Cannabis di Stato, istruzioni per l'uso: "Così ci aiuterà a curare il dolore"
di
MICHELE BOCCI
per Repubblica.it
In
un decreto del ministero della Salute le regole per l'utilizzo
terapeutico della marijuana. Con rischi ed effetti collaterali
NDICAZIONI:
dolore cronico resistente agli antinfiammatori, anoressia, nausea.
Effetti collaterali: alterazione dell'umore, ansia. Posologia e
istruzioni per l'uso: 200 milligrammi per volta per via orale o
inalatoria. Proprio come se fosse un farmaco per la febbre o per
l'ipertensione, da pochi giorni anche la cannabis ha il suo
"bugiardino". Il fatto che la marijuana venga trattata
esattamente come le pillole e gli sciroppi in un decreto ministeriale
appena entrato in vigore segna una quasi rivoluzione. L'Italia apre
all'uso terapeutico della cannabis e passa dalle esperienze di un
gruppo di Regioni sempre più nutrito a un atto del Governo. «Il
decreto, oltre a individuare nel ministero della Salute le funzioni
di organismo statale per la coltivazione della cannabis, contiene un
allegato tecnico rivolto a medici e farmacisti per consentire l'uso
medico della cannabis in maniera omogenea in Italia», scrivono dal
ministero. All'inizio di quest'anno si è scelto di coltivare la
canapa all'Istituto farmaceutico militare di Firenze, anche per
risparmiare. Ma fino a che l'Esercito non sarà pronto, cioè fino
all'aprile prossimo, si potrà anche continuare ad acquistare
all'estero la pianta sempre più richiesta dai malati. Il decreto
avvia un progetto pilota: per due anni si studieranno i risultati,
tramite le schede dei pazienti compilate dai medici. Si stima che le
Regioni chiederanno almeno 100 chili di sostanza per rispondere alla
domanda.
Il
tutto avviene poco prima che il Parlamento discuta la legge sulla
legalizzazione della cannabis promossa da Benedetto Della Vedova. Qui
siamo in un campo diverso, quello della cura. Ormai sono una decina
le amministrazioni locali dove i fiori della canapa sono uno dei
tantissimi strumenti a disposizione dei dottori. Il "bugiardino",
e cioè l'allegato dell'atto legislativo, dà tutte le informazioni
necessarie. Intanto sulle indicazioni. La premessa è che, in base
agli studi scientifici, "l'uso medico di cannabis non può
essere considerato una terapia propriamente detta, bensì un
trattamento sintomatico di supporto a quelli standard, quando questi
ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato
effetti secondari non tollerabili". Non un medicinale di prima
scelta dunque, ma da usare dopo una valutazione del medico. Per
affrontare cosa? Intanto il dolore. La cannabis serve come analgesico
in quello cronico di natura neurologica o legato a patologie come la
sclerosi multipla. Poi ha effetti sulla nausea causata da chemio o
altre terapie, stimola l'appetito in chi ha anoressia nervosa, aiuta
nel glaucoma e nella sindrome di Tourette.
Ai
pazienti viene consegnata una scatoletta di plastica con dentro i
fiori di canapa. "È possibile preparare un decotto di
infiorescenze in acqua bollente - si spiega - e assumere tale
preparazione dopo circa 15 minuti di bollitura con coperchio. Il
rapporto è di 500 milligrammi di cannabis per 500 millilitri d'acqua
". Indicazioni piuttosto chiare. Se gli effetti non sono quelli
desiderati, si può inalare utilizzando un vaporizzatore. Di solito
si usano 200 milligrammi a dose, la frequenza la decide il medico.
Riguardo agli effetti collaterali, il "bugiardino" fa
notare come esistano molti studi su quelli provocati dall'uso
"ricreazionale" della cannabis ma pochi sull'uso medico,
dove dosaggi e quantità di principio attivo sono standard. Per
questo ci si basa sui primi. "Alterazione dell'umore, insonnia e
tachicardia, crisi paranoiche e di ansia, reazioni psicotiche e
infine sindrome amotivazionale". Sono state valutate anche le
associazioni con altre sostanze, come l'alcol, e con certe patologie.
Tra le avvertenze, si sottolinea che la cannabis "può indurre
dipendenza complessa", un rischio però ridotto proprio dall'uso
medico. Certo, il tono di certi passaggi inquieta un po', ma è lo
stesso che si trova sui fogli di avvertenze di qualunque farmaco,
anche il più comune.


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