricorderemo a tutti da dove viene Sala, vedrà”. Detto
in parole povere: visto che non possiamo batterlo alle elezioni,
lavoriamo perché Sala alle elezioni neppure ci arrivi. E l’unico
modo è fargli perdere le primarie.
Il
Giornale passa quindi all’azione. Ed ecco spuntare subito il
titolone ad effetto: “Sala, il pugno chiuso del voltagabbana”.
L’accusa rivolta all’ex Ad di Expo è quella di aver lanciato la
sua candidatura alle primarie del centrosinistra, chiarendo la sua
posizione politica in un’intervista a Repubblica in cui afferma che
il Pd è il suo partito di riferimento e che nel 2011 aveva votato
per Pisapia. Tanto basta a tal Giannino della Frattina per scatenare
una sempre più spuntata macchina del fango.
Questa
volta però (siccome Sala deve perdere le primarie del
centrosinistra), l’house organ di Arcore non se la prende con i
comunisti che mangiano bambini ma (e qui l’harakiri è completo)
con un presunto passato dello stesso Sala nel campo del centrodestra.
“Roba da mandare sul lettino dello psicanalista una sinistra ormai
in crisi esistenziale”, si legge sulle colonne del Giornale.
“Quelli che l’altra volta votarono Pisapia oggi non ci capiscono
più nulla”, aggiunge della Frattina, ergendosi a massimo
interprete dei tormenti del popolo democratico milanese.
La
colpa di Sala? Essere stato city manager del capoluogo lombardo ai
tempi di Letizia Moratti. Guarda caso le stesse critiche che gli
vengono rivolte dalla sinistra-sinistra, che non ha ancora deciso con
chi stare nella corsa al Comune di Milano. Sala, in effetti, ha
ricoperto questo ruolo, ma non è stato scelto né da Berlusconi né
da Letizia Moratti. L’ex sindaca infatti, all’epoca, si affidò
ad una società esterna di selezione e Sala fu scelto (da quella
società e non dal Comune) per il suo curriculum di manager di
successo ai vertici di Telecom e Pirelli. E già allora arrivò a
Palazzo Marino con la nomea di uomo super partes e non legato in
alcun modo alla giunta di centrodestra.
Questi
sono i fatti. Ma i fatti, si sa, quando si fa campagna elettorale
contano poco. E non avendone di proprie, la destra ha deciso di
giocare la sua partita nelle primarie del centrosinistra.

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