Abolire macellerie e Garibaldi: ecco l’Italia a Cinquestelle
Il
nuovo libro di Casaleggio teorizza lo Stato ideale, dove i rei vanno
mostrati in gabbioni sui viali, e il web decide ogni giorno come si
vive
Un
tempo a piazza Barberini, nel centro di Roma e a due passi dalla
nuova sede dell’Unità, stazionava Remigio, con due antenne in
testa e una selva di cartelloni intorno a sé: ballava, cantava,
beveva dalla fontana e risputava l’acqua sulle macchine di
passaggio (soprattutto quelle blu: nel ’92 fu denunciato da Cossiga
per vilipendio del Capo dello Stato), alle donne gridava «Delirrrio»
e agli uomini «A frociii». Annunciava l’arrivo degli alieni e
Alberto Sordi voleva metterlo in un film. Se n’è andato cinque
anni fa, senza aver fondato un partito. Gianroberto Casaleggio
appartiene ad un’altra categoria di “re pazzerelli” – così
veniva chiamato Remigio –, quelli che credono a tal punto alle cose
che dicono da volerle a tutti i costi realizzare. Il profilo
psicologico del dittatore – anche di chi, in questo caso, esercita
la sua incontrollata dittatura su un esercito di ragazzi senz’arte
né parte, e si limita a lucrare sui clic di naviganti sprovveduti –
risponde precisamente a questa caratteristica: una visione distorta e
tendenzialmente paranoide della realtà si sposa alla volontà di
passare all’azione, di cambiare il mondo, e di cambiare ad ogni
costo, e per il loro bene, le teste delle persone. La follia è
sempre totalitaria.
In
caso l’abbiate dimenticato, Casaleggio è l’autore di un mitico
video pubblicato su YouTube il 21 ottobre 2008 con il titolo: “Gaia:
The future of politics”.
“Nel 2018 – questo il succo dell’opera – il mondo sarà
diviso in due blocchi: a ovest con Internet e a Est con una dittatura
orwelliana. Nel 2020 ci sarà la Terza Guerra Mondiale (durerà
vent’anni). Nel 2040 trionferà la rete democratica (Internet) […]
Nel 2050 un brain trust collettivo risolverà ogni problema mentre
nel 2054 ci saranno le prime elezioni mondiali in Rete. Spariranno
religioni, partiti e governi nazionali”. Ora è uscita la sua
ultima fatica letteraria: Veni Vidi Web (prefazione di Fedez,
edizioni Adagio, pp. 112, € 7).
Il
futuro è per il guru di Grillo un’autentica ossessione: anziché
scrutare il volo degli uccelli o interpretare le viscere degli
animali sacrificati ad Apollo, Casaleggio rimira se stesso nello
specchio deforme del Movimento 5 stelle e, dopo una lunga immersione
nel proprio delirio totalitario, fuorisce alla luce del sole con una
descrizione del “mondo perfetto” (sono le sue parole) al cui
paragone Pol Pot e Kim Il Sung appaiono dilettanti privi di fantasia.
Tenetevi
forte, cominciamo. «Petrolio e carbone sono proibiti insieme alla
circolazione di macchine private. I mezzi pubblici sono gratuiti.
L’emissione di CO2 e il taglio indiscriminato di alberi sono puniti
con la reclusione fino a 30 anni. Tabaccai, macellerie e librerie
sono scomparsi». Ciò che avete appena letto, giuro, è stato
scritto per davvero: non è una sintesi o un’antologia o una
caricatura. Le parole e le frasi sono state disposte intenzionalmente
in quell’ordine, proprio nell’ordine che avete letto, e se non
riuscite a capire perché subito dopo aver condannato a trent’anni
di galera chi taglia un albero Casaleggio imponga la chiusura delle
tabaccherie, delle macellerie e delle librerie, vuol dire che siete
stupidi. Andate ad un meetup e tutto vi apparirà chiaro.
