Una
missione all’insegna di nuovi accordi commerciali, ma anche del
confronto politico, senza dimenticare la questione dei diritti umani
Una
visita all’insegna degli accordi commerciali, ma anche dei diritti
umani quello del premier Matteo Renzi, primo degli alleati a mettere
piede in Iran dopo la fine dell’embargo seguito all’accordo sul
nucleare. Un riavvicinamento tra i due Paesi dopo la cancellazione
delle sanzioni a Teheran e dopo la visita di Hassan Rohani, quella
visita che aveva creato polemiche attorno alle statue capitoline
coperte in occasione dell’arrivo del presidente iraniano.
“L’Italia
è un amico prezioso dell’Iran. Ricordiamo come anche nel periodo
delle sanzioni le posizioni italiane siano state le più eque nei
confronti del Paese. Anche se l’Italia non faceva parte dei
negoziati del 5+1, possiamo dire che la presenza della Mogherini ha
dato il suo contributo. Dopo la fine delle sanzioni, il mio primo
viaggio in Europa è stato in Italia“, ha detto il presidente
Rohani, il quale, al termine del colloquio con Renzi, ha espresso la
speranza che l’Italia possa tornare a essere il primo partner
commerciale europeo dell’Iran, come prima delle sanzioni.
Per
quanto riguarda gli interscambi, l’obiettivo dell’Iran è quello
di stimolare il turismo e di avviare le esportazioni di petrolio
anche se gli strumenti e i siti di estrazione hanno bisogno di
un’opera di ammodernamento. I nuovi contratti potrebbero riguardare
proprio la manutenzione degli impianti iraniani o ricadere comunque
nell’ambito delle società petrolifere. E mentre Sace ha calcolato
che l’export italiano in Iran potrebbe aumentare di quasi 3
miliardi di euro nel quadriennio 2015-2018, l’amministratore
delegato di Eni Claudio Descalzi parla della missione del governo
italiano come di un momento importante “di costruzione del futuro”.
“L’Italia si è mossa velocemente a livello di imprese e di
governo – ha aggiunto Descalzi -, ci sono stati ripetuti incontri a
livello di ministri e di governi a Teheran ed in Italia, c’è stata
velocità di azione su tutti i passi di costruzione, in Iran si sta
uscendo dal periodo delle sanzioni e c’è bisogno di costruire. Io
penso che per l’Italia ci siano grosse opportunità anche al di
fuori dell’energia o accompagnando l’energia”.
L’ad
nella delegazione con il premier nella missione a Teheran, apprezza
come il sistema Italia si sia mosso all’indomani della fine delle
sanzioni in Iran. “Lo scambio con l’Italia – sostiene Descalzi
– è sempre stato importantissimo e c’è anche un ottimo rapporto
tra i due popoli, ci sono tutte le premesse per lavorare nel futuro
insieme anche perché siamo i primi a venire qua”. Senza spingersi
a previsioni per il futuro, l’ad di Eni vede “in Iran apertura e
voglia di incontrare interlocutori industriali per sviluppare
attività nel paese e quindi vedo una grande buona volontà”.
Tra
gli accordi già firmati, c’è un memorandum d’intesa tra il
ministero del Commercio iraniano e quello dello Sviluppo economico
italiano. Sempre in quell’occasione erano stati annunciati altri
accordi preliminari con le imprese italiane per un valore di 4,5
miliardi nel settore della siderurgia e degli impianti industriali,
più un altro da 4 miliardi in infrastrutture e trasporti.
Non
ci saranno solo le questioni economiche sul tavolo di confronto tra i
due Paesi, ma anche la politica e al centro la lotta al terrorismo.
L’Iran, infatti, può giocare un ruolo politico importante per la
stabilità di tutta l’area, soprattutto in Afghanistan e Iraq,
mentre l’ostilità con l’Arabia Saudita, che potrebbe generare
ulteriore instabilità in Medioriente.
“Ci
saranno maggiori consultazioni tra Iran e Italia sulle crisi
regionali del Medio Oriente”, ha annunciato il presidente iraniano
al termine dell’incontro con Renzi. I temi affrontati durante il
faccia a faccia sono stati le crisi in Siria, Yemen, Iraq, Libano e
Libia e dell’impegno italo-iraniano nel campo umanitario
soprattutto in Siria e Yemen.
Sono
forti, poi, le richieste da parte delle associazioni per i diritti
umani, soprattutto Nessuno tocchi Caino e Amnesty International, per
affrontare durante la visita la questione dei diritti umani e in
particolare la pena di morte, dal momento che il numero delle
esecuzioni nel Paese è alto; solo nel 2015 sono state eseguite
almeno 977 condanne a morte e “sono stati messi a morte almeno
quattro minorenni al momento del reato e 16 donne. La nostra
organizzazione ha inoltre registrato almeno 58 esecuzioni avvenute in
pubblico”, ha scritto il direttore generale di Amnesty
International Italia, Gianni Rufini, che ha scritto al presidente del
Consiglio, invitandolo a manifestare alle autorità dell’Iran
preoccupazione per l’incessante uso della pena di morte nel paese.
Di
Silvia Gernini per L' Unità.TV
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