31 mar 2016

La ministra Guidi avrebbe favorito le aziende del fidanzato grazie a un emendamento

La ministra Guidi avrebbe favorito le aziende del fidanzato grazie a un emendamento

E’ quanto emerge da conversazioni telefoniche intercettate dai magistrati

Francesca Guidi, ministro delle Attività produttive, finisce nei guai per una telefonata intercettata nella quale informa il fidanzato, Gianluca Gemelli, di un emendamento alla legge di Stabilità approvato all’ultimo momento nel dicembre del 2014 con il quale si dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa, opera contestatissima dalle associazioni ambientaliste, e che favoriva direttamente proprio le aziende di Gemelli, il quale risulta indagato.
La storia è raccontata negli atti dell’inchiesta con cui sono state arrestate cinque persone. Atti nei quali ci sono anche una serie di conversazioni telefoniche dirette tra la Guidi e Gemelli. Gemelli era interessato a fare in modo che si sbloccasse l’operazione Tempa Rossa, gestita dalla Total, perché secondo l’accusa le sue aziende avrebbero guadagnato circa due milioni e mezzo di sub appalti. E di questo parla al telefono con la compagna.
Che, il 13 dicembre, lo rassicura: “Dovremmo  riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche Mariaelena la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte… Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… ehm… dall’altra parte si muove tutto!”. Il compagno le chiede se la cosa riguardasse i suoi amici e il ministro gli risponde: “Eh certo, capito? Per questo te l’ho detto”.
Da L'Unità.TV


Scomodare la Resistenza contro la riforma Boschi fa torto alla Resistenza

Scomodare la Resistenza contro la riforma Boschi fa torto alla Resistenza

Al fatto Carlo Smuraglia bolla la riforma del Senato come contraria ai valori della Costituzione
Fischia il vento, urla la bufera: “Oggi come ieri, bisogna sempre restare vigili sulla nostra democrazia”. Parola del presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia in una intervista al Fatto. Giusto, giustissimo. Perché si possa vigilare con efficacia, tuttavia, occorre avere un’idea anche vaga dell’argomento, del tema in discussione, del pericolo alle porte: altrimenti si rischia di fare il gioco dell’avversario.
Scomodare la Resistenza, l’antifascismo, i partigiani per criticare la riforma del Senato è prima di tutto, un insulto alla Resistenza, all’antifascismo, ai partigiani: e colpisce che un tale insulto venga proprio da chi, pro tempore, dovrebbe rappresentarne e tutelarne l’eredità culturale e politica.
Smuraglia si sente addirittura “in trincea”, come “nel ’53 contro la legge truffa” e “nel ’60 quando decisero di fare un governo con i fascisti”. Ma la trincea dev’essere talmente profonda da impedirgli di vedere che cosa c’è fuori.
Con la riforma Boschi, sostiene Smuraglia, “si consolida un sistema di potere che non tiene conto che noi abbiamo una Costituzione repubblicana, democratica e antifascista”. Dunque, se le parole hanno un senso, la riforma Boschi modifica la Costituzione in senso monarchico, antidemocratico e fascista.
Ma le parole di Smuraglia un senso non riescono a darselo, e con l’avanzare dell’intervista cresce anche la confusione. “Prendendo alcuni modelli che in Europa già esistono – spiega – si poteva superare il bicameralismo perfetto in una settimana”. Bum! Però, aggiunge nella riga successiva, “non si può andare di corsa”. Dunque non si può fare una riforma in meno di una settimana? O il percorso previsto dall’articolo 138 (della Costituzione, non dello statuto del Pnf) è per Smuraglia troppo veloce? Insomma, due anni sono troppo pochi ma una settimana è sufficiente?
Smuraglia conclude con due clamorosi svarioni: prima incolpando l’Italicum di avere, come ogni altra legge elettorale al mondo, un premio di maggioranza (ma l’Italicum, caro Smuraglia, non fa parte della riforma Boschi sottoposta a referendum), e poi sostenendo l’illegittimità dell’attuale Parlamento e la “mancanza di rispetto” per la Consulta (proprio la Consulta, bocciando il Porcellum, ha ribadito esplicitamente la piena legittimità delle Camere elette nel 2013).
Insomma, ad un esame non vogliamo dire di diritto costituzionale, ma di educazione civica alla scuola media, Smuraglia sarebbe sonoramente bocciato. Ma questo è un problema suo. Gli chiediamo però, sommessamente, di non trascinare con sé la memoria e i valori della Resistenza.
Di Fabrizio Rondolino.TV

La legge del volontariato e della solidarietà. Ecco le novità

La legge del volontariato e della solidarietà. Ecco le novità


Il Senato approva la legge delega di riforma del Terzo Settore. Tante le novità: dal Testo Unico alle nuove norme su trasparenza e No Profit

