Cinque motivi per non temere il 2016
Si
chiude l’anno degli attentati, della minaccia dei migranti, della
difficoltà della ripresa economica. Eppure a leggere i numeri ci
sono motivi per guardare avanti con ottimismo
Una bimba rifugiata gioca nel campo profughi di Calais, in Francia
ROMA FRANCESCA PACI per LA STAMPA.IT
Cosa
viene in mente chiudendo gli occhi e ripensando al 2015? Molti
diranno la paura. Ed è vero, è stato un anno spaventoso. Gli
attentati in Europa e nei tanti Paesi dove si muore spesso lontano
dai riflettori. L’esodo dei migranti, i cadaveri inghiottiti dal
Mediterraneo senza neppure le lacrime globali versate per il piccolo
Aylan, la sindrome dell’assedio sintetizzata dai nuovi muri, la
stagnazione economica, il moltiplicarsi dei fronti di guerra. Eppure,
a essere lucidi, la ragione può ancora battere la paura. E non solo
perché, nonostante il divario crescente tra ricchi e poveri, il calo
della mortalità infantile accelera (dal meno 1,8% annuo del 2000 al
3,9% attuale) e il numero di chi vive con meno di 2 dollari al giorno
è sceso del 10% nel 2015. Ma perché ben oltre metà del bicchiere è
pieno: ed è un’ottima ragione per farsi coraggio tutti insieme.
I
conflitti religiosi
Le
stragi e l’islam meno ambiguo
Non
sarà lo scontro delle civiltà, ma ci si guarda in cagnesco con
l’islam e la moschea assaltata ad Ajaccio non è una buona notizia.
Attenzione però. Perché qualcosa è cambiato dalla strage di
Charlie Hebdo, quando molti musulmani (e non solo) si dissero né con
i terroristi né con gli irriverenti di professione. Allora lo
storico Emmanuel Todd irritò i teorici della convivenza scrivendo
che le periferie parigine e gli operai della provincia non avevano
marciato in Place de la République, non erano Charlie. E non aveva
torto. Poi è arrivato il Bataclan, la carneficina senza distinzioni.
E come nota l’islamologo Gilles Kepel i musulmani hanno alzato la
voce contro il terrore, mollando in parte l’abitudine ambigua di
lavarsi i panni sporchi in casa. Anche in Italia ha fatto scalpore
l’intervista a «Libero» del deputato Pd Khalid Chaouki, un
coraggioso j’accuse all’islamismo senza se. Siamo tutti uniti
contro l’Isis a prescindere dal nostro credo? Troppo presto. Ma
occhio ai segni positivi. Qui come in Kenya, dove alcuni giorni fa i
musulmani hanno protetto i cristiani sull’autobus attaccato dagli
jihadisti.
Economia
Un
brindisi alla faccia della crisi
Se
confrontiamo cosa potevano permettersi gli stipendi dei nostri
genitori con le possibilità attuali non c’è partita: l’età
dell’oro è finita e verosimilmente non tornerà (in Italia come
nel resto dell’Occidente). La crisi peggiore degli ultimi anni
però, pare alleggerirsi. «La ripresa della zona euro mantiene un
passo stabile seppur inglorioso», scrive «The Economist». Assai
più terra terra parlano gli acquisti: secondo il Codacons dopo 8
anni di stagnazione i consumi natalizi degli italiani sono tornati a
registrare un segno positivo, più 3% rispetto al 2014. Brindare è
prematuro quanto inutile. Perché siamo tutti disposti a spendere per
i regali anche quanto non abbiamo, perché la crescita è «drogata»
dal crollo del prezzo del petrolio, perché la disoccupazione resta
critica specie tra i giovani (ma ad agosto l’Istat registrava un
calo del tasso di disoccupazione all’11,9%, il più basso dal
2013). Eppure, basta guardare appena oltre i tristi nuovi muri
d’Europa per accorgersi che ovunque, fuori da qui, la crisi sarebbe
stata uno tsunami senza domani.
