Come possiamo vincere la barbarie del terrorismo disumano
Di Eugenio Scalfari su Repubblica.it
SIAMO
di fronte, e non solo nella strage parigina di due giorni fa, ad una
guerra globale che, almeno in apparenza, sembra una guerra di
religione. Infatti, prima di uccidere le loro vittime, i terroristi
dell'Is invocano il loro Dio: Allah è grande, gridano, e poi sparano
a raffica o si fanno saltare in aria in mezzo alla gente che hanno
scelto come agnelli da sacrificare. Muoiono essi stessi pur di
uccidere. Sembra appunto una guerra di religione.
ECOME
tale i carnefici usano la strategia di colpire gli altri; non importa
chi sono, giovani, vecchi, bambini; non importa in quale Paese: hanno
colpito a New York, a Parigi, in Turchia, in Egitto, nel Bangladesh,
in Pakistan, nelle Filippine, in Afghanistan, in Tunisia, in Iraq ed
ora minacciano Roma e Londra. Tra le persone occasionalmente uccise
ci potrebbero essere perfino musulmani. Quindi, sotto le apparenze
della guerra di religione, la realtà è un'altra: c'è voglia di
distruggere, in modo cieco, una barbarie che sogna la fine di
un'epoca senza però un solo barlume d'una civiltà futura. Qualcuno
ha paragonato questo terrorismo a quello che insanguinò l'Italia e
la Germania negli anni Settanta del secolo scorso; da noi furono
chiamati gli anni di piombo, ma è un paragone totalmente sbagliato.
Quei terroristi conoscevano il nome e perfino l'indirizzo della
vittima che avevano scelto; avevano ripudiato un passato che avevano
vissuto e si proponevano un futuro, un'ideologia, un assetto diverso
della società.
I
terroristi di oggi non si propongono alcun futuro e non hanno alcun
passato sociale e politico da ricordare. Vivono soltanto un presente
e alcuni di loro, ma certamente non tutti, vagheggiano forse un
aldilà dove un Allah che soddisfi i loro desideri; non è quello dei
veri musulmani che le loro sacre scritture hanno descritto. Non sono
persone libere. Certamente hanno fatto liberamente una scelta che è
quella che Etienne de La Boétie chiamò il servo arbitrio: loro
hanno scelto di essere schiavi di chi li dirige, le cellule d'uno
Stato che non ha confini stabili, non ha una sua Costituzione, ma ha
un gruppo di comando, scuole di preparazione alla disumanità, campi
dove si insegna il maneggio delle armi, le tecnologie necessarie, i
modi di camuffarsi, le comunicazioni sofisticate tra loro e con il
comando del gruppo e gli obiettivi da colpire. Questo è il gruppo di
comando e i suoi soldati-schiavi hanno scelto di soggiacere ai loro
padroni. Qui si pone la domanda del perché questa scelta l'abbiano
fatta.
***
La
questione è assai complessa, riguarda la libertà, che cosa
significa, da dove ci viene. Non mi pare oggi il giorno adatto ad
esaminare uno dei concetti più complessi e più importanti della
ricerca filosofica e perfino religiosa, ma qualche parola va detta
per tentare di capire l'essenza di quanto sta accadendo e il modo con
il quale reagire perché se d'una guerra si tratta, caratterizzata da
modalità del tutto nuove, la questione della libertà e
dell'arbitrio, libero o servo che sia, deve esser capita per poterla
affrontare in modo appropriato e vincente. Ebbene, noi non siamo
liberi se non per un istinto e per la natura che contraddistingue la
nostra specie da quella degli altri animali. La nostra natura
possiede la capacità di guardare noi stessi mentre viviamo. È
questa capacità che ci fa diversi da tutti gli altri animali. Noi ci
guardiamo agire, vivere, invecchiare e sappiamo anche di dover
morire.
L'istinto
principale che abbiamo e che condividiamo con tutte le altre specie
vitali, è quello della sopravvivenza. In più abbiamo la memoria,
altro segno che ci distingue dalle altre specie viventi.
Tutte
queste caratteristiche fanno sì che il nostro istinto di
sopravvivenza è duplice: vogliamo sopravvivere come individui e
vogliamo anche sopravvivere come specie. All'individuo che ciascuno
di noi ha scelto di essere abbiamo dato un nome che è il nome
dell'Io che siamo. L'Io è una costruzione, è il nostro sentirci
individui e c'è sempre, in qualunque momento, dalla nascita fino
alla morte. Quindi la sopravvivenza e l'amore per noi stessi è
automatico, fa parte della nostra natura.
