Milano, ebreo accoltellato: intensificata vigilanza nei luoghi a rischio. "Non abbiamo paura"
In
prefettura vertice d'urgenza tra i responsabili della sicurezza.
Indagano i magistrati del pool anti-terrorismo. Il presidente Ucei:
"Non ci faremo intimidire". Ma l'intifada dei coltelli
spaventa la comunità
Immediato
rafforzamento della vigilanza su tutti gli obiettivi sensibili, a
partire dalla scuola ebraica che si trova a pochi metri dal luogo del
ferimento. Il rischio che "l'intifada dei coltelli" avviata
dai palestinesi all'inizio di ottobre possa manifestarsi anche qui,
spaventa l'Italia. E spaventa Milano, la città in cui è
stato ferito
per strada Nathan Graff,
genero di uno dei rabbini della comunità locale. Per ragionare su
come e cosa fare, la prefettura ha convocato una riunione d'urgenza
fra tutti i membri del tavolo che si occupa di sicurezza e vigilanza
sui cosiddetti 'luoghi sensibili' e i vertici della comuità ebraica
milanese.
Indaga
il pool anti-terrorismo.
In
procura invece il caso è stato affidato al pool coordinato da
Maurizio Romanelli che si occupa di anti-terrorismo e reati politici.
Non è ancora chiaro se gli inquirenti contesteranno l'aggravante
dell'odio razziale: la valutazione del materiale raccolto dalla Digos
è appena iniziato. L'ipotesi di reato, comunque, sarà con tutta
probabilità tentato omicidio.
Preoccupazione
in Israele.
La
notizia ha avuto un grande rilievo in Israele, tutti i mass media
riportano il fatto che ha anche aperto il primo notiziario della
radio militare. Nei siti web ortodossi locali è forte la
preoccupazione che "l'intifada dei coltelli" possa arrivare
anche in Europa. Nel frattempo nelle sinagoghe si invita a pregare
affiché "Nathan, figlio di Haya-Sarah" si ristabilisca
dalle ferite patite. "Non credo che sia una vicenda personale -
dice Milo Hasbani, vicepresidente della comunità di Milano - Stiamo
cercando di ricostruire cosa è successo: il ragazzo può essere
stato attaccato perché ebreo, in quanto individuabile. Dunque un
bersaglio abbastanza facile".
Lerner: "Mi auguro solidarietà musulmani".
Lerner: "Mi auguro solidarietà musulmani".
"I
primi a far sentire la loro solidarietà a Nathan Graff e agli ebrei
milanesi, mi auguro che siano coloro la cui religione anche fra noi è
stata brandita come un coltello: i musulmani": a scriverlo
sul suo blog è Gad Lerner che definisce l'aggressione "una
ferita insopportabile per tutta Milano, la cui matrice è quella più
temuta: guerra d'importazione dal Medio Oriente, l'ebreo additato
come nemico assoluto". E conclude: "Indigna pensare che
qualcuno debba preoccuparsi a Milano di nascondere la propria
identità, rinunciando alla kippà o a qualsiasi altro segno di
appartenenza, perché ciò lo renderebbe esposto a ostilità e
aggressioni".
Shaari: "Questione palestinese fuori dal contesto italiano"
. Arriva
immediata la risposta dell'Istituto culturale Islamico di viale
Jenner. "E' una condanna senza se e senza ma. Totale - dice il
presidente Abdel Hamid Shaari - Se una persona cammina per strada e
viene accoltellata la solidarietà è fuori discussione, poi dobbiamo
vedere se quanto successo possa essere legato all'Isis o alla
questione palestinese, che - sottolinea Abdel Hamid Shaari - vanno
tenuti fuori dal contesto italiano". Alcuni membri della
comunità ebraica milanese hanno parlato da subito di un aggressore
arabo. Su questo Shaari afferma: "Le schegge
impazzite purtroppo ci sono sempre e con l'uso del web - nota - sfuggono ai nostri controlli". Lo definisce un atto vile, da condannare" l'imam di Segrate Ali Abu Shwaima. Ma "non creiamo ipotesi sul caso, non accusiamo la nostra comunità, che non c'entra niente". E se ci fossero delle accuse "sarebbero gratuite e fuori posto, noi pratichiamo la convivenza con tutte le altre comunità". E conclude: "A me dà fastidio che la comunità islamica non venga interpellata quando capitano altre aggressioni".
Il 40enne in prognosi riservata.
impazzite purtroppo ci sono sempre e con l'uso del web - nota - sfuggono ai nostri controlli". Lo definisce un atto vile, da condannare" l'imam di Segrate Ali Abu Shwaima. Ma "non creiamo ipotesi sul caso, non accusiamo la nostra comunità, che non c'entra niente". E se ci fossero delle accuse "sarebbero gratuite e fuori posto, noi pratichiamo la convivenza con tutte le altre comunità". E conclude: "A me dà fastidio che la comunità islamica non venga interpellata quando capitano altre aggressioni".
Il 40enne in prognosi riservata.
Le
condizioni di Graff sono stabili: il quarantenne è ancora in
prognosi riservata, ma non in pericolo di vita. La ferita più grave,
quella al volto, lunga sette centimetri, è stata suturata con un
intervento chirurgico. Quando è stato assalito, Graff indossava la
kippah, era 'riconoscibile'. E questo è uno degli elementi che
inquieta e preoccupa la comunità ebraica che dai primi istanti ha
ripetuto che l'aggressore è di origine araba.
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