Fassina scarica le sue ambiguità sulle primarie
Di
Rudy Francesco Calvo per L' Unità.TV
Il
centrosinistra e la competizione ai gazebo si costruiscono su regole
e valori condivisi, nessuno ha mai preteso di imporre un programma
prima di sapere chi vince
Attorno
alla partecipazione o meno di Sinistra italiana alle primarie per la
scelta del candidato a sindaco di Roma rimane un’ambiguità di
fondo, che riguarda la funzione stessa delle primarie. Le quali sono,
certamente, uno strumento di selezione della classe dirigente. Ma
anche delle idee e delle proposte che questi dirigenti portano con
sé, al netto di un quadro di principi, valori e regole condiviso da
tutti, che consente poi di ritrovarsi insieme a sostenere il
vincitore delle primarie nella competizione con i “veri”
avversari.
Così,
è buona norma fissare prima dell’avvio della campagna che porta ai
gazebo proprio queste norme e questi valori (lo si è fatto sempre,
dalle primarie nazionali del 2005 a quelle del 2012, e anche a Milano
nelle settimane scorse), che vengono sottoscritti da tutti i
candidati. Ma nessuno si sognerebbe mai di dettare a Sala, Balzani,
Majorino o Iannetta alcuni punti dei rispettivi programmi, altrimenti
la competizione si ridurrebbe solo alla scelta di una persona
chiamata a mettere in pratica decisioni già prese.
Una
pretesa che invece sembra avanzare Fassina, quando – nella lettera
aperta inviata a Roberto Giachetti dal suo blog sull’Huffington
Post – sostiene che “le primarie sono uno strumento utile a
scegliere chi meglio interpreta lo stesso programma fondamentale. Non
sono lo strumento per scegliere tra programmi alternativi”, giacché
essa invece “avviene alle elezioni”. Secondo Fassina, quindi,
Renzi e Bersani nel 2012 sarebbero stati interpreti dello stesso
programma?
Se
l’esponente di Si vuole confrontarsi in una competizione interna al
centrosinistra, per portare una coalizione unita e più forte allo
scontro con la destra e il M5S, metta le proprie energie e proposte a
disposizione della coalizione e soprattutto degli elettori, che
sceglieranno poi come meglio crederanno opportuno. Ma prima di tutto
sciolga l’ambiguità: accetti l’invito del Pd – ma anche di
ambienti interni alla stessa Sel – a partecipare alle primarie,
oppure dica una volta per tutte che preferisce misurarsi in una corsa
solitaria, ambiziosa quanto rischiosa per l’esito finale delle
elezioni. Non ci faccia credere ancora che il centrosinistra si possa
fondare sulla base dell’esistenza o meno di un’autostrada a
pedaggio intrecciata alla Pontina.

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