21 feb 2016

Primarie Usa: Trump trionfa /Bush abbandona

 Primarie Usa: Trump trionfa /Bush abbandona 
Democratici, Clinton vince a fatica in Nevada /
South Carolina, il trionfo di Trump. Scontro aperto tra Rubio e Cruz per il 2° posto

Primarie repubblicane in Usa, il tycoon batte senza tentennamenti i concorrenti. E supera il candidato amato dalla destra religiosa anche nell'elettorato cristiano-evangelico. Dal canto suo, il giovane senatore di origini cubane, superato l'uomo del Tea Party, diventa l'uomo su cui punterà l'establishment conservatore. Jeb Bush si ritira

NEW YORK - Vince Trump, non ci sono discussioni. Alle tv e ai siti dei giornali bastano pochi minuti dopo la chiusura dei seggi (e appena il 2 per cento dei voti scrutinati) per proclamare il candidato-miliardario trionfatore delle primarie del Grand Old Party in South Carolina. Man mano che il tempo passa il suo vantaggio si conferma e alla fine i numeri sono chiari: Donald Trump si prende il 32,8 per cento, Marco Rubio e Ted Cruz se la battono per il secondo posto, con il primo che vince di un soffio (22,4 contro 22,1. Jeb Bush arriva solo all’8 (e annuncia il ritiro), John Kasich si ferma al 7,6, il chirurgo afro-americano Ben Carson si deve accontentare del 7 per cento.
Donald Trump batte Ted Cruz - il candidato amato dalla destra religiosa e dal Tea Party che dopo la vittoria in Iowa aveva puntato tutto sulla South Carolina  - su tutta la linea e la cosa che colpisce di più è che lo supera anche nell’elettorato cristiano evangelico. Tiene a distanza di sicurezza il giovane senatore della Florida Marco Rubio, che con il ritiro dell’ultimo dei Bush diventa automaticamente il candidato su cui punta adesso l’establishment del partito repubblicano, con il convinto appoggio dei maggiori finanziatori del Grand Old Party (ad iniziare dai famosi fratelli Koch).

 
I RISULTATI / REPUBBLICANI Le primarie del Sud Carolina e il totale dei delegati

Siete uno Stato speciale, siete della gente incredibile”. Il candidato miliardario (e provocatore)  si gode la sua vittoria, accompagnato sul palco - come ormai da tradizione - dall’intera famiglia. “We love you” urla la moglie Melania alla folla, “mio padre renderà l’America di nuovo grande” le fa eco la figlia Ivanka riprendendo uno dei più azzeccati slogan del padre. Lui scherza sulla gravidanza della figlia (“potrebbe partorire in ogni momento, anche prima che io finisca questo discorso, nel caso abbiamo l’ospedale pronto e un nipote nato in South Carolina mi andrebbe benissimo”), si congratula sorridendo con gli sconfitti Rubio e Cruz e poi rilancia il suo cavallo di battaglia, incurante della recente polemica con il papa: “Costruiremo il muro al confine con il Messico e chi lo pagherà? Il Messico!”. Quanto al nemico Jeb Bush - con cui ha avuto scambi decisamente sotto la cintura - si dice convinti di potersi prendere anche i suoi voti: “Ne prenderò un sacco, è duro, è odioso, è squallido, è crudele. È soprattutto meraviglioso”.
Nonostante la terza sconfitta in tre gare Rubio si è presentato davanti ai suoi sostenitori con l’aria del vincitore. Ha fatto i complimenti a Donald Trump per la vittoria ma si è detto certo di vincere la nomination in una corsa in cui di fatto sono rimasti in gara solo in tre. Si è rivolto agli elettori di Jeb Bush, ha manifestato “tutto il rispetto” (al contrario di Trump) per la dinastia che ha dato agli Stati Uniti due presidenti. Se fossero primarie normali (e con i vertici repubblicani di un tempo) anche gli altri due candidati più deboli a questo punto abbandonerebbero la corsa, non avendo più alcuna chance di rimonta. Non è detto che lo facciano, ma anche dovessero resistere  fino al Super Tuesday del primo marzo - quando andranno alle urne una dozzina di Stati (tra cui Texas, Colorado, Georgia, Massachusetts e Virginia) - la loro campagna è bella e finita.
Per chi ama la cabala, un’ultima annotazione: qualsiasi candidato repubblicano che ha vinto in questo Stato del sud dopo aver vinto in New Hampshire ha poi conquistato la nomination. Trump ha vinto entrambe le primarie, adesso può guardare al Super Tuesday del primo marzo con grande ottimismo (che non gli è del resto mai mancato).

Di di ALBERTO FLORES D'ARCAIS per Repubblica.it







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