Con il sì del Senato, la legge delega per riforma del terzo Settore compie finalmente il primo passo dopo mesi di discussioni. Dopo l’approvazione alla Camera, il governo avrà un anno di tempo per emanare i decreti legislativi che porteranno alla creazione di un Testo Unico e di un codice del terzo settore. Novità chieste per anni dalle associazioni no profit e dagli operatori con lo scopo di fare un passo avanti in termini di semplificazione e superamento di contraddizioni tra le diverse leggi oggi in vigore. Il testo licenziato ieri dal Senato contiene molte novità che vanno dalla maggior trasparenza per associazioni e fondazioni alla possibilità di fare impresa sociale, dalla creazione del registro unico a quella del consiglio nazionale, dalla definizione dell’area di interesse generale in cui possono operare gli operatori del terzo settore alle nuove regole per il no profit e per la retribuzione dei dirigenti, degli amministratori, dei revisori dei conti.
Da L' Unità.TV


Salvini sotto casa della Fornero, ha passato il segno

Salvini sotto casa della Fornero, ha passato il segno

Una legge che non ho condiviso ma l’ha fatta il Parlamento

Matteo Salvini ha convocato per domani una manifestazione sotto casa della ex ministra Elsa Fornero, a San Carlo Canavese. Probabilmente si presenterà armato della solita felpa col cappuccio e della stessa demagogia con cui da anni ormai ha invaso il dibattito pubblico italiano contribuendo a renderlo più degradato e violento.
Ci siamo abituati, ma credo che questa volta si rischi di passare davvero il segno.
Non ho condiviso la riforma che porta il nome dell’ex ministra, non ero in quel Parlamento e credo che sia stato un errore grave che ha scaricato i costi di un risanamento economico necessario sulla parte debole della popolazione, ma non credo che sia tollerabile questa idea di una politica che ogni giorno deve additare un nemico, adesso andandolo addirittura a cercare sotto casa.
La trovo un’idea sbagliata perché violenta e pericolosa, e insieme inutilmente demagogica: le leggi si cambiano nei Parlamenti, si costruiscono attraverso impegno e mediazioni, si limano nelle commissioni, col lavoro di confronto e di copertura delle risorse, ma tutto questo Salvini sembra scordarlo o volerlo far scordare ai cittadini tanto da frequentare così poco il Parlamento Europeo, dove è eletto, in favore degli studi tv, dove probabilmente si trova più a suo agio.
Quella riforma delle pensioni, che noi vogliamo correggere e correggeremo, porta il nome di Elsa Fornero, sì, ma la responsabilità di un Parlamento e di un Governo intero da cui mi aspetterei una maggiore solidarietà con una ministra che si è assunta, per tutti, una responsabilità di cui sentiva e sente il peso. 
Chi oggi è colpito da quella riforma, i lavoratori, ha bisogno di una legge che cambi, di una politica che risolva i problemi, non negandone la complessità e non seminando pericoloso odio verbale.
Salvini ha deciso di fare altro: il solito show, questa volta però è più di cattivo gusto del solito.

Di Valeria Fedeli per L' Unità.TV

La Matita di Staino & Scintilla


Tutti al Festival di Giornalismo

Tutti al Festival di Giornalismo

I fatti delle ultime settimane impongono un tema centrale: la funzione dei media di fronte al terrorismo e alla guerra

Ci siamo: la prossima settimana tutti a Perugia per il Festival Internazionale di giornalismo. Assicurano i promotori che sarà l’occasione ideale per fare i conti “con la natura sempre più schizofrenica” del mestiere. I fatti delle ultime settimane impongono un tema centrale: la funzione dei media di fronte al terrorismo e alla guerra. I drammi che il pianeta sta vivendo impongono, cioè, una riflessione sulle parole che usiamo per raccontare i fatti, sentendole spesso come usurate. Non mancherà l’occasione per un confronto vero su questo e su altri aspetti, come le difficoltà che i giornalisti ancora incontrano, in tante parti del mondo, per raccontare fatti e storie in libertà. I dati e non solo dimostrano come in questi dieci anni l’evento sia davvero cresciuto. Oltre alla presenza di molti esperti e di grandi firme è proprio la vivacità della discussione con i tanti giovani che lo frequentano a renderlo davvero speciale. Più voci si alterneranno nei piccoli talk: Peter Greste (giornalista di network internazionali, ora in Al Jazeera English, che sta conducendo la campagna #JournalismisnotaCrime),
Hossein Derakhshan (padre dei blogger iraniani, chiuso in galera dal 2008 al 2014) e Iyad El-Baghdadi ( attivista apolide, preziosa fonte di notizie durante la primavera araba). Molti altri giornalisti e blogger parleranno delle loro esperienze sul campo, con le testimonianze dei crimini dell’Isis in Siria e quelle nel corrotto regime ghanese. Impossibile condensare in poche righe il vastissimo programma del festival che apre il 6 e chiude il 10 di aprile. Mario Calabresi intervisterà, ad esempio, Jay Carney, attuale numero 2 di Amazon ma soprattutto ex portavoce della Casa Bianca con Obama. La lista di giornalisti che provengono da testate internazionali è davvero lunga, garanzia di un’atmosfera tutt’altro che provinciale. I dati: ci saranno oltre 500 speaker di 34 Paesi, oltre 200 eventi, 152 i volontari fra studenti e aspiranti giornalisti, fotografi provengono da 19 diversi paesi. Non manca il cinema, nella magnifica sala dei Notari né la televisione con la banda di Gazebo e tanti altri freschi interpreti della stagione. Tutto con accesso libero e in diretta streaming. Uno scherzo è auspicabile: l’elezione in diretta, alla fine della kermesse, del “re degli schizofrenici”.
Di Maurizio Boldrini per L' Unità.TV


