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19 dic 2015

I vignaioli ringraziano Draghi, l'export vola a 5,4 miliardi

I vignaioli ringraziano Draghi, l'export vola a 5,4 miliardi


Secondo Nomisma la crescita delle vendite all'estero è sostenuta soprattutto dall'indebolimento dell'euro nei confronti del dollaro. A trainare il settore sono ancora le bollicine, mentre soffre lo "sfuso"

MILANO - Mario Draghi e la Fed mettono le ali al vino italiano che - nelle stime di Nomisma - chiuderà il 2015 con una crescita record dell'esportazioni del 6% pari a un controvalore di 5,4 miliardi di euro. Insomma i vignaioli nostrani devono ringraziare soprattutto le mosse di politica monetaria della Bce e della Banca centrale americana che da un lato hanno indebolito l'euro e dall'altro rafforzato il dollaro sostendo le vendite all'estero del made in Italy: in questo modo, infatti, i nostri produttori hanno sono stati più competitivi sui principali mercati mondiali di importazione.
Per quanto riguarda invece le quantità, anche in ragione di una minor disponibilità di prodotto (la vendemmia 2014 non è stata tra le più generose degli ultimi tempi), i volumi di vino esportati nel 2015 risultano inferiori a quelli dell'anno precedente, attestandosi poco sopra ai 20 milioni di ettolitri. "La crescita nell'export di quest'anno risulta trainata soprattutto dagli spumanti", afferma in una nota Denis Pantini, responsabile wine monitor di Nomisma, "le cui vendite oltre frontiera aumentano sia sul fronte dei valori che dei volumi per oltre il 10%. Sotto tono invece l'esportazione dei vini fermi imbottigliati - che continuano comunque a rappresentare più del 75% dell'export totale - mentre risulta in netto calo quella dello sfuso".
La riduzione delle vendite all'estero dei vini sfusi non è solo il risultato di una minor disponibilità di prodotto, ma anche di un continuo pressing competitivo portato avanti dalla Spagna che anche nel 2015 ha incrementato l'export di questa tipologia di oltre il 10% in volume ma a fronte di prezzi più bassi di un analogo 10%. Ormai più di un litro su tre di vino sfuso commercializzato nel mondo è di origine spagnola.
Tornando invece al mondo delle bollicine "continua il momento d'oro del prosecco che fa segnare nuovi record d'esportazione nel mercato nordamericano (Usa e Canada), inglese, svizzero e scandinavo (Svezia e Norvegia in particolare), mentre al contrario il 2015 non sarà annoverato tra gli anni migliori per quanto riguarda l'export dell'Asti", sottolinea Pantini.
A livello generale, il grande 'malato' tra i principali mercati di importazione continua ad essere la Russia. Dopo il calo registrato nel 2014 (-6% nei valori), quest'anno la battuta d'arresto è pari a circa un 30%, un crollo che ha interessato in maniera analoga anche i nostri vini. Il permanere del prezzo del petrolio e del gas ai minimi storici (principali fonti di ricchezza del paese, le cui esportazioni pesano per quasi il 20% del Pil) non lasciano ben sperare per una ripresa a breve degli acquisti di vino dall'estero in questo mercato. All'opposto, il 2015 ha visto il recupero del mercato cinese. Pur a fronte di un rallentamento economico, le importazioni di vino in questo paese vengono stimate per quest'anno attorno a 1,8 miliardi di euro, sottendendo una crescita superiore al 50% e facendo così della Cina il quarto mercato mondiale per valore dell'import di vino, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Germania (nel 2014 occupava il sesto posto, dopo anche Canada e Giappone).
L'Italia però non sembra sfruttare appieno l'onda lunga di questo recupero: il nostro export aumenta "solamente" di circa il 15%, contro percentuali comprese tra il 60% e il 120% messe a segno dai vini dei diretti competitor (Francia, Cile e Australia).

Da Repubblica.it

23 ott 2015

Poste in borsa a 6,75 euro, al Tesoro un bottino di quasi 3,4 miliardi

Poste in borsa a 6,75 euro, al Tesoro un bottino di quasi 3,4 miliardi

Il prezzo dell'Ipo di Poste Italiane è stato fissato a 6,75 euro per azione, sulla parte più alta del range 6,5-6,75 euro. Lo ha annunciato questa mattina il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di una conferenza stampa. Sulla base di questo prezzo, la capitalizzazione della società corrisponde a 8,816 miliardi di euro.

