Anonymous, attacco informatico la Turchia: «Smettetela di sostenere l'Isis». Oscurati 40mila siti web
Anonymous
ha lanciato un massiccio attacco informatico alla Turchia, accusando
i leader del Paese di sostenere lo Stato Islamico: gli attivisti
digitali hanno minacciato di sabotare i server di aeroporti, banche e
strutture militari turche se i vertici del governo non smetteranno di
dare il loro appoggio all'Isis.
Promettendo
di aver solo iniziato la loro battaglia contro i sostenitori dei
terroristi, già la scorsa settimana Anonymous ha oscurato 40.000
siti web in tutta la Turchia attaccando il “root server” del
Paese, ma in queste ore ha promesso di intensificare gli attacchi in
un video pubblicato su YouTube. «La Turchia sostiene Daesh con
l'acquisto di petrolio e permette ai jihadisti di essere ricoverati
nel proprio territorio – scrivono nel comunicato letto davanti alla
telecamera - Non accetteremo che Erdogan, il leader della Turchia,
aiuti ancora l'Isis. Se non smettete di sostenerlo, continueremo ad
attaccare il DNS, le vostre banche e siti governativi. Poi
attaccheremo i vostri aeroporti, le vostre strutture militari e le
connessioni private dello Stato. Vi distruggeremo l'infrastruttura
bancaria. Smettete di sostenere lo Stato islamico. Il vostro destino
è nelle vostre mani».
Anonymous
ha intensificato la “guerra on line” contro l'Isis dopo gli
attentati terroristici a Parigi del mese scorso. «Ci si potrebbe
chiedere perché noi stiamo “trollando” i jihadisti – ha
dichiarato una fonte anonima degli attivisti - Per capirlo bisogna
vedere come funziona l'Isis. Essi prosperano nella paura e sperano
che le loro azioni possano metterci a tacere e farci vivere una vita
nascosti nel terrore. Mostreremo loro che non abbiamo paura, siamo la
maggioranza e con la forza dei numeri possiamo fare la differenza.
Noi li derideremo per gli idioti che sono».
Il
gruppo di attivisti ha pubblicato e aggiornato un elenco di account
Twitter che sostengono la propaganda dei jihadisti: una lista che
contiene già più di 5.500 utenti.
Di
Federica
Macagnone
per IL Messaggero.it

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