La
violenza
Se
la strada uccide più del terrorismo
I
terroristi incalzano la nostra psiche assai più che la nostra
realtà. Dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi gli analisti
hanno comparato i rischi: il cancro per dire, fa ogni giorno in
Francia il triplo dei 130 morti della strage firmata Isis e gli
incidenti d’auto 30 volte tanto. A partire dall’ 11/9 del 2001,
per ogni americano ucciso dal terrorismo almeno mille ne sono caduti
sotto i colpi di armi vendute al discount. Secondo il luminare di
Princeton Daniel Kahneman «perfino in Paesi tartassati dal
terrorismo come Israele le vittime settimanali non sono paragonabili
a quelle della strada». Significa che la paura è sciocca? No. Il
terrorismo mina la routine: nessun luogo è più al sicuro. E inoltre
è assai probabile che vedremo molti altri attentati nei prossimi
anni. Ma nel frattempo moriremo anche e maggiormente per mille altre
cause che non avremo pensato a evitare, come nei giorni post Twin
Towers quando gli americani rinunciarono a volare e ci furono 1595
vittime d’auto in più. Occhi aperti sul mondo dunque, ma vivendo.
Che poi in fondo è quanto facciamo: al netto dell’allarme viaggi
provate a trovare un volo per Beirut a Capodanno.
Il
grande esodo
I
migranti nella Ue sono 1 a 500
Un
milione di profughi hanno raggiunto l’Europa nel 2015: l’annuncio
pre natalizio dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni
(Oim) ha riattizzato il panico diffusosi in estate. Lo stesso
direttore dell’Oim William Lacy Swing invita però a ragionare a
freddo: «Le cifre sono significative ma non ingestibili, in fondo si
riversano su un’area di 550 milioni di abitanti». Ebbene sì, non
è male ricordare che parliamo di un milione di persone (di cui la
metà siriani) in un’Ue che ne conta oltre 500 volte tanto. Un
ridimensionamento utile anche nel dibattito sul rischio
islamizzazione: i musulmani in Europa crescono dell’1% ogni
decennio, sono il 6% oggi e potrebbero arrivare all’8% nel 2030.
Problemi sì dunque, a partire dall’accoglienza, la distribuzione,
la gestione delle quote. Ma senza allarmismi, perchè l’emergenza
vera è altrove, nei Paesi confinanti con la Siria per esempio, dove
sono affluiti quasi tutti i 4,5 milioni di disperati in fuga dalla
guerra sanguinaria gestita dai governativi di Assad e dagli jihadisti
dell’Isis.
Istituzioni
Il
populismo? La politica lo batte
I populismi
infine, le sinistre sirene dell’irrazionalità che tentano
l’occidente. I profeti dell’anti-politica crescono, la vocazione
alla dietrologia che ha condannato il mondo arabo all’infanzia
della coscienza sembra aver contagiato l’occidente, dove le teorie
cospirative coraggiosamente messe in discussione per la prima volta
in molte sponde Sud del Mediterraneo viaggiano veloci. Eppure. Il
ciclone Le Pen si è tutt’altro che esaurito in Francia, con il Fn
che ha guadagnato oltre 800 mila voti tra il primo e il secondo turno
delle regionali, ma la politica tradizionale ha reagito facendo
quadrato e ha tenuto botta. In Spagna, nonostante il voto abbia
prodotto una situazione di stallo, il partito anti-sistema Podemos
sta negoziando con i socialisti una soluzione «politica» di
coalizione governativa e oltre due terzi degli elettori, pur stanchi
della vecchia gestione del potere, dicono ai sondaggisti di Invymark
che vorrebbero un patto fra partiti per formare un governo. La Grecia
per ora si affida all’ex sfascista Tsipras. Forse il tunnel dei
populismi non è senza uscita.

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