30 mar 2016

La vendetta trasversale contro il fratello della Boschi

La vendetta trasversale contro il fratello della Boschi

Il Fatto sulla scia di precedenti ignobili: colpire un parente innocente (osa lavorare in un cantiere di una galleria) per punire il nemico

La “vendetta trasversale” – colpire un parente stretto quando non si può colpire il diretto interessato – è una pratica tanto ignobile quanto diffusa: in Italia è (stata) una specialità dei fascisti di Salò, dei brigatisti rossi, dei mafiosi e del Fatto.
Marco Travaglio pubblica oggi in prima pagina un articolo di Marco Lillo così intitolato: “Il fratellino della Boschi, 27 anni, già assunto alla coop rossa Cmc”. All’interno l’occhiello orienta la lettura: “Famigli: le fortune del clan”. La colpa di Pier Francesco Boschi è la stessa dei fratelli Tagliaferro massacrati dai fascisti e del piccolo Di Matteo strangolato dai mafiosi: avere un parente sgradito.
E’ un laureato con ottimi voti – spiega il direttore generale della Cmc, Roberto Macrì, a Marco Lillo –, mi pare 106 su 110, in ingegneria a Bologna. Assumiamo ogni anno decine di ingegneri con contratti di formazione, come è andata con lui. Penso guadagni meno di 1500 euro al mese – prosegue Macrì – e le assicuro che non fa un lavoro da privilegiato. Ora lo abbiamo trasferito a Catania dove dobbiamo costruire la circumetnea. Se fossi un raccomandato non mi farei assumere in Sicilia in un cantiere di una galleria. È un lavoro durissimo”.
Basterebbero queste dichiarazioni a chiudere il caso sul nascere: un cronista dotato di una pur minima dignità tornerebbe al giornale spiegando al direttore, come si dice in gergo, che “non c’è pezzo”: che il fratello di un ministro lavori non soltanto non è un crimine, ma non è neppure una notizia.
I fascisti, i mafiosi e il Fatto funzionano però in un altro modo: colpiscono i parenti, purché innocenti, e poi se ne tornano orgogliosi nei loro covi maleodoranti.
Di Fabrizio Rondolino per L' Unità.TV


Giappone : E' tempo di ciliegi in fiore













“Marino offende il Pd, lui sa come sono andate le cose”. La versione di Guerini

Marino offende il Pd, lui sa come sono andate le cose”. La versione di Guerini

Il vicesegretario dem smentisce le accuse su presunte ingerenze nelle nomine in giunta. Poi precisa: “Possibili ulteriori iniziative dopo aver letto il libro”


Solo tanto livore e parole offensive nei confronti del nostro partito”. La replica del Partito democratico a Ignazio Marino e a quanto detto oggi dall’ex sindaco in conferenza stampa è affidata al vicesegretario Lorenzo Guerini. Il quale, d’altra parte, è chiamato direttamente in causa per un presunto intervento a favore della nomina in giunta di Mirko Coratti, poi arrestato per vicende legate a Mafia Capitale. “Un fatto che smentisco nuovamente e in modo categorico”, ribadisce Guerini.
Essendo stato sindaco – è la bacchettata del vicesegretario dem – mi sarei ben guardato dal mettere in discussione la sua autonomia e libertà di scelta. Infatti Marino sa molto bene come sono andate le cose. Tanto è vero che all’indomani della pubblicazione su un quotidiano della notizia di questo mio mai avvenuto intervento, ebbi con lui un scambio di opinioni di cui conservo memoria”. Guerini, quindi, ricostruisce la sua versione dei fatti: “Lo informavo della mia intenzione di smentire, ricevendo da Marino stesso non solo l’approvazione completa della mia decisione di replicare al quotidiano, ma anche i ringraziamenti per il sostegno dato in un momento di sua difficoltà. I fatti parlano chiaro”.
In merito a quanto scritto nel libro dell’ex sindaco, poi Guerini mette le mani avanti: “Pur avendo altre passioni letterarie, rimango in attesa di conoscere il contenuto esatto del libro ed eventualmente assumere ulteriori iniziative”.
Da L' Unità.TV








