Anche la macchinetta del caffè ha il suo popolo di batteri
di
ANNA LISA BONFRANCESCHI per
Repubblica.it
I
vassoi delle macchinette del caffè, caldi e umidi, sono tra i luoghi
ideali per far prosperare le comunità di microrganismi. Ma lungi dal
metterci paura la loro presenza suggerisce molte cose agli scienziati
I
BATTERI amano il caffè. Al di là delle aspettative. Sebbene infatti
alla caffeina si facciano risalire anche proprietà antibatteriche,
alcuni microbi prosperano, e bene, in sua presenza. Tanto che se
aveste a disposizione un microscopio adatto potreste vederli con i
vostri occhi nei vassoi delle vostre macchinette del caffè. Questo è
quanto suggerisce uno studio pubblicato su Scientific Reports,
scoprendo che la vostra macchinetta del caffè è l'ideale per
accogliere i batteri, alcuni generi anche potenzialmente patogeni. Ma
lungi dal mettere paura ai consumatori lo studio vuole suggerire
tutt'altro.
Di
per sé la notizia non è la presenza di una comunità batterica in
cucina (o in ufficio, nel corridoio, o ovunque si trovino le
macchinette del caffè). Di comunità batteriche, spiegano i
ricercatori spagnoli dell'Università di Valencia a capo dello
studio, siamo circondati, tanto più in luoghi caldi e umidi:
l'ideale per la maggior parte dei microbi. Ci aspetteremmo però di
trovarne meno laddove siano presenti sostanze che ne limitano la
presenza. La caffeina, per esempio, avrebbe anche proprietà
antibatteriche. Non così potenti a quanto pare però.
L'analisi
del team spagnolo ha riguardato 10 tipi diversi di macchinette con
sistema Nespresso (scelte solo perché molto diffuse e considerate
uno standard del caffè in cialda), concentrandosi soprattutto nei
vassoi che raccolgono le gocce del caffè. Analizzando quantità e
dinamiche di colonizzazione microbica delle macchinette, gli
scienziati hanno scoperto che folte e piuttosto diversificate
comunità batteriche si annidano nei vassoi: da 35 a 67 diversi
generi di batteri nelle macchinette prese in considerazione. I più
frequenti sembrano essere i batteri Enterococcus, Pseudomonas,
Stenotrophomonas, Sphingobacterium, Acinetobacter. Nessuna
sostanziale differenza, precisano i ricercatori, è stata osservata
tra i diversi modelli di macchinette analizzate, né dal diverso
utilizzo (domestico o condiviso, come potrebbe accadere in ufficio,
per intendersi). Questi microbi non arrivano certo dalle cialde -
dove non sono stati trovati batteri, tengono a precisare i
ricercatori - ma dall'ambiente, identificando per ambiente anche le
mani degli stessi utilizzatori, si potrebbe azzardare.
Questo
non solo dimostra che i vassoi delle macchinette del caffè sono dei
luoghi ideali per il prosperare di diversi tipi di batteri (inclusi
anche quelli collegati a patogenicità, come Pseudomonas e
Acinetobacter) ma anche che la quantità di caffeina contenuta è
tollerata dalla maggior parte dei microbi. Anzi, alcuni nella
caffeina ci sguazzano, verrebbe da dire. Gli scienziati, infatti,
hanno osservato che tra gli inquilini delle macchinette trovano
spazio alcuni dei pochi batteri in grado di degradare la caffeina,
quelli del genere Pseudomonas. La loro presenza conferma quindi
l'idea di utilizzare comunità batteriche come sistema per ottenere
sia prodotti decaffeinati che come strumento di biorisanamento. La
caffeina, infatti, può essere anche utilizzata come indicatore
dell'attività antropica e di acque non trattate; considerata cioè
come un inquinante ambientale.
Tornando
alle vostre macchinette, concludono gli autori, nessun pericolo.
Qualche accortezza potrebbe però essere utile. Oltre a evitare di
porre, anche indirettamente, in contatto la brodaglia dei vassoi con
altre parti della macchinetta per evitare la contaminazione della
bevanda, per sloggiare i batteri nulla di meglio di lavaggi con acqua
e sapone e le normali attività di manutenzione consigliate dai
produttori. Magari non se ne andranno proprio tutti quegli inquilini,
ma di sicuro diminuiranno.

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