M5S e camorra, su Quarto Grillo prova a depistare
Il leader Cinquestelle dice che i voti delle cosche non sono stati determinanti per la vittoria
Il caso
Quarto scalda
gli animi e diventa il ring di scambio
politico-mediatico tra
il Movimento
Cinquestelle e
il Partito
Democratico,
che oggi manifesterà davanti alla sala consiliare del Comune. Dopo
aver rotto il silenzio assordante e imbarazzato prima e abbandonato
la difesa d’ufficio poi, la dirigenza grillina è passata al
contrattacco. La pubblicazione di alcune telefonate in cui Alfonso
Cesarano,
imprenditore legato al clan
camorrista dei Polverino,
dà indicazioni per appoggiare al ballottaggio, nel giugno scorso, il
candidato sindaco dei Cinquestelle a Quarto, Rosa
Capuozzo,
spezza la narrativa grillina dei parlamentari che gridano “onestà”,
dei duri e puri che combattono la casta, di coloro che sono sempre
dalla parte del giusto.
Tra
i democratici risponde il deputato
Ernesto Carbone che
chiede al M5S di spiegare “perché votarono contro il reato per
voto di scambio politico-mafioso mentre oggi non si pongono neanche
il problema delle dimissioni di un sindaco che potrebbe dovere la sua
elezione proprio a quei voti”.
“Accusano
noi ma condannano loro! Proprio oggi, mentre il Pd fa partire
l’ennesima macchina del fango contro il M5S, viene condannato
Ozzimo (exassessore Pd a Roma) per Mafia Capitale”, scrive su
Facebook Alessandro
Di Battista,
membro del direttorio grillino. Stesso tono per la deputata M5S
Roberta Lombardi che su twitter cinguetta: “Orfini si sciacqui la
bocca quando parla del M5S. Piuttosto si coccoli Ozzimo. Pd partito
di condannati e reo confessi». Anche Carlo Sibilia, deputato
M5S, porta avanti la stessa linea sempre su twitter: «Orfini
porterai le arance ai tuoi amici Ozzimo e Caprari?”.
È
chiaro che, dopo aver intimato ai parlamentari 5 Stelle e al
direttorio pentastellato di non parlare con i giornalisti, i vertici
del movimento in cui “unovaleuno” hanno cambiato linea: sono ore
convulse e tormentate. La strategia per uscire dall’impasse prevede
un attacco serrato che possa distrarre l’opinione pubblica. E le
parole con cui Roberto
Fico ammette
il problema (“A Quarto valutiamo ogni strada, compreso lo
scioglimento del Comune”) non sono sufficienti a placare gli animi.
Anche perché contemporaneamente sostiene che a Quarto “ci sono i
presupposti per andare avanti”. Insomma la posizione dei
Cinquestelle appare contraddittoria e scoordinata. E non migliora
dopo che, a metà pomeriggio a bufera ormai ampiamente scoppiata,
interviene Beppe
Grillo.
Il duoGrillo&Casaleggio per
oltre ventiquattr’ore infatti non ha detto una parola su quanto
emerso, nonostante sul blog il 4
novembre avesse
prontamente ospitato un post titolato “La trasparenza di Rosa
Capuozzo, sindaco M5S di Quarto”.
Poi
ieri, di fronte al montare del caso, il cambio di rotta: Grillo
scrive sul blog un post dal titolo “intanto #condannanovoi”
con otto
domande e relative otto risposte,
il cui succo è che il sindaco di Quarto “è parte lesa” e “non
ha mai ceduto alle richieste dell’ex consigliere” indagato dalla
Dda, che i voti raccolti da quest’ultimo non sono stati
determinanti per la vittoria dei Cinquestelle e che è stato espulso
dal Movimento prima che gli venisse notificato l’avviso di
garanzia. E poi: “Perché il Sindaco non ha denunciato l’ex
consigliere? Perché non si è mai manifestata una minaccia tale da
evidenziare un reato penale nei suoi confronti ma solo pressioni e
richieste di tipo politico”, continua Grillo facendo, come ironizza
la deputata
del Pd Anna Ascani un
po’ come Marzullo (“si faccia una domanda e si dia una
risposta”).
Ma
come denuncia l’esponente della segreteria
Pd David Ermini c’è
anche di che essere preoccupati da questo “depistaggio di Grillo e
compagnia”, perché ci sono ben altre domande a cui andrebbero date
precise risposte. “Il sindaco di Quarto cominci a spiegare perché
appena eletta ha revocato la proposta preliminare del piano
urbanistico comunale presentata dalla commissione straordinaria
antimafia”, dice Ermini sottolineando la necessità di
scioglimento. E poi: “Perché non ha denunciato il tentativo di
estorsione del consigliere M5S Giovanni De Robbio, ma ha aspettato
che emergesse dalle indagini? E perché lo stesso sindaco ha
ritrattato le sue dichiarazioni, rese davanti ai pm e messe a
verbale, dicendo di non aver subito minacce da quel consigliere?”.
Insomma,
il movimento Cinquestelle abituato alla gogna in rete, ai processi
del web, alle espulsioni facili, ora si sottrae a quel gioco. La
magistratura viene chiamata in causa per chiarire cosa sia successo,
ma la valutazione politica è tutt’altra cosa. Ed è quella che
manca ai grillini che appaiono sconnessi e impauriti.
Soprattutto i paladini
del M5S Roberto Fico e Luigi Di Maio che
in quella campagna elettorale si sono dati parecchio da fare, ma
anche gli stessi vertici del M5S che continuano a decidere a loro
piacimento e convenienza chi tenere e chi cacciare. Intanto il Pd
chiede tramite una interrogazione
al ministro Alfano di
verificare se ci siano le condizioni di uncommissariamento.
Il primo firmatario è Emanuele
Fiano. Richiesta
ribadita anche da Rosaria
Capacchione,
senatrice Pd, che spiega che al
M5S mancano gli anticorpi contro la mafia e
che negli ultimi due mesi ha presentato ben due interrogazioni al
ministro dell’Interno per chiedere di approfondire alcune vicende
sul presunto condizionamento camorristico dell’attività del
Consiglio comunale di Quarto.
Maddalena
Carlino
per L' Unità.TV

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