Salvini, quando una (legittima) battaglia politica diventa una campagna d’odio

Salvini, quando una (legittima) battaglia politica diventa una campagna d’odio

Il segretario della Lega convoca una marcia nel comune natale dell’ex ministra Fornero. E’ l’ennesimo tentativo di cavalcare le pulsioni più becere del popolo italiano per provare a cambiarne (a suo favore) l’identità

In Italia c’è un uomo che professa odio. Quest’uomo risponde al nome di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, assiduo frequentatore di talk show televisivi e noto strumentalizzatore di tragedie globali.
Colui che vuole trasformare la politica in una collezione di felpe per tutte le stagioni, se la prende, e non è una novità, con l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero e la sua “infame” riforma delle pensioni. Questa volta lo fa da Gerusalemme, dove è in visita, invitando all’invasione del comune natale della professoressa piemontese. Una vera e propria marcia contro la persona, convocata su Facebook dal capopopolo leghista: “La Fornero, con la sua legge infame (votata dal Pd), ha rovinato milioni di italiani! E Renzi non ha mosso un dito per cambiarla. Schifo e vergogna! Vi aspetto questo venerdì, primo aprile, in piazza a San Carlo Canavese (TO), paese natale della signora: noi non molliamo!”, scrive Salvini.
E poco dopo, questa volta su Twitter, ribadisce il concetto, sottolineando che lo fa da Gerusalemme, dove probabilmente nessuno sa di cosa stia parlando.


Quel “via la Fornero”, quell’appello all’invasione di piazza, sono qualcosa di davvero odioso e sconcertante. Dietro questa parole non c’è una (legittima) battaglia politica ma una campagna d’odio verso colei che secondo Salvini “dovrebbe essere esiliata”. Una campagna che, proprio perché proveniente da colui che si erge a difensore dell’identità e della cultura di casa nostra contro l’invasione straniera, assume un significato ancora più forte e paradossale. E ci sentiamo a gridarlo a gran voce: costui non rappresenta l’identità del popolo italiano, costui ne cavalca le pulsioni più becere e profonde per provare a cambiarla questa identità. Siamo certi che non ci riuscirà.
Non rispondo a queste provocazioni – afferma la diretta interessata – devo presumere che Salvini si muova strettamente in un contesto di legalità. Se poi ci fossero degli elementi di illegalità, sarà compito delle autorità competenti occuparsene”.
Chapeau.
Di Stefano Cagelli per L' Unità.TV


Scuola, ultime ore per le domande degli aspiranti prof

Scuola, ultime ore per le domande
 degli aspiranti prof

Conto alla rovescia per la partecipazione al concorso che mette in palio 63 mila posti. Attese 200 mila richieste.
Ancora una manciata di ore per cogliere l'occasione.
Scade alle 14 del 30 marzo il termine per presentare, obbligatoriamente online, la domanda di partecipazione al prossimo concorso a cattedra.
Prima del week end pasquale, venerdì 25, risultavano inoltrate 89 mila iscrizioni e altre 70 mila erano in corso di lavorazione. In tutto, si arriverebbe a quota 160 mila.
VERSO QUOTA 200 MILA. Al Miur avevano calcolato una platea di almeno 200 mila candidati, in base alle abilitazioni e alle presenze dei possibili interessati nelle graduatorie a esaurimento. Ma è assai probabile - a guardare le esperienze passate - che ci sia il colpo di coda dell'ultima ora e dunque il totale potrebbe non discostarsi molto dalle stime fatte. Supera invece ogni previsione, secondo quanto afferma l'Anief, il numero di impugnazioni contro le «esclusioni illegittime» da parte di 15 diverse tipologie di candidati, con un'alta presenza di ricorrenti neo-laureati.
CONTRATTO A SCADENZA. Per rimanere in tema di esclusioni, negli ultimi giorni è arrivata la correzione da parte del Miur della Faq numero 14, che includeva nel concorso gli insegnanti con contratto a tempo indeterminato nelle scuole paritarie: per mero errore materiale - hanno spiegato da viale Trastevere - è stata riportata la parola «tempo indeterminato» anziché «tempo determinato» e perciò a poter partecipare sono solo i docenti con contratto a scadenza negli istituti paritari.
PREVISTI TRE BANDI. La procedura concorsuale ha carattere regionale e prevede tre bandi: uno per i docenti della scuola dell'infanzia e della primaria, un secondo rivolto agli insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado e infine un terzo bando per il sostegno. In tutto 63.712 posti che verranno assegnati nel corso del triennio 2016-2018. Un concorso - ricordano al ministero - «innovativo, che vuole selezionare i migliori docenti puntando sul merito, sul riconoscimento del percorso svolto e sulla qualità». Per conoscere le date delle prove scritte bisognerà aspettare il 12 aprile quando sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un avviso ad hoc, anche se da giorni sui siti specializzati si rincorrono ipotesi al riguardo. Lo scritto sarà 'computer based' e dunque richiede l'utilizzo di migliaia di postazioni all'interno di laboratori o aule informatiche individuate presso scuole o altre sedi pubbliche idonee. Il candidato nei 150 minuti di tempo a disposizione leggerà i quesiti e risponderà su una piattaforma tramite pc. Otto le domande, di cui sei a risposta aperta e due chiuse in lingua straniera, somministrate in maniera random, in modo che la casualità impedisca scambi di informazioni tra una postazione e l'altra.
Da Lettera43.it


Scintilla !

