I nuovi consigli di Travaglio alla sinistra per suicidarsi
Persa
la battaglia contro Sala, ora il direttore del Fatto si lancia in
nuove mirabolanti avventure. Che perderà
Com’è
noto a tutti, milanesi inclusi, il Fatto conduce
da molti mesi una forsennata
campagna contro Giuseppe Sala,
dapprima colpevole di aver fatto dell’Expo un successo mondiale, e
in seguito reo di renzismo acuto in virtù della sua candidatura a
sindaco di Milano. Non c’è dunque da stupirsi se Sala
ha vinto le primarie:
quando il Fatto si
butta da una parte, la società civile si ammassa dall’altra.
Che
fare ora? Tramontato il tentativo
di dare la colpa ai cinesi (oggi
Travaglio si arrampica a sei zampe sugli specchi per dare addosso al
segretario del Pd milanese, salvo poi essere costretto ad ammettere
che “qui nessuno dice che Sala ha vinto grazie ai cinesi”),
sembra affermarsi una lettura diciamo così politico-esistenziale
della gloriosa sconfitta, da attribuirsi alle “sconfinate virtù
suicide della sinistra” (Travaglio), perché “se Balzani e
Majorino non si fossero divisi, avrebbero sconfitto il candidato
renziano” (Padellaro). Naturalmente non è affatto così, e uno
studente particolarmente ottuso del primo anno di Scienze politiche
potrebbe agilmente spiegare ai raffinati analisti del Fattoche
i voti non si sommano mai meccanicamente, tanto meno in un’elezione
primaria: ma che importa, ora bisogna guardare al futuro.
E
anche qui Travaglio ha le idee chiare: “Liste rosse contro il
Partito della Nazione” è il titolo di prima pagina che indica la
linea su cui si consumerà la prossima inesorabile sconfitta. Le
“sconfinate virtù suicide della sinistra” tanto care a Travaglio
potranno dunque esercitarsi a Milano, dove Pippo Civati preannuncia
un candidato “scelto dalle associazioni e dai partiti di sinistra,
da Rifondazione fino ai socialisti”, e a Roma, dove un esilarante
Marino annuncia pimpante “la mia lista rossa contro Renzi &
Alfano”.
La
sconfitta, come il Fattone è in grado di anticipare, sarà rovinosa,
e la ragione è piuttosto semplice: al suicidio, a parte i
cassamortari, un po’ tutti preferiscono la vita.

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