Emicrania: tutti i farmaci capaci di arginarla
Fabio
Di Todaro per IL SecoloXIX.IT
Chi
ne soffre, non porta con sé un mal di testa come tutti gli altri.
Dolore lancinante, nausea, disturbi visivi, ipersensibilità ai
suoni, agli odori e alla luce: queste le diverse sfaccettature
dell’emicrania. Un malessere complesso che colpisce il sistema
nervoso centrale e gli organi di senso e di cui soffre all’incirca
il 10% della popolazione mondiale. Ma la conoscenza della malattia è
ancora incompleta.
CHE
COSA CONOSCIAMO AD OGGI DI QUESTO DISTURBO
Comprendere
i meccanismi alla base dell’emicrania si sta rivelando più
complesso di quanto si pensasse. Molti studi sono in corso su modello
animale, mentre si sta diffondendo la prassi di analizzare il
cervello di persone decedute che in vita avevano sofferto della
malattia. Inizialmente i ricercatori erano convinti che si trattasse
di un disturbo legato alla circolazione sanguigna: da cui la
sensazione di pulsazione alle tempie che si avverte durante un
attacco acuto. Adesso, invece, sono molti gli esperti portati a
considerarla come un disturbo percettivo sensoriale, visto il
marcato coinvolgimento degli organi di senso. «Circa due terzi dei
pazienti che soffrono di attacchi acuti di emicrania accusano
l’allodinia, ovvero una condizione che rende le persone sensibili a
stimoli diversamente impercettibili - spiega Teshamae Monteith,
neurologo dell’Università di Miami -. Anche il vapore che esce
dalla doccia può provocare uno stimolo molto doloroso. Questo ci fa
pensare che chi soffre di emicrania abbia una soglia differente di
risposta agli stimoli sensoriali».
Sebbene
il profilo genetico della malattia non sia ancora completo, diversi
elementi lasciano pensare a una storia di familiarità. Tra i geni
riscontrati con frequenza nei pazienti, ve ne sono alcuni associati
al glutammato, un neurotrasmettitore con funzioni eccitatorie.
I
PRODOTTI IN USO PER BLOCCARE I SINTOMI
Pilastro
del trattamento acuto dell’emicrania oggi sono i triptani, in
grado di agire sui recettori della serotonina, un neurotrasmettitore
che circola in elevate quantità nel corso degli attacchi. Il loro
funzionamento non è chiaro, ma certo è che riescono a interrompere
l’attacco di emicrania nel giro di pochi minuti. Non tutti, però,
rispondono allo stesso modo. Per questo si è alla ricerca di nuovi
farmaci in grado di soddisfare la totalità dei pazienti. Sono in
fase di sperimentazione nuovi medicinali in grado di colpire il
peptide correlato al gene della calcitonina (Cgrp), un vasodilatatore
che interviene nella trasmissione del dolore e i cui valori risultano
amplificati negli emicranici.
Uno studio
multicentrico di
fase II, realizzato in doppio cieco, ha evidenziato l’efficacia del
telcagepant, un antagonista del recettore del Cgrp, nel trattamento
del disturbo. «È quanto di più nuovo c’è nel campo della
ricerca per la lotta all’emicrania e dimostra come si possa avere
un farmaco sicuro in grado di colpire un bersaglio sicuramente
coinvolto nello sviluppo della malattia», chiosa Monteith. La
ricerca però prosegue. Da non trascurare alcuni dati riguardanti
l’impiego della lidocaina
per via nasale.
Prospettive interessanti potrebbero essere svelate pure dalle
tecniche di imaging che riproducono il cervello umano nel corso di un
attacco acuto di emicrania. Soltanto comprendendo nel dettaglio i
meccanismi della malattia, si potrà trovare un rimedio risolutivo.
LA
PRIMAVERA INCENTIVA IL NUMERO DI ATTACCHI
Chi
soffre di emicrania, sa che quello in corso è uno dei periodi più
delicati. Alla base di questa “esplosione” dei disturbi ci sono
gli sbalzi termici, l’alternanza meteorologica e le modificazioni
dei ritmi di sonno tipici delle mezze stagioni. Disturbi che
riguardano anche i bambini, condizionati dall’intensificarsi
dell’impegno scolastico in vista della fine dell’anno. «Il
disturbo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi trent’anni
anche a causa del netto cambiamento nello stile di vita dei ragazzi»,
afferma Pasquale Parisi, responsabile del centro cefalee pediatriche
del Sant’Andrea di Roma. «Stiamo parlando della malattia
neurologica su base genetica più diffusa tra i piccoli: in Italia
colpisce circa dieci bambini su cento, con tassi anche doppi negli
adolescenti - conferma Massimiliano Valeriani, responsabile del
centro cefalee dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù -. Il primo
passo da fare, quando il bambino segnala il mal di testa, è capire
se è di origine emicranica o se può essere il sintomo di un’altra
malattia, come un’infezione delle vie aeree o qualcosa di più
serio».
Chiosa
Giuseppe Mele, pediatra di famiglia e presidente dell’Osservatorio
Nazionale sulla Salute dell’Infanzia e dell’Adolescenza
(Paidoss): «Nei bambini che soffrono di emicrania è importante
adottare tecniche di rilassamento per controllare la tensione
muscolare, nervosa e vascolare. Per la terapia occorre tenere in
considerazione anche diverse sostanze naturali - dal ginkgo biloba al
coenzima Q10, dalla vitamina B12 al magnesio - rivelatesi efficaci
nella riduzione dei sintomi».

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