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25 feb 2016

Lavoro, i giovani scoprono l'agricoltura: in arrivo 160 milioni

Lavoro, i giovani scoprono l'agricoltura: in arrivo 160 milioni

Fondi alle imprese del turismo verde, dell'agroalimentare e dell'e-commerce. Obiettivo: creare nuovi posti

ROMA - Battere la disoccupazione giovanile puntando sulla agricoltura: ci sono gli investimenti per farlo (160 milioni fra risorse interne e fondi Ismea-Bei) e c'è una generazione che ne ha voglia. E' da quel settore che, nell'ultimo anno, è arrivata gran parte della nuova occupazione: oltre 35 mila posti in più fra settembre 2014 e 2015, di cui quasi 20 mila fra gli under trenta (in crescita del 12,7 per cento).
 
Piacciono le scuole che portano all'imprenditoria agricolo-alimentare: gli iscritti agli istituti tecnici o professionali che operano in quell'area - ristorazione compresa - sono lievitati del 44 per cento nell'ultimo anno, trainate dal successo dell'Expo. E c'è spazio per crescere ancora, visto che in Italia solo il 5 per cento delle imprese agricole è gestito da under 40 contro una media europea dell'8. Le risorse per farlo sono sul tavolo: in questi giorni sta entrando nel vivo un piano in più azioni da 160 milioni lanciato dal Ministero delle Politiche Agricole . L'obiettivo è far crescere una generazione di nuovi imprenditori capaci di sfruttare le opportunità del mercato. Niente di bucolico, sia chiaro, i tempi del piccolo contadino che vive grazie al campetto sono finiti da un pezzo. Ora si tratta di lanciare start up sull'agroalimentare, di sfruttare l'e-commerce, di agganciare turismo e "green economy". Chi vorrà provarci potrà contare su mutui agevolati o a tasso zero, sul credito d'imposta o su fondi ad hoc offerti alla generazione under 40.

 
Ci sono 20 milioni in un fondo Private Equity destinati a finanziare start up nel settore agricolo, agroalimentare e pesca. Altri 80 milioni saranno destinati a mutui a tasso zero a copertura di investimenti effettuati in azienda (operazione "Campolibero"). Sessanta milioni andranno invece a finanziare mutui a tasso agevolato fino a 30 anni di durata, per l'acquisto di aziende agricole da parte di giovani che vogliono diventare imprenditori (il bando sarà aperto a marzo). In più, fino a fine mese - e al di là dell'età - si può far domanda per ottenere il credito di imposta sul commercio elettronico di prodotti agroalimentari. ha un tetto massimo di 50 mila euro, è fissato al 40 per cento dell'importo degli investimenti realizzati per l'avvio e lo sviluppo della formula: dal software allo sviluppo di database e sistemi di sicurezza. "È una sfida cruciale, vogliamo liberare le energie giovani per dare forza alla nostra agricoltura - avverte il ministro Maurizio Martina - Dallo scorso anno abbiamo aumentato del 25 per cento, per 5 anni, gli aiuti europei destinati alle aziende condotte da giovani. Con questi strumenti interveniamo sul fronte cruciale del credito e del sostegno all'innovazione. Investire in agricoltura non significa guardare al passato, ma interpretare con strumenti nuovi il futuro. Avere i piedi nella terra e la testa al mondo".


di LUISA GRION per Repubblica.it

16 feb 2016

Lavoro, ecco i numeri che promuovono il Jobs Act

Lavoro, ecco i numeri che promuovono il Jobs Act

di Stefano Minnucci per L' Unità.TV

Qualcosa nel mercato del lavoro italiano si muove. I dati positivi di oggi diffusi dall’Inps parlano soprattutto di nuove assunzioni e non soltanto di stabilizzazioni

“Per mesi ci hanno detto che il Jobs Act era una prevaricazione, una violenza, un’imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs Act ci sono stati 764.000 contratti a tempo indeterminato in più”. Sono queste le parole con le quali il presidente del Consiglio Matteo Renzicommenta i dati diffusi oggi dall’Inps.
In effetti, leggendo i numeri messi a disposizione dall’Istituto di previdenza, il balzo in avanti nel numero di rapporti di lavoro a tempo indeterminato non può essere per nulla trascurato. Insomma, qualcosa nel mercato del lavoro italiano si muove, e anche in maniera piuttosto evidente. Sul piano politico, inoltre, il saldo positivo di oggi non può non tener conto concretamente della riforma del mercato del lavoro e della decontribuzione concessa alle aziende dalla legge di stabilità.
Il dato forse più interessante, fa notare il responsabile economico del Partito democratico Filippo Taddei, consiste nell’analisi dei flussi sulla composizione del lavoro: “Se nel 2013 e 2014 meno di 1 rapporto di lavoro su 3, che venivano variati (per assunzioni o trasformazioni) era a tempo indeterminato, nel 2015 siamo balzati a più di 2 su 5”. Un elemento che di fatto mette in evidenza l’evoluzione del mercato e certifica la nuova centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
C’è poi un altro dato da sottolineare, che in qualche modo mette a tacere le critiche sul Jobs Act legate alla natura del rapporto di lavoro e sminuisce i vari giudizi sfavorevoli secondo cui la riforma avrebbe soltanto trasformato la tipologia di contratto (da determinato a tutele crescenti) piuttosto che aver creato nuovi posti. Su questo punto l’Inps parla chiaro: la composizione del dato positivo di oggi è basata soprattutto su nuove assunzioni e non su stabilizzazioni: i nuovi contratti sono infatti 1 milione e 871mila in più, mentre le trasformazioni del contratto da tempo determinato a indeterminato sono 499mila.
È una conferma che le aziende italiane hanno utilizzato lo sgravio sui contributi Inps (i famosi 8000 euro l’anno per tre anni concessi dalla legge di stabilità) soprattutto per fare nuove assunzioni a tempo indeterminato.
In ogni caso, se è vero che i dati fino ad ora citati vanno nella direzione di forte contrasto del precariato, è altrettanto vero che c’è un altro dato da sottolineare, quello dell’aumento esponenziale dei voucher, che in questo caso minaccia la stabilità del lavoro: nel 2015 i buoni per il pagamento per il lavoro accessorio sono stati oltre 115 milioni, cresciuti del 66% rispetto all’anno precedente. Un aspetto su cui bisognerà vigilare per scongiurare un suo utilizzo inopportuno evitando di farlo diventare la nuova frontiera del precariato.