Meditate gente , meditate che forse ci darà indietro i miliardi spesi a vuoto per il G8 e il terremoto dell' Aquila , già che ci siamo si vedrà se potrà far realizzare la promessa di Berlusconi ( conosciuto come PUTTANIERE ) 1 milione di posti di lavoro...la gente ricorda non scorda nulla :

Un bel miracolo fa comodo a tutti. Anche in tv

Un bel miracolo fa comodo a tutti. Anche in tv

La Rai ospita a volte programmi che fanno leva sul bisogno irrazionale di credere nelle mille panzane che pseudoscienze, millenaristi e maghi di varia origine propinano a un pubblico ignaro e credulone

Piero Angela è circondato da un grande affetto assai meritato. Nessuno come lui è riuscito a fare della divulgazione scientifica un grande racconto popolare. Immedesimandosi nello spettatore e mettendosi nei suoi panni, senza dare nulla di scontato, ma sapendo trovare il linguaggio per spiegare a tutti. In più è sorretto dal rigore del metodo scientifico, per cui la sua narrazione è sempre coerente con la prova dei fatti.
Purtroppo la Rai ha ospitato e ospita anche programmi di segno completamente opposto. Che fanno leva sul bisogno irrazionale di credere nelle mille panzane che pseudoscienze, millenaristi e maghi di varia origine propinano a un pubblico ignaro e credulone. Extraterrestri che hanno modificato la storia della Terra, maghi che hanno previsto tutto, astrologi che ti fanno trovare l’amore e ti fanno vincere in Borsa, complotti americani che si sono inventati lo sbarco sulla Luna e l’attentato alle Torri Gemelle, cure miracolose che riescono laddove medici e medicine non arrivano.
Anche per questo Angela ha fondato nel 1989 il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo sulle affermazioni delle Pseudoscienze). Se volete sapere perché si scioglie il sangue di San Gennaro, perché le previsioni astrologiche sono tutte sbagliate o perché le cosiddette medicine alternative sono solo bufale lì trovate le risposte. Chiare, semplici, razionali.
Ma una delle caratteristiche delle pseudoscienze è che non essendo scienze, ma solo vaghe suggestioni, concedono, al contrario dei fatti sottoposti a verifica sperimentale, una gran libertà. O meglio, una pseudo libertà. Quella di credere che ciò che non può essere ottenuto razionalmente possa succedere per miracolo. E un bel miracolo può far comodo a tutti.
Di Chicco Testa per L' Unità.TV


29 mar 2016

Lo scoop del Fatto stile Watergate: il 5 marzo Renzi è stato a Firenze

Lo scoop del Fatto stile Watergate: il 5 marzo Renzi è stato a Firenze

Scoperto” incontro fra il premier, Nardella, Lotti e Carrai

Ci sono notizie che non ti aspetteresti mai di leggere, segreti che non penseresti mai di poter conoscere, misteri che mai e poi mai crederesti di vedere un giorno svelati. E invece, grazie al Fatto, a volte l’impossibile diventa reale, l’impensabile si manifesta ai nostri occhi increduli: per esempio, Matteo Renzi è stato a Firenze.
Sì, proprio lui, il presidente del Consiglio: il 5 marzo scorso, anziché a Dubai o a Salsomaggiore Terme, è andato proprio nel capoluogo toscano. Pazzesco. Avete mai visto Renzi a Firenze? Noi neanche una volta.
E mica c’è andato da solo: no, scrive il Fatto in un crescendo di rivelazioni che al Watergate fanno un baffo, a Firenze “c’era anche Luca Lotti”.
Lotti, quello che lavora con Renzi a palazzo Chigi? Proprio lui. Volete davvero dire quel Lotti che a Firenze ha la moglie e il figlio? Sì, quel Lotti lì. Non ci posso credere. Ma come gli sarà venuto in mente al Lotti di andare a Firenze, e per di più con il Renzi? Qui gatta ci cova.
Ma le emozioni non sono ancora finite. Questi due figuri – il Renzi e il Lotti – non soltanto sono andati a Firenze, ma hanno addirittura incontrato il sindaco. Cosa? State scherzando. No, il Fatto non scherza mai: Renzi e Lotti sono veramente andati a Firenze a hanno davvero incontrato il sindaco. Non quello di Napoli, no no, hanno incontrato proprio Nardella. Chissà come hanno fatto a riconoscerlo: forse Nardella si sarà messo la fascia tricolore.
Attenzione, però, mica finisce qui: a Firenze c’era anche un quarto uomo. Marco Carrai, presidente degli Aeroporti di Firenze, nato a Firenze e residente a Firenze, quel maledetto 5 marzo era anche lui a Firenze. Con Renzi, Lotti e Nardella. E i servizi segreti non se ne sono accorti. Roba da interrogazione parlamentare.
Sistema Renzi, vertice occulto per gli affari di Carrai, Lotti & C.” spara il Fatto in prima pagina, orgoglioso dello scoop (che in realtà è scopiazzato dalle pagine fiorentine del Corriere) e felice come un bimbo all’entrata di una pasticceria.
E di che hanno discusso i quattro criminali nel “vertice occulto”? Leggiamo: “il dossier più rilevante riguarda l’allungamento della pista dell’aeroporto”. Quello di Fiumicino? No, proprio l’aeroporto di Firenze. Sono proprio senza vergogna.
Eh sì, è accaduto quel che mai ci si sarebbe aspettati: il sindaco di Firenze e il presidente degli Aeroporti di Firenze hanno discusso con il presidente del Consiglio e il segretario del Cipe l’allungamento della pista dell’aeroporto di Firenze. E l’hanno fatto, pensate un po’, a Firenze.
Inaudito. Nessuno finora aveva osato tanto. E nessun giornale finora aveva sfondato con tanta irruenza la barriera del ridicolo.
Di Fabrizio Rondolino per L' Unità.TV


