Così il Portogallo a guida socialista entra nella grande battaglia di Bruxelles
La
Commissione respinge le previsioni di bilancio del governo di
minoranza guidato dal socialista Costa, costretto a rivedere al
ribasso previsioni di crescita e rapporto deficit/pil
Il
mantra europeo del rigore dei conti pone stavolta sotto la lente
d’ingrandimento della Commissione la previsione di
bilancio del Portogallo. In questi giorni è in corso una battaglia
dialettica tra i fautori della
flessibilità,
che ha nel governo italiano il principale motore, e i fautoridel
rigore con
la Germania e i paesi del Nord Europa in testa. Mai come in questo
periodo c’è un contrasto profondo tra i due schieramenti in campo,
con le fila di coloro che chiedono flessibilità che s’ingrossa di
elezione in elezione.
Inizia
ad esserci una vera e propria spaccatura, politica e anche
geografica.
I governi del Sud Europa: Italia,
Grecia e Portogallo (tutti
governi di centro-sinistra) e probabilmente la Spagna se
il tentativo di Sanchez di formare un governo andrà a buon fine.
Dalla parte del rigore i governi conservatori del Centro-Nord
Europa con Germania
e Finlandia in
prima fila e la Francia,
a governo socialista, che non ha una posizione chiarissima.
L’ultimo
caso in ordine di tempo è quello portoghese. Il governo del
socialista Costa,
appoggiato dal partito
comunista e
dal Bloco
de esquerda (vicino
alle posizioni di Podemos) ha presentato in questi giorni le
previsioni di bilancio per il 2016 (in ritardo vista la difficoltà a
formare un governo). Queste
previsioni sono state respinte al mittente dalla Commissione, che ha
considerato il deficit, previsto al 2,6% troppo alto, così come
eccessive le stime di crescita che il governo Costa aveva stimato al
2,1%.
A
seguito delle pressioni di Bruxelles il governo ha ridotto al 2,4%
la stima del deficit e all’1,9% le stime di crescita,
ma sembra che per la Commissione non sia sufficiente come fa
capire il Commissario europeo per gli affari economici e
monetari Moscovici il governo portoghese “negli ultimi
giorni ha presentato proposte che vanno nella giusta direzione, ma
c’è ancora molto lavoro da fare”.
Per
Bruxelles il taglio del deficit doveva essere dello 0,6%, quindi il
2% complessivo, mentre come pubblicato oggi la
crescita prevista per il 2016 dalla Commissione è dell’1,6%. Il
tempo per negoziare è poco, la decisione sarà presa domani, ma si
capisce bene come i margini di trattativa siano stretti. Il
Portogallo viene da una situazione molto difficile: ha un debito
pubblico pari al 128% del Pil e nel 2015 ha avuto un deficit del
4,2%, ben al di sopra del limite del 3%, quindi portarlo in un anno
al 2% significherebbe dimezzarlo rispetto all’anno precedente.
Questa
sarà una prova dura per il governo
Costa,
che è in carica grazie all’appoggio dei partiti anti-austerità,
poco propensi a tagliare ulteriormente il deficit. In campagna
elettorale i 3 partiti hanno promesso tagli alle tasse e nuovi posti
di lavoro, ma se dovessero tagliare ulteriormente le previsioni di
deficit sarebbe impossibile realizzare il loro ambizioso programma.
Sulla
partita portoghese si gioca parte del futuro politico europeo, un
fronte comune dei governi progressisti del Sud Europa, potrebbe
riuscire a scalfire ulteriormente il blocco dell’austerità guidato
dalla Germania.
L’instabilità
politica che le ultime elezioni stanno decretando sembra non scalfire
il blocco centro-nordeuropeo, ma la crescita esponenziale di partiti
antieuropei è un dato di fatto. Tra meno di un mese sarà l’Irlanda
ad andare alle urne e dai primi sondaggi sembrerebbe che le
possibilità di vedere un risultato elettorale simile a
quello spagnolo sono molto alte.

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