"Il prezzo lo fa il mercato che ha sempre ragione, siamo molto contenti", ha commentato l'ad di Poste Italiane, Francesco Caio, sottolineando l'interesse della comunità finanziaria per la quotazione della società: "Abbiamo fatto un buon lavoro portando l'Italia in giro per il mondo". In effetti, la domanda complessiva di 1.521 milioni di azioni è risultata pari a circa 3,35 volte il quantitativo massimo oggetto dell'offerta globale di vendita e a circa 3,1 volte, includendo anche le azioni oggetto dell'opzione greenshoe.

I 453 milioni di azioni ordinarie di Poste Italiane messe sul mercato sono state allocate per il 70% dell'offerta globale (317,1 milioni di azioni) agli investitori istituzionali e per il 30% (135,9 milioni di azioni) al pubblico indistinto e ai dipendenti del gruppo. In caso si esercitasse l'opzione greenshoe (45,3 milioni agli azionisti istituzionali), entro 30 giorni, l'offerta risulterebbe complessivamente allocata per il 72,7% agli azionisti istituzionali e per il 27,3% all'offerta pubblica.

Gli investitori istituzionali che hanno aderito all'Ipo sono "di altissima qualità", ha assicurato il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, nel corso della conferenza stampa. "Abbiamo un libro di altissima qualità sia in termini di tipologia di investitori istituzionali che di distribuzione geografica. Ma è ancora troppo presto per parlare dei dettagli".

Il capo della segreteria tecnica del Ministero, Fabrizio Pagani, ha aggiunto che "abbiamo tutta la tipologia di investitori nel libro, c'è grande soddisfazione per la riposta di investitori internazionali ma anche degli investitori italiani, non solo retail, che hanno risposto a questa importante chiamata".

Quindi, con il collocamento in borsa il prossimo 27 ottobre del 34,7% delle azioni di Poste Italiane, il Tesoro incasserà quasi 3,4 miliardi di euro nel caso venga esercitata l'opzione greenshoe (38,2% del capitale in caso di integrale esercizio dell'opzione greenshoe). Denaro che sarà "destinato alla riduzione del debito pubblico che è fondamentale per la politica economica, ma la strategia più importante" per la riduzione del debito "è la crescita economica", ha precisato il ministro. 

Il ricavato dell'Ipo per legge andrà tutto al fondo di ammortamento dei debito pubblico. Allo stato attuale non è previsto il collocamento di nuove quote di Poste Italiane perché il Dpcm fissa una soglia massima del 40%. "Il dpcm è molto chiaro", ha spiegato Pagani, "autorizza fino al 40%. Evidentemente il governo nei prossimi anni prenderà le decisioni più opportune e c'è comunque un lock up 180 giorni".

Comunque a oggi "la privatizzazione di Poste Italiane è stata un grande successo e una riforma strutturale strategica per il Paese", ha continuato Padoan. Un grande successo confermato dall'interesse dei mercati che hanno valutato molto positivamente la possibilità di accedere a quest'opportunità e premiato l'operazione strategica del management. "Conferma la fiducia dei mercati nell'impresa e nel Paese in cui opera", ha aggiunto il titolare di Via XX settembre.

Per Padoan quella di Poste Italiane è la più importante quotazione dell'anno in Europa ed è la dimostrazione che il Paese è "alla frontiera della capacità manageriale". Dopo aver ringraziato il grande lavoro di squadra del Tesoro insieme all'azienda e poi l'azienda stessa e i suoi vertici, il ministro si è detto convinto che la fase di quotazione sul listino confermerà il successo di quest'iniziativa.

La strategia di privatizzazioni del governo proseguirà nei prossimi mesi con Enav e Ferrovie dello Stato. Il collocamento di Poste Italiane è, infatti, "un rilancio del piano privatizzazione del governo che resta parte importante della sua strategia economica e che continuerà nei prossimi mesi con Enav e Ferrovie dello Stato", ha concluso Padoan.

Da MilanoFinanza.it