“Aiutiamoli a casa loro”. Lo slogan, i fatti e la politica
La
Nuova Cooperazione ha davanti a sé sfide globali che solo con un
sistema coordinato e concertato riuscirà ad affrontare, per il bene
dell’umanità
“InOut”
è una rubrica che cercherà di portare la voce
del mondo della cooperazione alla sviluppo e le varie sfaccettature
delle migrazioni,
storie di integrazione, ma anche uno sguardo alle politiche di
accoglienza in Italia e in Europa, oggi al centro del dibattito
pubblico.
Il
4 gennaio è entrata nel vivo l’operatività dell’Agenzia
di Cooperazione allo Sviluppo,
con la presa in servizio della direttrice Laura Frigenti, a cui
auguriamo buon lavoro. Il
rilancio della cooperazione è una sfida a cui il Governo Renzi
ha creduto e dato operatività,
approvando la riforma e investendo più risorse, segno di
attenzione e volontà di impegno per affrontare i cambiamenti
globali. È una sfida importante quella che ci aspetta, è la
costruzione e il rafforzamento del Sistema Italia nella Cooperazione,
che dovrà coinvolgere tutti gli attori che vedono nella
cooperazione internazionale lo strumento indispensabile per
lo sviluppo sostenibile e per la tutela dei diritti umani, come
parte integrante e qualificante della politica estera
dell’Italia. La riforma ha voluto riconoscere un ruolo
fondamentale alla società civile, alle istituzioni pubbliche,
alle università e ai rappresentanti del settore profit e no
profit per
la costruzione della Politica di Cooperazione Internazionale
dell’Italia, coinvolgendoli nel Consiglio nazionale della
Cooperazione, che ha mosso i suoi primi passi con molta cautela
ma con ambizioni e obbiettivi importanti. Si tratta di un tavolo
di discussione e confronto, uno strumento di partecipazione con
il compito di consultazione e proposta verso il governo, per far
sì che l’Italia faccia sistema anche in questo settore strategico.
Per
svolgere con efficienza i compiti che la legge prevede per il
Consiglio, sono stati approvati nell’ultima plenaria quattro
gruppi di lavoro tematici, che cominceranno i lavori il 20 gennaio.
Si concentreranno su Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile,
strategie della cooperazione italiana allo sviluppo, ruolo
del settore privato e su Migrazioni e sviluppo. Proprio
quest’ultimo è stato il tema principale della
discussione dell’ultimo Consiglio, ma anche uno dei più
trattati quotidianamente nel dibattito pubblico. ‘Aiutiamoli
a casa loro’ è lo slogan che si sente di continuo da alcuni
strilloni della politica.
Una frase che è semplice da pronunciare ma a cui non è mai
stato dato un contenuto, non ci è mai stato raccontato cosa
intendono dire o come vorrebbero operare. L’unico pensiero che
chiaramente vediamo dietro questa frase è la contrarietà verso
le migrazioni. È chiaro che molte donne e uomini eviterebbero
volentieri il viaggio, eviterebbero i pericoli certi ed il
rischio di non riuscire ad arrivare alla meta, che i genitori
eviterebbero il rischio di morte ai propri figli. Molti di loro
rimarrebbero volentieri nel proprio paese, se solo ci fossero le
condizioni di sperare in un futuro, se si potesse vivere con la
dignità di esseri umani, se si potesse semplicemente vivere.
Ma
tutto questo per milioni di persone non è possibile. Le migrazioni
ci sono e permarranno. Tocca all’Europa scegliere lo spirito
con cui affrontarle. Quello di chiusura mentale e fisica potrà
ingenerare solo conflittualità, senza risolvere un fenomeno
strutturale in cui ognuno ha l’obbligo di fare la propria
parte. L’Italia lo sta facendo. Il
compito della Cooperazione è anche quello di rielaborare il concetto
di migrazioni e sviluppo.
Dobbiamo partire dal valore delle persone e con loro programmare una
nuova politica di co-sviluppo e partenariato. La Nuova Cooperazione
ha davanti a sé sfide globali che solo con un sistema coordinato
e concertato riuscirà ad affrontare, per il bene dell’umanità.

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