Chi è davvero al fianco di Isis? Ecco tutte le accuse incrociate
Per
Erdogan sarebbe lo stesso Assad a finanziare gli jihadisti. Mosca
chiama in causa turchi e sauditi. E Israele incolpa l’Iran
MAURIZIO
MOLINARI per la Stampa.IT
CORRISPONDENTE
DA GERUSALEMME
Erdogan
accusa Assad, Putin chiama in causa Turchia, Qatar e Arabia Saudita,
l’Iran punta l’indice su Israele e viceversa, nelle sedi
diplomatiche di Istanbul e nei ristoranti di Amman non si parla di
altro: chi sono i fiancheggiatori segreti dello Stato Islamico
(Isis)? È una discussione disseminata di indiscrezioni e sospetti
che dà il polso dell’atmosfera in Medio Oriente.
Il
greggio di Assad
Il
presidente turco Erdogan, intervenendo al summit sull’Energia a
Istanbul, ha accusato Bashar al Assad di «acquistare sottobanco
petrolio venduto da Isis, pagandolo a peso d’oro». Ciò significa
che «Assad sfrutta il terrorismo per rimanere in piedi» sotto due
aspetti: ottenere il greggio che manca al regime e rafforzare un
nemico contro il quale sta costruendo una sua nuova legittimità
politica. «Isis è sostenuto da Assad», assicura Erdogan.
I
finanziatori privati
L’affondo
di Erdogan è arrivato pochi giorni dopo la chiusura del G20, che ha
visto il presidente russo Vladimir Putin autore di un colpo di
teatro, consegnando ai leader presenti una lista di finanziatori
privati di Isis: si tratta di cittadini di 40 Paesi, ma spiccano in
particolare i turchi, sauditi e qatarini. Sono individui che il
Dipartimento del Tesoro Usa segue sin dal 2013, quando al-Baghdadi
iniziò a ricevere donazioni - attraverso il Kuwait - in precedenza
destinate ad altri gruppi sunniti in Siria e Iraq.
Sospetti
a Istanbul
Fra
i diplomatici europei accreditati a Istanbul e Ankara circolano con
insistenza sospetti su presunte complicità fra il governo turco e
Isis. La tesi prevalente è che Ankara ha consentito a Isis di
rafforzarsi al fine di rovesciare il regime di Assad. La prova,
indicata da più voci, sarebbe l’«autostrada della Jihad» fra il
Sud della Turchia e il Nord della Siria che vede passare non solo i
foreign fighters, ma anche i commerci illeciti che alimentano le
finanze di Isis.
Ospedali
nella Galilea
La
tv libanese Al Manar, espressione di Hezbollah, accusa Israele di
curare nei propri ospedali in Galilea un «grande numero di takfiri»,
ovvero jihadisti sunniti. Si tratterebbe di miliziani islamici,
feriti in combattimenti, che attraversano la frontiera del Golan,
vengono raccolti da Israele, curati e rimandati indietro. Israele
nega tali accuse, affermando che sono civili feriti gravi - circa
1200 finora - curati «per ragioni umanitarie». Hossein
Shariatmadari, direttore di «Kayhan», vicino ai conservatori di
Teheran, definisce Isis «uno strumento di Usa e Israele nel
complotto occidentale contro Assad».
Raid
iraniani
Negli
ambienti militari israeliani è diffuso il sospetto che dietro le
«false accuse» di Hezbollah ci sia in realtà una complicità di
fatto fra Teheran e Isis. La dimostrazione verrebbe dai movimenti
iraniani in Iraq: l’offensiva massiccia contro Isis nella provincia
di Dyala ha avuto successo grazie al sostegno dei raid aerei di
Teheran, ma dopo essere riusciti ad allontanare i jihadisti dalla
propria frontiera sono stati sospesi, allentando la pressione
militare. Lasciando supporre di voler usare Isis con più obiettivi:
spaccare il fronte sunnita, guidato dalla rivale Arabia Saudita, e
spingere Washington ad allearsi proprio con Teheran per combattere i
jihadisti in Siria.
L’origine
delle armi
Il
Centro di ricerche sugli armamenti nei conflitti, di base a Londra,
afferma in un rapporto che le armi in possesso di Isis sono prodotte
in Cina, Russia, Stati Uniti, Sudan e Iran. Includono almeno 656,4
milioni di equipaggiamento militare che gli Stati Uniti avevano
lasciato all’Iraq e Isis ha catturato nelle basi militari così
come ingenti forniture russe trovate nelle installazioni del regime
di Assad.

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