L'amore
per la specie, o se volete chiamatela il prossimo, deriva anch'esso
dall'istinto della sopravvivenza perché nessuno di noi può
concepire d'essere il solo abitante umano del globo terrestre.
Tuttavia il livello dell'amore per la specie oscilla fortemente da
persona a persona. Ce n'è sempre una scintilla in ciascuno, ma può
essere scintilla o fiamma o brace coperta di cenere.
Le
nostre scelte dipendono dal rapporto tra la fiamma che abbiamo per
noi stessi e quella che abbiamo per gli altri e l'estensione di
quell'amore. Una scintilla, l'ho già detto, c'è sempre, se resta
soltanto tale vuol dire che quell'amore si restringe a pochi, a volte
pochissimi, a volte una sola persona. Se tiriamo le somme di questo
ragionamento la conclusione è che la barbarie dei terroristi attuali
deriva dal fatto che non hanno alcun amore, anzi odiano, la specie
cui appartengono, odiano tutti gli altri, mentre amano solo quei
pochi che condividono con loro l'odio per gli altri e vogliono
distruggerli. E qui appare il servo arbitrio: l'amore tra pochi si
differenzia tra chi ha il talento per comandare e quelli che sentono
verso di lui un sentimento di devozione quasi religioso e si mettono
al servizio del suo talento e del suo carisma. Come si vede, la
nostra libertà è pressoché inesistente ed è la natura che
comanda.
Si
direbbe che la grande maggioranza delle persone è animata da
caratteristiche diverse pur avendo in partenza i medesimi istinti. È
certamente vero. I barbari sono pochi numericamente parlando, ma
molti per le modalità del loro operare e stanno crescendo di numero.
In Francia per esempio i musulmani sono 7 milioni. In gran parte
moderati, ma pur sempre musulmani. I capi delle comunità sono, salvo
pochi, desiderosi di inserirsi nella società dove hanno scelto di
vivere; ma nelle loro file specie tra i giovani, il gusto
dell'avventura, di imporsi, di valorizzare il loro esser "diversi",
è diffuso. Questo modo di sentire si trova soprattutto nelle
"banlieue" di Parigi e nelle grandi città non soltanto in
Francia.
Ci
troviamo dunque di fronte ad un piccolo esercito, anzi piccolissimo,
ma estremamente mobile e difficilmente individuabile prima che
agisca. Aggiungo anche che questa guerra "sui generis" è
la causa di due effetti assai pericolosi. Il primo è che la guerra
contro i barbari impone vincoli molto stretti alla nostra vita
privata. Il secondo è che dal punto di vista politico questa
situazione rende molto più forti i movimenti e partiti di una destra
xenofoba: guadagna terreno ed è un pericolo evidente per la
democrazia. Concludo ponendomi una domanda: poiché bisogna sgominare
l'Is e i suoi capi, qual è la guerra che dobbiamo fare e vincere? Le
nazioni aggredite ed i loro alleati debbono scendere sul terreno che
sta tra Siria, Iraq e Libia, ma non solo con bombardamenti aerei ma
con truppe adeguate. Ci vuole un'alleanza politica e militare che
metta insieme tutti i membri della Nato a cominciare dagli Usa e in
più i Paesi arabi, la Turchia (che nella Nato c'è già), la Russia
e l'Iran. Credo che sia questo il modo di agire nell'immediato
futuro. Se non si fa, la nostra guerra con la
barbarie
terrorista non vincerà. Molto tempo per decidere non c'è. Nel
frattempo l'Europa federale dev'essere rapidamente costruita a
cominciare dalla difesa comune e dalla politica estera. Sono questi i
soli modi per difenderci dal terrore e dalla sua disumanità.
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Come vincere la barbarie e il terrorismo ? Cosi a mente calda mi viene spontaneo dire COMBATTENDO per i propri ideali , per i propri figli e mogli , per i propri genitori ma non scappando mettendo i propri cari nelle condizioni di morire veramente, come avviene purtroppo...vorrei dire a questi padri di famiglia se non è passato per la loro mente la voglia e l' orgoglio di unirsi a CURDI e le loro mogli che da soli con pochi aiuti stanno conquistando città dopo città , scappare è gia arrendersi è già aprire le porte al terrorismo e alla barbarie, mettete in salvo i vostri figli e magari mogli ma voi uomini spetta il dovere sacrosanto di combattere , fuggire è la soluzione più facile , ma anche la più vigliacca.....cosi la penso io

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