La verità fa male, Travaglio perde la testa (e le copie vendute)
Di
Fabrizio
Rondolino per L' Unità.TV
La
verità fa male, qualche volta fa malissimo e può spingere anche
galantuomini abitualmente misurati come Marco Travaglio a perdere il
controllo. È bastato che Matteo Renzi proponesse alla Leopolda un
gioco sui titoli di giornale più surreali degli ultimi mesi per
scatenare un’ira scomposta. Tutti sanno che il Fatto è
il bollettino dei Pm (soprattutto di quelli che non riescono mai a
portare a sentenza un processo) e il megafono di Casaleggio, di cui
condivide il metodo squadrista: ma se qualcuno lo fa notare, che
peste lo colga.
La
differenza fra il giornale di Travaglio e tutti gli altri sta proprio
qui: il Fatto si
considera intoccabile perché portatore di verità. È qui la sua
radice totalitaria e illiberale: nell’incapacità di accettarsi
come una parte anziché come il tutto, nell’indisponibilità a
riconoscere la parzialità delle proprie opinioni, nell’arrogante
pretesa di essere il solo depositario della verità.
Ma
il bollettino dei Pm e dei grillini è, appunto, un bollettino: utile
a comprendere gli umori malmostosi della parte peggiore del Paese, ma
privo di peso nel dibattito pubblico degli adulti; raffinato
nell’interlocuzione con gli avversari (la Leopolda, scrive
oggi l’innamorato
deluso Travaglio,
è popolata di “parecchie sciure in botox, pelliccia e menopausa”)
ma povero, poverissimo di fatti; prigioniero di un rancore sordo e
triste ma, proprio per questo, costretto a spingersi ogni volta più
in basso, a sguazzare nell’insulto e nella diffamazione, a
grufolare nella polvere sperando di essere notato dalle persone
rispettabili.
Intanto
le copie vendute continuano pericolosamente a scendere: a ottobre
sono calate del 2,6% rispetto al mese precedente, su base annua il
crollo è dell’8,6%. Dev’essere per questo che oggi loregalano
alla Leopolda.

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