Unioni
civili e Movimento 5 stelle
una svolta prevedibile
Non
appena la politica incrocia un tema delicato, il movimento naviga a
vista
in ossequio ad una linea che prevede di non scoprirsi mai
troppo a destra
La
svolta era così annunciata che ormai non era neppure una svolta. E
non solo per i precedenti, che in materia di diritti civili pure
abbondano. A suo tempo, già sulla questione dello Ius soli il sacro
blog del Movimento 5 Stelle si era prodotto in una notevole piroetta
scontentando una base da sempre molto più progressista-libertaria e
meno calcolatrice del suo vertice. Ormai sembra un riflesso
condizionato. Non appena la politica incrocia un tema delicato a
livello sociale, M5S naviga a vista e secondo convenienza, in
ossequio alla linea dettata da Gianroberto Casaleggio che prevede di
non scoprirsi mai troppo a destra. Con il gesto alla Ponzio Pilato su
unioni civili e su stepchild adoption il movimento rischia però di
farsi male, non solo per una questione di coerenza.
Il
liberi tutti arriva con un comunicato da contorsionisti, che motiva
il ripensamento con una bugia. Nel post firmato da Beppe Grillo si
afferma infatti che nella consultazione online sulle unioni civili
dell’ottobre 2014 non si faceva alcun cenno alle adozioni, quindi è
possibile la retromarcia rispetto a quanto deciso allora. Non è
così. Il quesito parlava di «diritti e doveri equiparati al
matrimonio ma con esclusione della possibilità di adottare figli
estranei alla coppia», disegnando un perimetro all’interno del
quale ricadeva anche la stepchild adoption, già consentita alle
coppie eterosessuali.
Le
acrobazie dialettiche di Grillo tentano di mascherare un piccolo
cabotaggio politico sulla cui lungimiranza è lecito coltivare
qualche dubbio. Se la stepchild adoption dovesse passare, il merito
sarà di altri. In caso di bocciatura, la colpa ricadrà anche su
M5S. La mossa rivela soprattutto un discreto cinismo sulle questioni
di principio, considerate spendibili nel nome di una sempre più
accentuata propensione alla politica da retrobottega. Non è questa
la ragion d’essere dei Cinque Stelle. Almeno non dovrebbe. Un
capolavoro, ma all’incontrario.
La
svolta era così annunciata che ormai non era neppure una svolta. E
non solo per i precedenti, che in materia di diritti civili pure
abbondano. A suo tempo, già sulla questione dello Ius soli il sacro
blog del Movimento 5 Stelle si era prodotto in una notevole piroetta
scontentando una base da sempre molto più progressista-libertaria e
meno calcolatrice del suo vertice. Ormai sembra un riflesso
condizionato. Non appena la politica incrocia un tema delicato a
livello sociale, M5S naviga a vista e secondo convenienza, in
ossequio alla linea dettata da Gianroberto Casaleggio che prevede di
non scoprirsi mai troppo a destra. Con il gesto alla Ponzio Pilato su
unioni civili e su stepchild adoption il movimento rischia però di
farsi male, non solo per una questione di coerenza.
Il
liberi tutti arriva con un comunicato da contorsionisti, che motiva
il ripensamento con una bugia. Nel post firmato da Beppe Grillo si
afferma infatti che nella consultazione online sulle unioni civili
dell’ottobre 2014 non si faceva alcun cenno alle adozioni, quindi è
possibile la retromarcia rispetto a quanto deciso allora. Non è
così. Il quesito parlava di «diritti e doveri equiparati al
matrimonio ma con esclusione della possibilità di adottare figli
estranei alla coppia», disegnando un perimetro all’interno del
quale ricadeva anche la stepchild adoption, già consentita alle
coppie eterosessuali.
Le
acrobazie dialettiche di Grillo tentano di mascherare un piccolo
cabotaggio politico sulla cui lungimiranza è lecito coltivare
qualche dubbio. Se la stepchild adoption dovesse passare, il merito
sarà di altri. In caso di bocciatura, la colpa ricadrà anche su
M5S. La mossa rivela soprattutto un discreto cinismo sulle questioni
di principio, considerate spendibili nel nome di una sempre più
accentuata propensione alla politica da retrobottega. Non è questa
la ragion d’essere dei Cinque Stelle. Almeno non dovrebbe. Un
capolavoro, ma all’incontrario.

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