07 mar 2016

Un’altra lunga rotta, i 500 giorni in mare di Sergio Testa

Un’altra lunga rotta, i 500 giorni in mare di Sergio Testa

Di Fabio Pozzo per IL SecoloXIX.it
Genova - «Ma che cos’è questo accrocchio?» gli chiede sua madre. Così lui chiama la sua barca Acrohc Australis e prende il mare. Cinquecento giorni di navigazione, tre anni di viaggio, dal 1984 al 1987, percircumnavigare il globo e segnare un record ancora imbattuto: il giro del mondo in solitaria con la vela più piccola di sempre, uno sloop in alluminio di 3 metri e mezzo.
Una lunga rotta, un po’ dimenticata. Ma non da tutti. Abbiamo ritrovato Sergio Testa in Australia, un’ora d’auto a Nord di Brisbane. Oggi ha 65 anni, è in pensione, ma non ha perso lo spirito: sta costruendo un catamarano di 49 piedi, sogna di navigare ancora, insieme alla moglie Robin e poi, magari, di ritornare anche in Italia, e di dedicarsi al diporto.
Italiano, i suoi genitori sono della zona diMontecassino. Sergio nasce in Francia, dove la famiglia si trasferisce dopo la guerra; vive in Brasile e quindi in Australia. Quando comincia a pensare al suo viaggio, è operaio metallurgico (il padre era fabbro) a Brisbane. «Un paio d’anni per coltivare l’idea, poi costruisco la barca in tre mesi e parto. Se decidi, devi andare…».
Acrohc Australis è una scommessa. Lunga appena 3,55 metri, larga 1,5; un albero di 5,5 metri e un peso di 350 chili; due vele, fiocco e randa; una radio Vhf portatile. «Ci stavi dentro solo seduto o rannicchiato. Per stare in piedi dovevi uscire fuori col busto. La verità è che avevo pochi soldi e ho pensato che sarebbe bastata una piccola barca. La disegno e costruisco io, in alluminio di 3 millimetri. Indistruttibile e inaffondabile». Uno pensa: Testa sarà stato un grande velista. «Ho saputo di non esserlo solo quando sono salpato. Amavo il mare, volevo conoscerlo, avevo avuto due barche prima di Acrohc, ma mai fatto una regata». E allora, perché? «Volevo navigare, conoscere posti nuovi. E volevo scrivere un libro sulla mia avventura».

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