Il Fatto, la gogna mediatica e il rovesciamento della realtà
Numero
monografico del giornale foglio grillino dedicato a Maria Elena
Boschi, in cui l’ombra (non importa se sia diffamazione o calunnia)
è peggio della colpa
Numero
monografico del Fatto, oggi, dedicato a Maria Elena Boschi. Come ci
si poteva aspettare, il foglio grillino non ha gradito che il
Parlamento abbia respinto la mozione di sfiducia grillina al ministro
delle Riforme. “La Boschi si vota l’assoluzione” è il titolo
d’apertura, accompagnato da un editoriale dell’innamorato deluso
Travaglio (“Maria Elena nel Paese delle Meraviglie”) il cui
argomento centrale suona così: siccome “i deputati della
maggioranza che devono riguadagnarsi la candidatura” hanno creduto
al ministro, quel voto di fiducia non vale niente. Il contrario di
quanto scrive Antonio Padellaro, il Fondatore: “Forse ha ragione il
premier: autogol M5s”, poiché “è stato offerto alla ministra un
piedistallo da cui proclamare la propria trasparenza e onestà”.
Chi ha ragione? Mah, andiamo avanti.
“L’apologia
di Maria Elena, col padre che andava a piedi a scuola e le origini
contadine, segna una debolezza”, scrive il comico Alessandro
Robecchi. A seguire, ben tre segugi riempiono due pagine con
un’inchiestona: “La ministra, il pm e il papà nel piccolo mondo
aretino”, salvo poi dover tristemente ammettere che “tra i 13
nomi segnalati da Via Nazionale non figura quello del padre della
ministra”.
Più
interessante la riflessione di Antonello Caporale (titolo: “La
ministra e quell’ombra che non potrà cancellare”), secondo il
quale “in politica conta più l’ombra che la colpa”: qui il
rovesciamento della realtà è perfetto, e la macchina del fango
assurge a unico metro di giudizio politico. Non importa che cosa hai
fatto, ammesso e non concesso che tu abbia fatto qualcosa: la “colpa”
può anche non esserci – e infatti qui non c’è, come deve
riconoscere lo stesso Caporale – ma la condanna è già stata
eseguita: soltanto “l’ombra” esiste davvero, e l’ombra è
precisamente la diffamazione, la calunnia, la gogna mediatica, la
falsificazione costruita ad arte. E purtroppo è proprio così.

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