Repubblica cambia direttore: arriva Calabresi
Mauro
e De Benedetti ufficializzano il passaggio di consegne. Tra
cambiamento e continuità.
A
40 anni dalla sua nascita Repubblica volta pagina. Dopo aver avuto
due soli direttori (il fondatore Eugenio Scalfari, prima, Ezio Mauro,
poi), il quotidiano ne abbraccia un terzo: Mario Calabresi.
Il
passaggio di consegne è annunciato sul giornale del 15 gennaio con
un editoriale del direttore uscente Ezio Mauro, e un comunicato
dall'editore Carlo De Benedetti.
«Nella
velocità dei tempi che viviamo, quarant'anni sono il tempo di un
cambiamento che supera lo scarto tra due generazioni», è l'esordio
di Mauro, che evidenzia come, dalla fondazione del giornale, si siano
succeduti eventi di rilevanza storica, dalle stragi di Stato a quelle
di mafia, dalla caduta del Muro di Berlino all'11 settembre, passando
per l'arrivo di internet che ha rivoluzionato il modo di fare
comunicazione.
INNOVAZIONE
E LAICITÀ. La storia del Paese corre accanto a quella di Repubblica,
nelle parole di Mauro, che omaggia «il genio di Scalfari» per aver
«cambiato il giornalismo», rivendica uno «sforzo continuo di
innovazione» elencando iniziative come 'Repubblica delle idee', D,
Domenica, R2, oltre alla nascita del sito repubblica.it, ribadisce la
laicità ricordando la 'lettera a chi non crede' inviata da papa
Francesco a Scalfari, ripercorre la battaglia contro le leggi ad
personam e il conflitto di interessi.
Una
filosofia legata alla speranza di vedere «un'Italia in cui si
confrontino una sinistra riformista, di governo, e un partito
conservatore autenticamente liberale».
L'editoriale
di Mauro si chiude con i ringraziamenti alla redazione, ai lettori,
all'editore, con l'introduzione del suo successore Mario Calabresi e
una promessa: «Vent'anni fa avevo scritto che dovevamo 'cambiare,
restando noi stessi'. Succederà ancora, nel modo migliore, e
Repubblica continuerà a essere un attore di quel cambiamento di cui
ha bisogno più che mail il nostro Paese».
DE
BENEDETTI: «PASSAGGIO NON BANALE». Di passaggio «non banale»
parla Carlo De Benedetti, che indica in Scalfari colui senza il quale
«Repubblica non sarebbe mai esistita» e Mauro come colui che «ha
raccolto il testimone» e con cui «Repubblica si è consolidata non
solo come il principale giornale veramente nazionale, ma anche come
un baluardo per la difesa dei diritti e degli equilibri
costituzionali».
Dando
il benvenuto a Calabresi, «un professionista solido, esperto, che è
cresciuto tra noi e ha dato prova di saper coniugare una solida
cultura democratica al gusto dell'innovazione e della modernità»,
De Benedetti parla di «continuità», lasciando al nuovo direttore
la «piena autonomia» per «elaborare e portare avanti i piani
editoriali che riterrà».
Ma
quello del 15 gennaio 2016 è un cambiamento epocale per Repubblica,
che con la fine dell'era Scalfari-Mauro chiude una pagina della sua
storia.
Da
Lettera43.it


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