Mercato,
la sorpresa Volkswagen
Vende più di prima dello scandalo
Presentazione
dei risultati 2015 e assemblea degli azionisti rinviate. Il messaggio
non proprio rassicurante arriva dal quartier generale Volkswagen.
Segno che la grande corazzata tedesca balla ancora e lo scandalo
delle emissioni truccate ha lasciato a Wolfsburg più di qualche
conto aperto.
In
Italia: +20 per cento in gennaio
Eppure
dal punto di vista commerciale tutto sembra andare meglio del
previsto. Almeno in Europa dove le vendite delle auto del marchio
tedesco hanno registrato nel 2015 un +1,9%. Nessun crollo. Solo
qualche cedimento. È il caso della Germania: chiuso il 2015 con un
+3,9%, a gennaio il calo è stato del 8,8%. Nessuna conseguenza in
Italia. Anzi. Dopo il quasi +8% dello scorso anno, Volkswagen da noi
a gennaio è salita di oltre il 20%: circa 2 mila auto in più, 1.200
delle quali acquistate da clienti privati. La spinta consistente
arriva anche dal «rent a car», passato dalle 33 auto del gennaio
2015 alle 798 dello scorso mese. Stabili le auto-immatricolazioni
della casa e dei concessionari, molte delle quali destinate ai famosi
«km zero», e il noleggio a lungo termine. Lo sprint ha come
protagoniste soprattutto Polo e Golf, grandi classici del marchio: a
gennaio la prima ha superato in un colpo solo Fiat Punto e Ford
Fiesta, la seconda ha incrementato il vantaggio rispetto alle rivali.
Per la Golf è un successo globale: per la prima volta nella sua
storia è stata la seconda auto più venduta al mondo, solo la Toyota
Corolla è riuscita a far meglio.
«Il
capitale di fiducia è ancora grande»
«Per
molti clienti il capitale di fiducia accumulato nel tempo da
Volkswagen è tale da assorbire il colpo subito», spiega Leonardo
Buzzavo docente di Strategie di Marketing all’Università Ca’
Foscari di Venezia. Una fiducia sulla quale costruire l’immagine
del futuro, anche con l’aiuto di una strategia che segna una linea
ben marcata con il passato e prevede il lancio per l’intero gruppo
tedesco di 20 modelli ibridi ricaricabili plug-in o elettrici entro
il 2020. Se poi un marchio ad alta reputazione come Volkswagen è
reso più accessibile a tutti con le inevitabili campagne di vendita
(sconti, supervalutazioni, …), il gioco è fatto e i volumi
salgono. L’effetto saldi o outlet funziona sempre. Il mercato
Italia lo dimostra. Senza contare che l’acquisto è «influenzato
soprattutto da aspetti percepiti direttamente, come ad esempio la
scarsa affidabilità». Altro che emissioni. Non solo: «Molti
clienti sono ormai abituati a differenze anche importanti tra i dati
teorici di omologazione e quelli effettivi, si pensi a quanto accade
per i consumi dichiarati», continua Buzzavo. Manipolazioni che non
fanno più effetto.
Iniziati
gli interventi sui motori Diesel
La
risposta positiva del mercato non cancella quanto accaduto, tanto più
se in Europa gli interventi sui motori diesel 1.2 TDI, 1.6 TDI e
2.0TDI interessati dallo scandalo emissioni, sono solo appena
iniziati e dureranno tutto l’anno (i veicoli interessati sono oltre
8,5 milioni). L’operazione di aggiornamento del software e
installazione di uno stabilizzatore di flusso (per il 1.6 TDI)
richiede un massimo di 45 minuti e ha ricevuto il parere positivo del
governo tedesco: «Le soluzioni proposte rispondono alle nostre
richieste e non comportano penalizzazioni per i clienti», ha
rassicurato il ministro dei trasporti, Alexander Dobrindt.
Negli
Usa, invece, c’è una flessione
Spostando
il punto di osservazione qualcosa cambia. «Gli Stati Uniti sono per
noi un mercato strategico», ripete Matthias Müller ceo del gruppo
Volkswagen. Per ora le rassicurazioni e i soldi promessi (quasi 2
miliardi di dollari solo per lo stabilimento di Chattanooga e per la
produzione del suv medio in Usa) non hanno avuto effetto: nel 2015 le
vendite delle auto Volkswagen sono scese del 4,8% e a gennaio di un
ulteriore 14,6%. A salvarsi è solo la Golf che ha visto raddoppiare
le vendite. Il California Air Resources Board, l’ente californiano
per la salute dell’aria, ha finora respinto le soluzioni proposte
dai tedeschi per il 2.0 TDI perché «prive di dettagli sufficienti,
con informazioni che non assicurano il successo degli interventi e
non garantiscono il mantenimento di prestazioni e affidabilità delle
vetture interessate», ha spiegato il direttore del centro Richard W.
Corey. Parole che la dicono lunga sulle difficoltà per Volkswagen di
trovare presto una soluzione negli Stati Uniti.
I
timori in Borsa
C’è
poi da convincere la Borsa. Chi ha in mano azioni Volkswagen resta il
più preoccupato: a Francoforte il titolo è passato da una
quotazione precedente allo scandalo emissioni di oltre 167 euro a
poco più di 100 euro di oggi. A loro non basta un semplice
richiamo.In Italia: +20 per cento in gennaio
Eppure
dal punto di vista commerciale tutto sembra andare meglio del
previsto. Almeno in Europa dove le vendite delle auto del marchio
tedesco hanno registrato nel 2015 un +1,9%. Nessun crollo. Solo
qualche cedimento. È il caso della Germania: chiuso il 2015 con un
+3,9%, a gennaio il calo è stato del 8,8%. Nessuna conseguenza in
Italia. Anzi. Dopo il quasi +8% dello scorso anno, Volkswagen da noi
a gennaio è salita di oltre il 20%: circa 2 mila auto in più, 1.200
delle quali acquistate da clienti privati. La spinta consistente
arriva anche dal «rent a car», passato dalle 33 auto del gennaio
2015 alle 798 dello scorso mese. Stabili le auto-immatricolazioni
della casa e dei concessionari, molte delle quali destinate ai famosi
«km zero», e il noleggio a lungo termine. Lo sprint ha come
protagoniste soprattutto Polo e Golf, grandi classici del marchio: a
gennaio la prima ha superato in un colpo solo Fiat Punto e Ford
Fiesta, la seconda ha incrementato il vantaggio rispetto alle rivali.
Per la Golf è un successo globale: per la prima volta nella sua
storia è stata la seconda auto più venduta al mondo, solo la Toyota
Corolla è riuscita a far meglio.

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