Apparecchi dentali, meglio metterli da piccoli
Quarto
appuntamento del nostro viaggio dedicato alla salute della bocca.
Mobili o fissi, oggi gli strumenti per la correzione della dentatura
non creano più complessi e ci cambiano la vita. Molti interventi
danno migliori risultati se fatti prima dei 6 anni
Fino
a quindici anni fa era spesso la causa dei complessi adolescenziali.
Oggi è quasi un vezzo. L’apparecchio per i denti - soprattutto
quello fisso - non è più quello di una volta. Al tradizionale
acciaio, si sono aggiunti diversi materiali colorati o invisibili:
ceramica, policarbonato, fibra, vetro, mascherine in resina. Un
passaggio che, oltre a facilitare la vita dei più giovani, ha aperto
l’ortodonzia anche all’età adulta, se oggi una persona su tre
nella fascia tra i trenta e i quarant’anni accetta di raddrizzare
il sorriso. Meglio tardi che mai.
LA
PREVENZIONE INIZIA DAI PRIMI ANNI DI VITA
Oggi
quindi portare l’apparecchio non è più una «condanna» sul piano
sociale. Ce ne sono di diversi. Quelli mobili vengono applicati,
quando necessari, ai bambini di età compresa tra i sei e i dodici
anni, per almeno dodici ore al giorno. In questa fase della vita in
cui le ossa sono in crescita, l’apparecchio può essere utilizzato
quando i denti da latte non sono ancora tutti caduti. Al trattamento
- della durata di norma compresa tra due e cinque anni -
segue quasi sempre l’applicazione di un supporto fisso, per
garantire il corretto allineamento dei denti.
«Le
malocclusioni vanno intercettate prima che generino danni estetici e
funzionali - spiega Alessandra Lucchese, ricercatore in ortodonzia
nell’unità operativa complessa di odontoiatria dell’ospedale San
Raffaele di Milano -. Unbambino andrebbe controllato con regolarità
molto prima del compimento dei sei anni. In questo periodo si svolge
un’attività di prevenzione primaria mirata a intercettare le
problematiche ortodontiche».
Il
rispetto di una dieta equilibrata e di una corretta igiene orale sono
le due raccomandazioni che i dentisti diffondono ai genitori, al fine
di ridurre l’incidenza delle malattie dei denti e, più in
generale, del cavo orale.
DEVICE
PIÙ “TOLLERABILI”
I
moderni apparecchi fissi possono essere applicati sulla superficie
esterna dei denti, ma anche all’interno. I dispositivi «linguali»
sono sinonimo di invisibilità e non compromettono né lo smalto
della faccia anteriore dei denti né la corretta dizione. Detto ciò,
la loro gestione è più complessa, anche sul piano igienico. Motivo
per cui ci sarà chi non s’è mai sentito prospettare una simile
scelta dal proprio ortodonzista. L’ultima opportunità, tra gli
apparecchi fissi, è data dalle mascherine in resina trasparente che,
con un’applicazione quotidiana di almeno 22 ore (va tolta solo per
l’igiene orale e per mangiare), garantiscono un graduale
spostamento dei denti. Gli specialisti sono abbastanza concordi sulla
loro efficacia, a patto però di rispettare il periodo di
applicazione.
QUANDO
SERVE L’APPARECCHIO “PRECOCE”?
In
realtà l’apparecchio può essere utile anche prima del compimento
dei sei anni. In questo caso, però, non si interviene per
raddrizzare i denti, bensì per correggere lo sviluppo del massiccio
facciale. L’intervento, anche in presenza dei denti da latte, è
consigliato quando la mandibola sporge in avanti rispetto all’osso
mascellare. Una condizione nota con il nome di prognatismo
mascellare che, trattata per tempo, garantisce una correzione
più veloce e agevole rispetto a quella che si avrebbe in età
adolescenziale. «I vantaggi di una simile terapia sono rappresentati
dalla possibilità di salvaguardare i denti permanenti - dichiara
Alberto Caprioglio, direttore della scuola di specializzazione in
ortognatodonzia dell’Università dell’Insubria -. Ma per
intervenire in maniera precoce è fondamentale avere dei molari
decidui sani. «L’obiettivo è di riuscire a intercettare sempre
più precocemente le problematiche di una scorretta crescita di
cranio-facciale per normalizzare il modello di accrescimento del viso
nei tempi più rapidi e meno invasivi possibili».
TUTTE
LE CONSEGUENZE DI UN SORRISO IMPERFETTO
La
malocclusione dentale è un problema molto diffuso nella popolazione:
riguarda il 97 per cento degli italiani. Di questa quota, però,
soltanto una minima parte (il 2 per cento) viene trattata entro la
maggiore età. Questione di costi, che oggi hanno portato molte
persone a rinunciare alle cure odontoiatriche, ma pure di scarsa
consapevolezza delle conseguenze. Una dentatura disallineata
all’inizio rappresenta un problema soltanto estetico, ma nel corso
del tempo può essere la causa di una ridotta crescita dell’osso
mascellare, della rottura degli incisivi (se sporgenti, nei bambini
in caso di caduta), di una disarmonia dello sviluppo del volto e di
una più difficile igiene orale: da cui, eventualmente, un rischio
maggiore di andare incontro a carie, ascessi e parodontiti
di
FABIO
DI TODARO per LA STAMPASALUTE.it

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