Angela Merkel fa il gufo con Matteo Renzi in vista del vertice a Berlino
Redazione,
L'Huffington Post
Nubi
grigie si addensano sul vertice che si terrà a Berlino il 29 gennaio
tra Angela Merkel e Matteo Renzi. La cancelliera tedesca infatti "non
è ottimista sulla soluzione di tutte le questioni" e dubita del
fatto "che tutte le divergenze di posizioni tra Italia e
Germania possano essere accantonate" nel suo incontro con il
premier italiano. Lo ha dichiarato la portavoce Christiane Wirtz.
Merkel
auspica tuttavia che l'incontro possa contribuire all'attenuarsi
delle tensioni emerse fra Berlino e Roma, ha spiegato la portavoce. E
tuttavia "positivo che i due parlino per trovare soluzioni alle
questioni su cui c'è disaccordo".
A
questo importante bilaterale tra i due governanti si arriva in un
clima piuttosto arroventato. Infatti negli ultimi giorni Renzi non le
ha mandate a dire nei confronti dell'Europa in primis, ma anche sul
ruolo della Germania. "Non faccio bizzette o polemicucce in
Europa - ha affermato - perché sono un attaccabrighe, ma perché
voglio chiedere che le cose in Europa funzionino per tutti".
Parole che hanno come destinatari Angela Merkel e il presidente della
commissione Juncker. Il premier ha spiegato: "Io sono un
europeista nel midollo, voglio una Ue che funzioni, con regole uguali
per tutti, senza doppi standard".
Lo
scontro in corso in Ue non è estemporaneo, ma rientra - ha
assicurato Renzi - in una precisa strategia volta a ottenere
all'Italia un trattamento pari a quello di un Paese come la Germania.
Il "casus belli" con il presidente della commissione Ue, ha
spiega il premier, è stato lo stop italiano sui fondi alla Turchia:
"Juncker e Merkel si sono arrabbiati. Noi dovremmo dare 200-250
milioni ma in cambio chiediamo che i soldi siano fuori dal patto di
stabilità: se viene riconosciuto lo 0,2% della clausola dei
migranti" inserito in manovra, "domani firmiamo".
Di
fronte a un'Europa che "non ne azzecca più una", l'Italia
rivendica le riforme fatte e punta all'obiettivo "alla nostra
portata" del Pil "all'1,5-1,6% nel 2016". Perciò a
Bruxelles non c'è altra strategia, per l'Italia, se non l'attacco,
ha spiegato Renzi, che ha visto gli eurodeputati del Pd e intanto
schiera le truppe: "I burocrati italiani non abbiano terrore. La
sindrome di Calimero io non ce l'ho, le istituzioni europee non sono
il vangelo e noi non siamo isolati. Io non vado col cappello in mano
come ha fatto in passato tutta una generazione di politici. Il capo
di gabinetto di Juncker riunisce di nascosto 3 -4 giornalisti e
critica. Lo può dire a suo cugino... Io le cose le chiedo con
chiarezza", ha assicurato il premier.

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