19 gen 2016

Lavoro, Inps: «1,15 milioni di assunti nel 2015 grazie agli sgravi fiscali»

Lavoro, Inps: «1,15 milioni di assunti nel 2015 grazie agli sgravi fiscali»
Nei primi 11 mesi del 2015 si sono registrate oltre 2,1 milioni di assunzioni a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni di rapporti a termine e apprendisti) a fronte di 1,525 milioni di cessazioni (+584.000 posti stabili nell'anno). Lo si legge nell'Osservatorio sul precariato dell'Inps appena pubblicato, secondo il quale rispetto allo stesso periodo 2014 c'è una variazione positiva per 510.292 posti a tempo indeterminato.

Tra gennaio e novembre - sottolinea l'Inps nell'Osservatorio che considera i dipendenti privati esclusi i domestici e gli operai agricoli - le assunzioni a tempo indeterminato sono state 1.640.630, il 37% in più dello stesso periodo del 2014 (+442.906) mentre le assunzioni a termine sono state 3.187.318 (+1,5%) e le assunzioni in apprendistato 175.032 (-20,2% sul 2014). Nel complesso le assunzioni hanno superato quota cinque milioni con una crescita del 9,7% sull'anno precedente. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine sono state 388.454 (+25,8%) mentre quelle di rapporti di apprendistato sono state 80.897 (+25,3%). Le cessazioni di rapporti di lavoro nel complesso nei primi 11 mesi sono state 4.322.658 (+2,1%). Tra queste 1.525.818 milioni sono state cessazioni di rapporti a tempo indeterminato.

Sono state assunte 1.158.726 persone con gli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità per l'anno. Lo sgravio completo sui contributi Inps per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato è triennale e ha un limite annuo di 8.060 euro. L'esonero contributivo è stato utilizzato per il 57,1% delle assunzioni stabili (2,029 milioni).
Nei primi undici mesi del 2015 risultano invece venduti oltre 102, 4 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto al corrispondente periodo del 2014 (61.129.111), pari al 67,5%. Lo si legge nell'Osservatorio sul precariato dell'Inps nel quale si sottolinea la crescita in Sicilia (+97,4%) e in Liguria (+85,6%) anche se il Nord resta l'area nella quale i buoni lavoro si utilizzano di più con i due terzi del totale.
Renzi: «Dati dimostrano assurdità polemiche su Jobs Act».«Oltre mezzo milione di posti di lavoro a tempo indeterminato in più nel 2015. Inps dimostra assurdità polemiche su Jobsact. #avantitutta». Lo scrive su Twitter il presidente del consiglio Matteo Renzi.

Da IL Messaggero.it

30 nov 2015

Lavoro, da Ducati a Telecom, dove il tabù orario non esiste

Lavoro, da Ducati a Telecom, dove il tabù orario non esiste
Non solo Ducati. Il caso indicato dal ministro del Lavoro Poletti («Una azienda dove l’operaio lavora in uno spazio e con dei tempi che non sono dettati da una macchina per cui ogni 30 secondi deve mettere un pezzo, ma si organizza e si gestisce da solo») come esempio in cui il “fattore ora”, in senso rigido, è stato superato per stabilire la misura di quantificazione del salario non è affatto isolato.
Meglio puntare, a ribadito ieri il ministro, sui risultati, sulla produttività e gli obiettivi da raggiungere invece che sulle rigidità legate all’orario. A decine di migliaia, in tutta Italia, si contano imprese nelle quali il contratti di lavoro è stato modificato da elementi integrativi carichi di innovazioni. E’ l’era del dipendente «smart worker»: un lavoratore che esegue la prestazione fuori dai locali aziendali, anche per un solo giorno a settimana o per sempre, utilizzando strumenti tecnologici per lavorare da accesso  remoto (pc, smartphone o tablet ) senza postazione fissa in ufficio . E senza vincoli specifici ma solo obiettivi aziendali condivisi e accettati....CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO: Su IL Messaggero.it