Eddie Palmieri - Estival Jazz Lugano 2013


RispostaRep - Il Pd di Renzi rischia la scissione?

RispostaRep - Il Pd di Renzi rischia la scissione?

La difficile convivenza con la sinistra del partito democratico.
 Risponde l’editorialista Stefano Folli

di Gianluca Luzi, a cura di Giorgio Caruso

montaggio Paolo Saracino

Mandateci un filmato di 10-15 secondi su WhatsApp al numero

 3473511851.

Oppure alla mail box rispostarep@repubblica.it

Ogni giorno, dalle 13.30 troverete le risposte in video su

 Repubblica.it

Roma, la destra resta nella palude. E scatta la sindrome ‘liberi tutti’

Roma, la destra resta nella palude. E scatta la sindrome ‘liberi tutti’

Quattro candidati ancora in campo, gli appelli all’unità continuano a cadere nel vuoto. E c’è chi parla di spartiacque dopo il quale “nulla sarà più come prima”

Faccio appello a tutti gli alleati della coalizione di centrodestra, c’è ancora tempo e spazio per costruire qualcosa insieme”. Così, qualche settimana fa, in piazza del Pantheon dove annunciava la sua candidaturaGiorgia Meloni provava a ricucire le lacerazioni che dividevano il centrodestra. Lacerazioni che sono tutt’altro che rientrate e che, anzi, sembrano oggi sempre più profonde. Almeno a giudicare dalle mosse e dalle dichiarazioni dei quattro candidati ancora in campo.
La leader dei Fratelli d’Italia, convinta di essere l’unico candidato che da destra possa affrontare con qualche possibilità di successo Roberto Giachetti del Pd e Virginia Raggi del M5S, continua a credere che ad un certo punto possa arrivare l’agognata convergenza sul suo nome.
Ma i fatti sembrano, per il momento, smentirla. In campo rimangono, più convinti che mai,Francesco Storace, Guido Bertolaso e Alfio Marchini.
Nel centrodestra giocano sporco – afferma l’ex presidente della Regione Lazio – niente primarie, no a un incontro tra candidati, un giorno si va su Marchini, quello successivo sulla Meloni. Ovviamente, mai su di me e già stanno buttando a mare il povero Bertolaso. Non c’è davvero alcun motivo per non continuare la mia corsa. Ho provato a chiedere il da farsi ai miei sostenitori della rete nella giornata di sabato e la risposta è stata ‘vai avanti’. Fatevene una ragione, entro lunedì 5 aprile raccoglieremo le 48 candidature al Comune per la lista Storace sindaco“.
D’altro canto, tra Bertolaso e Marchini proseguono gli ammiccamenti ma al momento l’accordo tra i due rimane solo una possibilità. “Marchini non l’ho mai incontrato – dice l’ex capo della Protezione Civile – ma constato che tra i candidati in corsa a Roma, siamo gli unici che parlano dei problemi dei romani e di come risolverli. Se uno vuole diventare sindaco e dare una mano a questa città ridotta in condizioni drammatiche, è bene guardarsi intorno ed in questo caso vedere se con Marchini sono possibili sinergie”. Ora tocca capire se l’imprenditore (che ha cominciato una campagna di affissioni denotata dallo slogan ‘Libera dai partiti’) accetti di farsi da parte o di correre per uno dei partiti che hanno affossato Roma nei cinque anni dell’amministrazione Alemanno.
La partita, comunque, rimane nelle mani dei leader nazionali e l’esito di quanto accadrà nei prossimi giorni a Roma avrà sicuramente una valenza che andrà al di là della Capitale. A farlo notare, tra gli altri, è il senatore di Forza Italia Vincenzo Gibiino, secondo il quale “le elezioni amministrative di Roma risulteranno un vero e proprio spartiacque. Se i leader non riusciranno a trovare una sintesi, dopo il voto nascerà per forza di cose un nuovo schema politico a livello nazionale”. Insomma, un “liberi tutti” che relegherebbe la destra (non solo nella Capitale) a un ruolo da comprimaria nella politica italiana.


