Controllo sulle armi, l’Europa può riuscire dove ha fallito Obama
Rudy
Francesco Calvo per L' Unità.TV
La
notizia non ha avuto molto risalto sui media, ma il passo avanti
compiuto ieri dalla Commissione europea potrebbe avere una portata
eccezionale, sul piano pratico e su quello simbolico. Dopo i fatti di
Parigi, il presidente Jean-Claude Juncker e i commissari agli Affari
interni Dimitris Avramopoulos e all’Industria Elżbieta
Bieńkowska hanno promosso una modifica che introduce misure
restrittive alla direttiva europea che regola la vendita e il
possesso delle armi da fuoco. Una direttiva che peraltro, come
sottolinea il Wall Street Journal, oggi è
soggetta a interpretazioni differenti da parte dei singoli Stati
membri, indebolendone la portata.
La
proposta riguarda il divieto di acquisto di armi e munizioni on line,
il divieto di possesso per i privati di armi semiautomatiche (come i
kalashnikov) , l’inclusione delle armi a salve nella lista delle
armi da fuoco (perché facilmente trasformabili in quest’ultimo
tipo), la restrizione all’uso e al possesso delle armi
“disattivate” (di questo tipo erano quelle utilizzate dai
terroristi nella strage di Charlie Hebdo e, forse, anche venerdì
scorso). Le misure saranno discusse domani dai ministri dell’Interno
di tutti gli Stati membri, che si riuniranno a Bruxelles per varare
provvedimenti d’emergenza anche riguardo a un immediato
rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dello spazio
Schengen e allo scambio di informazioni tra gli Stati membri.
I
provvedimenti che riguardano le armi da fuoco sono dettati certamente
anche dall’impatto emergenziale provocato dall’attacco
terroristico a Parigi. Ma rappresentano un passo avanti importante
che, ad esempio, gli Stati Uniti non sono riusciti a compiere,
nemmeno sull’onda emotiva delle molteplici stragi nei campus
studenteschi.
Lo
stesso Barack Obama ha definito come “la mia più grande delusione”
proprio l’insuccesso legato al varo di una legge “di buon senso”
sulle armi ed è tornato a spingere in questa direzione lo scorso 1
ottobre, dopo la sparatoria in un college dell’Oregon.
A
bloccare le proposte di Obama (tra cui alcune coincidenti con quelle
al vaglio in questi giorni dell’Ue) sono stati in passato il Senato
e il Congresso, pesantemente influenzati dalla potentissima lobby
della National Rifle Association, che ha sempre finanziato a suon di
centinaia di migliaia di dollari candidati soprattutto Repubblicani
(ma anche alcuni Democratici), che hanno poi ‘ricompensato’ i
loro benefattori una volta eletti. Proprio nei giorni scorsi,
l’associazione Everytown for Gun Safety, sponsorizzata da Michael
Bloomberg, ha presentato alla Casa Bianca alcune misure restrittive
che potrebbero essere varate dal Presidente anche senza
l’approvazione del Congresso. E Hillary Clinton, in uno dei primi
messaggi dopo la sua candidatura alle primarie per la nomination
democratica, ha promesso una volta eletta “leggi più severe per
controllare la vendita delle armi”.
L’Europa
ha l’occasione di fare da apripista in questa direzione,
irrigidendo ulteriormente misure che sono già più restrittive
rispetto a quelle statunitensi. Ammesso che i governi nazionali non
si mettano di traverso a decisioni che avrebbero un valore simbolico
non solo rivolto all’esterno, ma anche all’interno.
Non
sono passate molte settimane da quando un parlamentare europeo, il
leghista Buonanno, si è presentato in tv maneggiando una pistola,
nei giorni in cui in molti da destra spingevano per rendere più
facile il possesso di armi in casa, con il pretesto della legittima
difesa. Ora tutti potranno essere più consapevoli del rischio che
quelle armi possano poi finire in mani sbagliate. Non necessariamente
di terroristi, ma anche semplicemente di persone incapaci di svolgere
un’opportuna valutazione sul loro uso in condizioni di effettivo
rischio.

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