8 dic 2015

Debora Serracchiani: «Anch’io vittima delle banche, sono furibonda»

Debora Serracchiani: «Anch’io vittima delle banche, sono furibonda»


di Redazione Online Corriere Della Sera.it


l vicesegretario del Pd in un’intervista a «Libero»: «Io e mio marito abbiamo perso 18mila euro». Sull’intervento del governo dice: «È stato fatto meglio che altrove»

«Sono furibonda». All’indomani della portesta a Montecitorio di piccoli azionisti e obbligazionisti contro il «decreto salva-banche», il vicesegretario del Partito Democratico raccontava a Libero la sua vicenda personale. «Anch’io vittima delle banche, ho perso 18mila euro» ha svelato.


«Anch’io vittima delle banche»
La storia che ha coinvolto la Serracchiani riguarda la« «Banca Popolare di Vicenza». «È andata in modo semplice, io e mio marito Riccardo avevamo bisogno di un mutuo, abbiamo cercato la proposta più allettante, circa mille euro al mese per una casetta a tre piani». Quindi, la decisione di diventare anche obbligazionisti: «Siamo diventati soci perché ci offrivano un tasso di favore nel mutuo». Una scelta costata circa 18mila euro, questa è la cifra che il vicesegretario del Pd e il marito hanno perso. «Non è una bella sensazione» aggiunge «Sono furibonda, ma con me stessa».
L’intervento del Governo
E sul provvedimento del Governo per risolvere la crisi di Banca Marche, Popolare dell’Etruria, CariFerrara e CariChieti, la Serracchiani dice: «C’era la necessità di salvare i soldi dei correntisti, i posti di lavoro e cercare di rimettere in sesto il sistema. È stato fatto meglio che altrove». E poi sottolinea «C’è una differenza fra chi ha investito in azioni e i risparmiatori». Mentre su un intervento a favore degli obbligazionisti che hanno visto 300 milioni di euro investiti trasformarsi in carta straccia dice: «Non è semplice nè scontato. È una situazione di emergenza e quindi di emergenza sarebbe l’intervento». Un intervento che però, sottolinea, non diventerà poi obbligatorio anche in casi futuri: «È una sorta di anno zero e bisogna tenerne conto. È un po’ come quando ci trovammo di fronte al caso dei bond argentini».








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