Di Stefano Cagelli per L' Unità.TV


La doppia rimonta di Giachetti

La doppia rimonta di Giachetti

I due sondaggi più recenti riaprono i giochi per Roma: per la prima volta il candidato Dem ha più consensi dell’avversaria. E al ballottaggio vincerebbe

Adesso Roberto Giachetti comincia a crederci. A poco più di due mesi dal voto delle amministrative, due sondaggi riaprono per il candidato del Pd a Roma una partita che sembrava persa in partenza. Da un lato, questa settimana per la prima volta Index Research dà Giachetti vincente al ballottaggio contro la pentastellata Virginia Raggi. Nel senso che i due sono testa a testa, e al primo turno prevarrebbe la giovane avvocatessa. Al secondo turno, però, la situazione si capovolgerebbe, con il vicepresidente della Camera al 54% contro il 44% della Raggi. Ma c’è anche una seconda rilevazione che fotografa una rimonta immediata di Giachetti. Secondo Scenari Politici- Winpoll, per l’Huffington Post, questi supera nelle preferenze la Raggi ottenendo il 26,6% dei consensi contro il 25%.

di Federica Fantozzi per L' Unità.TV

Giachetti: “Non sono ‘Jeeg Robè’, ma ho altri poteri per fare il sindaco di Roma”

Giachetti: “Non sono ‘Jeeg Robè’, ma ho altri poteri per fare il sindaco di Roma”

Il candidato su Facebook gioca con il film di Mainetti e spiega quali sono le qualità che un primo cittadino deve avere

Per fare bene il sindaco di Roma ci vorrebbero i superpoteri”. Lo scrive su Facebook Roberto Giachetti, facendosi fotografare sulla riva del Tevere, nello stesso punto in cui è ritratto il protagonista di Lo chiamavano Jeeg Robot, interpretato da Claudio Santamaria.
Ma se quei superpoteri nel film derivano proprio da un bagno nelle acque del fiume che attraversa la Capitale, per Giachetti le qualità di un buon primo cittadino, in realtà, dovrebbero essere altre, e non basta tuffarsi per ottenerle. “Forse per fare il sindaco di Roma bastano poteri “normali” – scrive il candidato del Pd – La serietà e l’esperienza. La capacità di ascoltare le voci dei cittadini e non le chiacchiere del Palazzo. Il potere di dire no a chi ha più potere di te. Il potere di una storia pulita e di un futuro libero. Il potere di chi non si è mai fatto sedurre dal potere. Se ho questi poteri oppure no, sarete voi a deciderlo, con il vostro voto. Nel frattempo il tuffo nel Tevere me lo risparmio. ‘Jeeg Robè’ può aspettare”.
Da L' Unità.TV


La Matita di Staino & Scintilla


La vecchia guardia e il disagio di chi non vuole mollare

La vecchia guardia e il disagio di chi non vuole mollare

d'alema ulivo
L’Italia è cambiata, ma Bersani e D’Alema si comportano come quei padri che anziché capire i figli li rimbrottano in continuazione
 
Condivido l’articolo di Violante sul Corriere. Mi chiedo perché non ci si renda conto che la società italiana è profondamente cambiata da quando persone come D’Alema o Bersani hanno contribuito positivamente a costruire l’Ulivo. Certo ci sono pochi o tanti iscritti e simpatizzanti del Pd che provano un certo disagio nella conduzione renziana del partito, ma mi pare sia lo stesso disagio dei padri che non approvano le scelte dei figli e non sforzandosi di capire li rimbrottano in continuazione.
Pare che anche l’arrabbiato Landini si stia rendendo conto che perfino con Marchionne bisogna contrattare e non isolarsi sull’Aventino.
Sono un professionista di 68 anni, la stessa età dei dirigenti della “vecchia guardia” e avrei potuto continuare a svolgere la mia professione, come tanti che non mollano mai, ma mi sono reso conto che sarebbe stato un lento declinare e ho deciso di cambiar vita, di fare quelle cose sempre rimandate per stare sulla breccia, ovvero riconoscimento e visibilità sociale. Fare quelle cose adatte alla mia età e che non necessitano dell’applauso di alcuno.
Da L' Unità.TV


23 mar 2016

Miles Davis - My Funny Valentine 1964 Milan, Italy symbolkid


Red Garland - Groovy (Full Album)


