Angela Merkel, i 10 anni di potere della signora d’Europa
(Angela Merkel, diventata cancelliera 10 anni fa))
di Danilo Taino (nostro corrispondente a Berlino) Corriere Della Sera.it
Flessibilità, fortuna e (anche) grande forza fisica: così frau Merkel ha stretto la mano a 98 capi di governo della Ue e ha guidato la Germania a prendere la leadership d’Europa
Novantotto:
sono i capi di governo della Ue che Angela Merkel si è vista passare
davanti agli occhi, ai quali ha stretto la mano e detto una parola in
dieci anni da Cancelliera. Una prova di sopportazione colossale. Da
quel 22 novembre 2005, quando si sedette per la prima volta
nell’ufficio di capo del governo, portandosi dietro il grande
quadro di Konrad Adenauer, le sue straordinarie pazienza e forza
fisica le ha dispiegate con intensità crescente, fino a oggi,
momento di crisi drammatica in Europa. Un decennio, il primo decennio
Merkel, nel quale, tra crisi di ogni genere, ha guidato la Germania a
prendere la leadership del Vecchio Continente.
La riforma del lavoro
Quando,
quella mattina di due lustri fa, Gerhard Schröder, che aveva battuto
alle elezioni due mesi prima, aprì la cassaforte e le passò le
chiavi della Cancelleria, ricevette due cose: i regali di Silvio
Berlusconi al suo predecessore e la riforma del mercato del lavoro
realizzata da Schröder. Gli orologi del premier italiano sono
probabilmente da qualche parte, dimenticati come la gran parte dei 98
capi di governo europei. Sulla riforma del mercato del lavoro, Frau
Merkel ha invece costruito negli anni successivi la sua forza in casa
e capitalizzato nel mondo il prestigio dato dall’economia della
Germania. La ragazza che Helmut Kohl aveva portato in politica
dall’Est dopo la caduta del Muro e la riunificazione ha due doti: è
fortunata e ha una flessibilità politica che le ha permesso di
resistere salda al potere fino a diventare la leader più longeva
della Ue.
Le
crisi
Forgiata
nelle crisi. Quella del 2008, quando guidava un governo di Grande
Coalizione con i socialdemocratici. Quella dell’euro e della Grecia
nel 2010-2011, Cancelliera di una coalizione con i liberali. Nel 2015
ancora quella della Grecia di Alexis Tsipras e poi l’Ucraina e la
massa di rifugiati che sta arrivando in Germania - 850.000 in dieci
mesi - attratti dalla sua politica delle braccia aperte, ancora a
capo di una Grosse Koalition. In mezzo, crisi bancarie, il caso Opel
da vendere o non vendere, movimenti xenofobi da tenere a bada, ora lo
scandalo Volkswagen che rovina reputazioni, viaggi per il mondo (347
fuori dai confini), rapporti spesso tesi con Obama e soprattutto con
Putin. Sempre (quasi) in controllo della situazione, sicura nella
conoscenza dei dossier e con un’idea su cosa fare.
Le caratteristiche
«È
determinata, sostenuta da un’enorme controllo nervoso - dice
Herfried Münkler, professore di Scienze Politiche all’università
Humboldt di Berlino -. E molto più flessibile del macho Schröder o
di Helmut Schmidt. Con enormi capacità fisiche». Caratteristiche
che l’hanno resa indispensabile e unica in un mondo - aggiunge
Münkler - dove certe doti femminili vincono e in un’Europa a 28
«che non può tollerare leader prepotenti». Fino a due mesi fa,
Frau Merkel era criticata perché - si diceva - è attendista, troppo
attenta ai sondaggi d’opinione. In compenso, non si avevano dubbi:
avrebbe vinto le elezioni, per la quarta volta, anche nel 2017,
sarebbe cioè rimasta al governo della Germania (e dell’Europa)
fino al 2021.
La
svolta con i rifugiati
La
storia, però, ha svolte repentine e la Cancelliera sa sorprendere. A
inizio settembre, di fronte alle masse di rifugiati che premevano ai
confini dell’Europa, ha detto che il diritto di asilo per chi fugge
dalle guerre è garantito dalla costituzione tedesca e che non ci
sarebbe stato un limite ai profughi che la Germania avrebbe accolto.
Un gesto di leadership indifferente ai sondaggi che - nelle parole
del suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble - «ha salvato
l’onore dell’Europa». Ma che ha creato divisioni nel governo e
nello schieramento conservatore che guida, in particolare con la Csu,
il partito bavarese gemello della sua Cdu. All’improvviso, la
Cancelliera omnivora, capace di digerire ogni posizione politica è
diventata divisiva, criticata per l’imprudenza di invitare
centinaia di migliaia di profughi in Germania. «Ha detto che ce la
facciamo - commenta Münkler - ma non ha detto come».
L’indiscutibilità
della cancelliera, dieci anni dopo, non è solida come lo era stata
fino all’estate scorsa. Ma i nervi saldi rimangono: nonostante nei
sondaggi sia scesa dal 70 al 49%, Frau Merkel tiene la porta aperta
(con moderazione) ai rifugiati, anche come risposta non xenofoba agli
attentati di Parigi. E in parte sta recuperando. È la sfida del
secondo decennio: se perde nel 2017, non si ripresenterà; se cela
fa, sarà un trionfo e vedrà molti, molti altri capi di governo
arrivare e sparire.


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