Via libera alla riforma del credito cooperativo
Renzi
rassicura: nei prossimi giorni decreto sul rimborso ai risparmiatori
Le
Bcc saranno sotto una holding unica ma chi non vorrà aderire avrà
il suo paracadute di uscita, l’accordo Ue sulle garanzie diventa
legge, le vendite all’asta fallimentari saranno meno care e le
norme per gli indennizzi ai risparmiatori arriveranno nei prossimi
giorni. Dopo un cdm durato tre ore il governo vara il nuovo
“decreto banche”, asciugato rispetto alle attese, e la riforma
del settore cooperativo vede finalmente la luce, alla fine di mesi di
frenate e modifiche con il governo che accoglie una delle proposte
avanzate da alcuni segmenti della cooperazione critici del
provvedimento.
Un
risultato giunto al termine di un confronto dentro all’esecutivo
con alcuni ministri che si sono impuntati contro l’ipotesi
prospettata in extremis ieri sera di creare più gruppi, tornando
allo schema originale proposto nell’autoriforma.
Per
la parte degli indennizzi invece si è deciso di andare avanti, come
nelle attese, con i semplici decreti previsti dalla legge di
stabilità e non più con un decreto legge. «Non c’è nessun
rinvio» - ha chiosato il premier, le misure previste «per i
rimborsi delle persone che verranno riconosciute come truffate
dall’arbitrato sono sostanzialmente pronte e arriveranno a
giorni».
Sul
fronte delle Bcc alla fine quindi la mediazione fa salva la creazione
di un grande gruppo cooperativo con una massa critica che possa
andare «nella direzione del consolidamento» auspicata dal premier
più volte mantenendo «un modello, quello delle Bcc, che non va
buttato tutto via, va difeso ma anche protetto». Le banche quindi
saranno «libere di non aderire» alla holding e rimanere cooperative
o spa a patto però che abbiamo una soglia minima di patrimonio di
200 milioni di euro e che versino, per poter mantenere le riserve
(ora formalmente pubbliche) all’erario il 20%. Attualmente, come
ricorda il ministro Padoan, sono circa una `decina´ che
corrispondono a questo identikit ma non è detto che tutti scelgano
di stare fuori dalla nuova holding. Il governo invece non ha accolto
l’idea di consentire agli istituti la trasformazione in popolari
contenuta nel progetto di autoriforma.
Sulle
popolari infatti il premier ha ribadito come l’azione del governo
punta a non crearne di nuove ma di aggregarne. «Ci auguriamo» che
la riforma delle banche popolari «sia recepita nel modo più
intelligente e innovativo possibile dai singoli soggetti delle banche
popolari, spero possano rapidamente fondersi, unirsi, aggregarsi, nel
rispetto della loro autonomia».
E
oltre alle Bcc l’esecutivo punta a rafforzare il sistema bancario,
velocizzando la cessione dei crediti. «Le vendite all’asta saranno
per tutto il 2016 esenti dall’imposta di registro, vale più di 200
milioni ed è un messaggio per semplificare la questione dei crediti
incagliati». In seguito arriverà, attraverso un ddl approvato
stasera, anche il riordino complessivo del diritto fallimentare.
«Il
sistema italiano è solido, non è il più preoccupante del mondo,
sono molto più preoccupato per banche di altri paesi anche più
solidi dell’Italia anche perché una crisi del sistema bancario, ad
esempio, in Germania ha certo effetti anche da noi» ha concluso il
premier.
Da
La Stampa.it

Nessun commento:
Posta un commento