18 gen 2016

Voleva far rientrare 20 milioni dalla Svizzera Due anni a Monsignor Scarano per calunnia

Scarano assolto dall’accusa di corruzione ma condannato a due anni per calunnia


È la sentenza del Tribunale di Roma nei riguardi dell’ex-funzionario Apsa per il tentativo di far rientrare 20 milioni di euro dalla Svizzera con un jet privato. L’assoluzione perchè «il fatto non sussiste». La colpa: avrebbe accusato «falsamente» ex-007 di «furto e ricettazione di 200mila euro» che lo stesso Prelato «aveva consegnato all’agente in esecuzione del patto corruttivo»

Assoluzione, perché il fatto non sussiste. Ma anche condanna a due anni di reclusione. Monsignor Nunzio Scarano, ex-funzionario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica (Apsa) è stato assolto dall’accusa di corruzione e condannato, con pena sospesa, per calunnia. Lo hanno deciso i giudici della V sezione penale del Tribunale di Roma. Gli veniva contestato di avere organizzato insieme con altri (la cui posizione è stata stralciata) il tentativo di far rientrare in Italia dalla Svizzera, con un jet privato, 20 milioni di euro, somma di denaro riconducibile agli armatori di Salerno, D’Amico. La posizione di questi ultimi è già stata definitivamente archiviata diversi mesi fa.
Scarano, già contabile dell’Apsa, finì in carcere il 28 giugno del 2013.
Nel processo sono state stralciate le posizioni dell’ex-agente dei servizi Giovanni Maria Zito e del broker Giovanni Carenzio, dunque entrambe ora sono parte di un altro procedimento. Zito avrebbe preso a noleggio un aereo per recarsi in Svizzera ma non sarebbe riuscito a portare a termine la «missione» di far rientrare in Italia il denaro. Per questa operazione Zito avrebbe chiesto un compenso di 400mila euro. Sarebbe riuscito però a incassarne soltanto la metà per mezzo di un assegno di conto corrente ricevuto da Scarano e tratto sulla Banca di Unicredit. Il resto della somma, cioè 200mila euro, fu bloccato perché Scarano dopo averlo consegnato a Zito ne denunciò la sparizione. Da qui la condanna: al Prelato infatti viene contestata la calunnia in quanto avrebbe incolpato «falsamente» Zito del «delitto di furto e ricettazione dell’assegno bancario di 200mila euro che - è detto nel capo di imputazione - Scarano aveva consegnato all’agente in esecuzione del patto corruttivo».
Gli avvocati del Prelato hanno dichiarato: «Finalmente si restituisce giustizia e dignità a monsignor Nunzio Scarano»; Francesco Caroleo Grimaldi e Carlo Sica si sono definiti «soddisfatti da questa sentenza che assolve il nostro assistito dalla grave accusa di corruzione. Per quanto riguarda la condanna a due anni per il reato di calunnia - hanno sottolineato i due penalisti - attenderemo le motivazioni per fare sicuramente ricorso in appello».
Di DOMENICO AGASSO JR per LA STAMPA.IT


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