Nel
lager di Casaleggio, oltre ai taglialegna e ai macellai se la vedono
brutta in molti: i cacciatori «sono lasciati nudi nei boschi e
braccati da personale specializzato con pallettoni di sale grezzo
dall’alba al tramonto», gli avvocati verranno ridotti «a un
decimo» (ma, guarda caso, non i pubblici ministeri), «gli
ipermercati sono rasi al suolo ovunque», «le statue di Garibaldi
sono state sostituite da statue di Gandhi» (e le altre?), chi
inquina “è condannato alla raccolta differenziata a vita nel
proprio Comune” (sperando che non sia amministrato, come Livorno,
dal M5s), «corrotti e corruttori sono esposti in apposite gabbie
sulle circonvallazioni delle città nei week end» (ma non è
specificato che cosa faranno nei giorni feriali), chi possiede beni
«mobili e immobili per un valore superiore a cinque milioni” deve
restituire l’eccedenza, altrimenti sarà “rieducato alla
comprensione della vita in appositi centri yoga».
In
questo mondo sgangherato e feroce il mercato è stato abolito: la
parola sarà tollerata «solo per il mercato rionale». Al resto ci
pensa lo Stato, o qualcosa del genere: reddito di cittadinanza
universale come “diritto di nascita”, assistenza comunale ai
mendicanti, vietata «la speculazione sugli immobili» (e qui non
sappiamo dire se Casaleggio ignori l’esistenza della finanza, dove
la «speculazione» è assai più feroce e redditizia, o se al
contrario sia un accanito speculatore che vuol farla franca),
telelavoro «diffuso ovunque» (anche se non è ben chiaro chi mai
abbia voglia di faticare, visto che, se non sta in qualche campo di
rieducazione yoga o nudo nei boschi, gode felicemente del reddito di
cittadinanza) e “lavori pesanti fatti dai robot”. Quali lavori?
«La più grande impresa del mondo – annuncia il supremo
legislatore – produce biciclette e monopattini”. Ma, attenzione,
non è una multinazionale, perché queste «sono state dichiarate
illegali in tutto il mondo e quindi sciolte».
Nello
Stato di Casaleggio – una specie di Repubblica platonica raccontata
da un ubriaco allo Stregatto di Alice – «ogni cinque anni si vota
on line per una nuova costituzione» e tutte le decisioni pubbliche
«sono prese attraverso referendum e leggi di iniziativa popolare»
sotto la guida illuminata dei «ministeri della Pace, della Vita e
della Giovinezza» che, come tutte le altre «cariche politiche e
istituzionali», saranno occupate da «cittadini estratti a sorte»
(avrebbe avuto un’occasione anche Remigio). Il dissenso,
l’opinione, il pensiero sono banditi, insieme alla libertà di
stampa, di coscienza, di espressione: nel testo di Casaleggio non ve
n’è traccia. In compenso «i bambini sono figli adottivi per legge
della comunità dove nascono», mentre «il cittadino deve dedicare
dai 16 anni due ore al giorno alla comunità» e, poveretto, deve
pure impararsi l’esperanto, divenuto «obbligatorio come seconda
lingua».
Al
centro dell’incubo statalista di Casaleggio c’è l’«interactive
leader», figura a metà fra il dj di emozioni e il manipolatore
seriale: costui «non avrà bisogno di essere interpretato dai media
attuali, che perderanno quindi la loro importanza», perché
attraverso la Rete saprà interpretare il «sentiment dei cittadini»
per tradurlo immediatamente in azione, decisione, scelta. Il «leader
interattivo», sostiene Casaleggio, «da una parte acquisterà
potere, ma dall’altra lo perderà perché dovrà rendere conto ai
cittadini delle sue azioni e perseguire la volontà dell’elettorato
in tempo reale». Se farà ciò che la Rete vuole – o, per meglio
dire, ciò che egli ha detto alla Rete di volere – «potrà
considerarsi immune da valutazioni morali, etiche o ideologiche».
L’esilarante
utopia concentrazionaria di Casaleggio è a tutti gli effetti il
manifesto politico del Movimento 5 stelle: non perché quel programma
possa mai essere realizzato, ma perché questo concentrato di
sciocchezze è un distillato prezioso della confusione mentale, del
pressapochismo, dell’ignoranza e dell’insindacabile rifiuto della
realtà che segna fin dalle origini il partito di Grillo. La polemica
feroce contro le istituzioni e il populismo demagogico sono soltanto
il rivestimento esterno del Movimento, che s’imbelletta di
antipolitica per conquistare voti nel nome del rancore e della
rabbia: al cuore c’è un sentimento totaliario, intollerante,
fanatico, che a sua volta affonda le radici in una subcultura a dir
poco svalvolata. Remigio, a piazza Barberini, si sarebbe spaventato.
Di
Fabrizio Rondolino per l' Unità.TV

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