Per Travaglio le manette sono un’emozione incontrollabile
Oggi
il direttore del Fatto titola il suo editoriale “Elogio delle
manette”, non considerando che negli ultimi 50 anni 4 milioni di
italiani sono stati incarcerati e rilasciati perché innocenti
“Elogio
delle manette” è il titolo dell’editoriale odierno di Marco
Travaglio: evviva la sincerità! Al direttore del Fatto il
carcere suscita da sempre un’emozione incontrollabile, un
piacere sottile e diffuso, un senso di convinta soddisfazione.
“In galera!”, gridava l’indimenticabile Giorgio Bracardi
dai microfoni di “Alto gradimento” negli anni della nostra
adolescenza: ed era un urlo liberatorio, persino festoso,
intriso di ironia e di gioia di vivere. Perché la galera non
soltanto è brutta, ma è anche, quasi sempre, inutile: ha il sapore
della vendetta, e lì per lì invocarla può rasserenare o
consolare, ma non ha mai risolto il problema della criminalità.
Bisognerebbe
prevenire, e bisognerebbe riabilitare: altrimenti, come l’esperienza
ci insegna fin troppo bene, il criminale resta tale e i crimini,
anziché diminuire, aumentano. Lo sanno tutti, tranne Travaglio:
che al cospetto di ogni emergenza – oggi il Fatto apre la prima
pagina denunciando l’impossibilità di tenere in carcere uno
spacciatore prima della sentenza – anziché interrogarsi sulle
soluzioni, certo difficili e dall’esito tutt’altro che
sicuro, prende la scorciatoia più facile e, come un Bracardi
illividito dagli anni, non sa gridare altro che “in galera!”.
La
carcerazione preventiva, come scrive il direttore del Fatto, è sì
“utilissima per evitare che il sospettato se la svigni, o
inquini le prove o intimidisca i testimoni o continui a delinquere
in attesa della sentenza definitiva”, e infatti in tutti
questi casi la legge la prevede, ma è anche, troppo spesso,
un’intollerabile violazione dei diritti civili e della presunzione
d’innocenza, un’arma indebita di pressione, e persino un
modo per lavarsi le mani di fronte alla vergognosa lentezza
della giustizia penale. Un terzo dei detenuti sono oggi in attesa di
giudizio, e una buona percentuale sarà assolta. Negli ultimi
cinquant’anni quattro milioni di cittadini – avete letto
bene: 4.000.000 di italiani – sono stati arrestati, incarcerati e
poi rilasciati perché innocenti. Lo scandalo sta qui, qui sta
l’inciviltà del nostro sistema giudiziario.

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