“Troppe paure sbagliate: i vaccini salvano ogni anno milioni di vite”
Numero 1 Medico ed epidemiologo, Seth Berkley è entrato a far parte di «Gavi» nel 2011 come amministratore delegato
DANIELE
BANFI per LA STAMPA:IT
MILANO
Oggi all’Humanitas University di Milano Seth Berkley, il maggiore esperto al mondo
I
vaccini hanno cambiato la storia di molte malattie. Alcune sono
scomparse, altre fanno meno paura. Eppure tanti sembrano aver
dimenticato che in passato si moriva per infezioni che oggi paiono
quasi insignificanti. Questa mancanza di memoria, unita alle bufale
che circolano sul web, sta contribuendo al preoccupante calo delle
vaccinazioni e al ritorno di molte malattie che sembravano sul punto
di essere sconfitte. A spiegarlo, oggi a Milano, in occasione
dell’inaugurazione dell’anno accademico di Humanitas University,
sarà Seth Berkley: amministratore delegato dell’organizzazione
internazionale «Gavi» - la «Global Alliance for Vaccines and
Immunization» -, è uno dei maggiori esperti di vaccini al mondo e
nel 2009 è stato inserito da «Time» tra i 100 personaggi più
influenti.
Professore,
perché tanta diffidenza verso i vaccini? E’ colpa dello studio,
poi dimostratosi falso, di un presunto legame con l’autismo?
«Il
lavoro di Andrew Wakefield ha contribuito a gettare ombre infondate
sui vaccini. E la Rete ha amplificato questi messaggi. Sul Web le
notizie false che girano a riguardo sono molte ed è difficile fare
pulizia. Credo, però, che la tendenza a dare credito a queste teorie
nasca dal fatto che la gente si è dimenticata cosa significhi
contrarre malattie che grazie ai vaccini non ci sono più. Se chi
afferma la pericolosità di tale pratica vivesse nei Paesi in via di
sviluppo si accorgerebbero quanto i vaccini abbiano contribuito al
miglioramento della salute. Lì molti hanno perso un proprio caro,
spesso un bambino, per malattie facilmente prevenibili con i
vaccini».
Si
dice che certe malattie le abbiamo fatte tutti e che non c’è da
avere paura. E’ così?
«No.
Pensiamo al morbillo: è vero, si cura e spesso la persona ritorna ad
essere come prima. Esistono però casi in cui questa malattia può
portare a serie complicanze. Un esempio, non raro, è l’encefalite
e la panencefalite subcutanea sclerosante: sono manifestazioni a
carico del sistema nervoso centrale che possono causare danni
permanenti e la morte».
I
media hanno commesso errori di comunicazione?
«Hanno
un ruolo molto importante. Ma, a causa della crisi del settore, la
maggior parte dei giornalisti specializzati in salute è stata
rimpiazzata da reporter non specializzati. Da un lato bravi nel
raccontare le storie, dall’altro incompetenti nel campo specificio.
Se la comunità scientifica e le istituzioni sanitarie affermano che
i vaccini sono fondamentali e pochissimi dicono il contrario, perché
scrivere un articolo mettendo sullo stesso piano i due pareri? Eppure
accade».
Quali
sono i vaccini di cui oggi abbiamo bisogno, ma che ancora non
abbiamo?
«Si
lavora per crearne uno contro il virus dell’Hiv. Ma è difficile.
Detto ciò, la ricerca non deve abbassare la guardia nemmeno per le
malattie più comuni come quelle respiratorie. Pensiamo al vaccino
per lo pneumococco: le resistenze agli antibiotici sono sempre più
diffuse e il problema è grave. Più aumentiamo la copertura
vaccinale - lo abbiamo dimostrato con uno studio in Sud Africa -,
meno malati avremo, meno antibiotici verranno prescritti e quindi
genereremo meno resistenze».
Qual
è la situazione nei Paesi in via di sviluppo?
«Un
dato: l’immunizzazione è uno tra gli investimenti più efficaci ed
economici per la salute. Eppure, ogni anno, un milione e mezzo di
bambini sotto i cinque anni muore per malattie che possono essere
debellate con una vaccinazione. C’è molto da fare».
Qual
è il ruolo di «Gavi»?
«Nata
nel 2000, è una partnership di organizzazioni pubbliche e private,
con l’obiettivo di vaccinare tutti i bambini del mondo. Siamo
riusciti a vaccinare oltre 500 milioni di piccoli, prevenendo sette
milioni di decessi».
Come
agite in concreto?
«Cerchiamo
di ridurre i costi dei vaccini - anche del 90% rispetto al valore di
mercato - e di sviluppare sistemi efficienti di consegna e
somministrazione. Allo stesso tempo “Gavi” punta a creare le
condizioni perché questi Paesi possano rendersi autonomi dal punto
di vista organizzativo ed economico».
Qual
è il ruolo dell’Italia?
«Tra
i donatori di “Gavi” l’Italia è al quarto posto con un impegno
finanziario che rappresenta il 5,8% dei fondi raccolti. In questi
anni abbiamo vaccinato per lo penumococco 45 milioni di bambini:
l’introduzione di questo vaccino nei Paesi in via di sviluppo è
stata in gran parte sostenuta proprio da voi»

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