Ecco come è andata la riunione a Palazzo Chigi sulla sicurezza interna del Paese

Vertice Renzi-capigruppo di tutti i partiti, i distinguo di Lega e FdI

Ecco come è andata la riunione a Palazzo Chigi sulla sicurezza interna del Paese

Abbiamo, come tutti i partner, messo in campo tutte le misure di sicurezza necessarie, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica in Italia”. Matteo Renzi lo ha detto all’inizio della lunga riunione, oltre due ore, avuta questa mattina a Palazzo Chigi con i capigruppo di maggioranza e opposizione sulla sicurezza interna del Paese, all’indomani degli attentati che hanno colpito aeroporto e metropolitana di Bruxelles. “Occorre stringere sui meccanismi di intelligence fra i Paesi europei e non solo, valorizzare Europol, lavorare su una struttura condivisa. E mettere denari veri sulle aree urbane. Serve un gigantesco investimento in cultura, sulle periferie urbane, un investimento sociale. Continuo a pensare che l’aspetto educativo per sconfiggere minacce nate e cresciute in Europa sia fondamentale”, ha aggiunto il premier.
Alla riunione erano presenti i ministri Alfano e Gentiloni e il sottosegretario con delega ai servizi Marco Minniti. Nella stessa riunione è stata data anche la notizia che ci sarebbe – il condizionale è d’obbligo a verifiche in corso – una vittima italiana tra quanti hanno perso la vita negli attentati. “I servizi di sicurezza devono lavorare insieme di più e meglio, con una collaborazione costante, puntuale e continua”, ha insistito Renzi: “L’Italia purtroppo ha una certa esperienza da offrire in materia”.
Nella riunione di Palazzo Chigi questa mattina “le forze politiche hanno mostrato grande maturità e grande consapevolezza delle difficoltà e dei pericoli che vengono all’Europa dal terrorismo internazionale”, ha riferito il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, ma c’è comunque chi, come Lega e Fdi, hanno evidenziato dei distinguo e parlato di rischio-terrorismo connesso all’ingresso di immigrati e sollecitato maggiori controlli. Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, in particolare, avrebbe posto l’attenzione su quartieri come il Pigneto a Roma, caratterizzato da un’alta percentuale di stranieri. 
Il capo del governo italiano ha però anche parlato della probabilità che gli autori degli attentati di Bruxelles siano cittadini europei e non arrivati da fuori: “La minaccia è globale ma gli assassini sono locali – ha detto – il nemico dunque non è solo all’esterno, lontano da noi, il nemico si nasconde anche nel cuore delle città europee, nelle periferie delle nostre capitali”. Per questo motivo, ha detto Renzi, la lotta contro questo nemico si deve fare “con i militari ma anche con i maestri elementari; con le forze di polizia ma anche con le forze sociali se vogliamo recuperare almeno la prossima generazione”.
Da L' Unità.TV


Violante scuote i ‘vecchi': “Accettate la competizione con Renzi o fatevi da parte”

Violante scuote i ‘vecchi': “Accettate la competizione con Renzi o fatevi da parte”

L’ex presidente della Camera sul Corriere lancia un duro attacco a D’Alema e Bersani (senza nominarli): “Smettete di riproprorre voi stessi, o diventate penosi”

Penosi”. Non risparmia parole pesanti Luciano Violante nel suo articolo sul Corriere della sera, rivolto ai “vecchi” del Partito democratico, ossia quella “vecchia classe dirigente del Pd proveniente dal Pci”. Difficile non leggerci dietro nomi noti, come quelli in primo luogo di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani.
Cosa scrive l’ormai ex dalemiano Violante? “Un difetto dei vecchi, in politica, è pensare a se stessi come i più scaltri e quindi insostituibili”. Renzi (e i renziani), ma anche per parte loro Orfini (e i Giovani turchi), hanno dimostrato che non è così. Non solo hanno lanciato la sfida, ma l’hanno anche vinta. E l’hanno vinta sulla scorta del fallimento di una stagione politica (quella a guida bersaniana), che ha dimostrato non solo lo scarso appeal elettorale di quella proposta, travolta dall’emergere dell’antipolitica, ma anche l’incapacità di riorganizzare il partito e creare una nuova classe dirigente che lo rendesse più al passo con i tempi.
Ai “vecchi”, Violante riconosce “doti di supporto, importanti per le scelte, ma non decisive ai fini della direzione politica”. E “memoria e storia”, seppure importanti, a volte rappresentano “vetri appannati, che impediscono di vedere quello che accade al di fuori”. La conclusione dell’ex presidente della Camera è netta: “In definitiva i vecchi, quando non ricoprono responsabilità, hanno due strade: tentare la leadership attraverso una competizione vera, come i tre maggiori candidati alla Casa Bianca, o riservarsi uno spazio di riflessione e di intervento, se richiesti. Devono soprattutto evitare di riproporre se stessi. Il rischio è diventare penosi”.
Di Rudy Francesco Calvo per L' Unità.TV