Iran:
un Paese in corsa verso
la modernità
Tensioni
internazionali ma anche
opportunità commerciali in una nazione
tutta
da riscoprire
di
Fabrizio Cassinelli (testo, video e foto)
per ANSA.IT
Mentre
i diritti umani in Medio Oriente tornano al centro dell’attenzione
internazionale, e la tensione tra sunniti e sciiti sale alle stelle,
un Paese corre velocemente verso la modernità portandosi dietro
grandi contraddizioni
Mentre
i diritti umani in Medio Oriente tornano al centro dell’attenzione
internazionale, e la tensione tra sunniti e sciiti sale alle stelle,
un Paese corre velocemente verso la modernità portandosi dietro
grandi contraddizioni. L’Iran di oggi, infatti, se da un lato
appare in così rapida trasformazione, anche grazie alle recenti
aperture politiche e al disgelo con gli Stati Uniti, dall’altra
mantiene ancora caratteristiche arcaiche e suscita perplessità e
timori. Ciononostante, in divenire rappresenta innegabilmente una
grande opportunità di business.
Tra
Italia e Iran, infatti, i legami commerciali sono stati per lungo
tempo di primo piano, con il Belpaese che è arrivato a essere, in
certi momenti, il primo partner europeo con un mercato che nel 2011
era da 7 Miliardi di euro, sceso poi appena al di sopra della soglia
del miliardo e ora in risalita. Ma i punti di contatto tra italiani e
persiani sono anche culturali, perché la storia di queste due
società – pur così diverse – è accomunata da origini
antichissime, imperi che hanno fatto la storia, un retaggio poetico,
letterario e filosofico che si trova ai vertici della produzione
mondiale, e poi da una tradizione commerciale innata, per entrambi.
Senza contare le comuni attitudini all’artigianato, alla prelibata
gastronomia, all’accoglienza, e l’immenso patrimonio storico e
archeologico che illumina Roma e Pompei come Isfahan e Persepoli.
A
riportare all’attualità ci sono però i dati dell’interscambio
energetico, nei quali la Repubblica islamica, prima del suo
isolamento a causa delle sanzioni internazionali, appariva come
nostro fornitore strategico per un 12,4% di contributo petrolifero
(il 14,9 per la Spagna e il 34% per la Grecia). La vera questione
nodale. L'imminente fine delle sanzioni internazionali ha fatto
ipotizzare un mercato petrolifero da 800 miliardi di dollari, grazie
anche alle riserve iraniane stracolme per la sottoproduzione dovute
all'embargo e il ritorno alle abituali quote di mercato del greggio
(a cui si devono aggiungere le seconde riserve di gas più importanti
al mondo con il gigantesco giacimento 'South Pars' nel Golfo persico,
in cui ha un ruolo anche l'Eni). "Senza contare i crediti
petroliferi, centinaia di miliardi di dollari - spiega all'ANSA un
operatore finanziario iraniano di Tehran - che l'Iran attende dai
conti congelati all'estero durante l'isolamento internazionale. Un
mare di soldi che sta per piovergli addosso e alimentare il
cosiddetto “Iran's comeback", la svolta, quella che potrebbe
far dimenticare le continue tensioni internazionali, nate
praticamente da subito, con la Rivoluzione islamica del 1979, che
hanno tolto la Persia dall’orbita di Usa e Israele ponendola –
con il vecchio nome di Iran - in quella dei cosiddetti ‘Stati
canaglia’.
Distanze
aumentate ancora dal programma nucleare iraniano, sempre dichiarato
ad uso civile ma osteggiato dalla comunità Occidentale, fino al
recente Accordo del 2015 che apre nuove straordinarie prospettive
geopolitiche, e che proprio nel 2016 – dopo le verifiche
internazionali sul rispetto dei suoi termini che potrebbero portare
alla firma definitiva dell’Implementation day – potrebbe dare
semaforo verde a una stagione di relazioni totalmente nuove.
Soprattutto con l’Italia, che anche nei momenti più bui, pur
aderendo a ogni sanzione intrapresa da Onu e Stati Uniti, non ha mai
chiuso definitivamente le porte al dialogo e, con la visita di Emma
Bonino dopo l’elezione del nuovo presidente Hassan Rohani,e poi del
Ministro della Cultura Dario Franceschini, e l’imminente visita a
Roma del leader iraniano (rinviata dopo i tragici fatti di Parigi e
ora fissata per il 25 gennaio), si pone come uno dei suoi principali
interlocutori. A complicare di nuovo tutto, invece, sono state la
guerra in Siria e la minacciosa ascesa del Califfato, che hanno
portato a inediti schieramenti militari e politici, in cui gli
iraniani si sono destreggiati attaccando le truppe sanguinarie del
Daesh a fianco della Russia, e indirettamente della Francia e della
Nato, ma al contempo proteggendo l’alleato Assad e quel ‘corridoio
della resistenza’ che unisce Tehran con Hezbollah in Libano
attraverso, appunto, la Siria. E affrontando di petto un’acutissima
crisi politica con l’Arabia saudita che fa temere l’ennesima
escalation di violenza nell’area.
A
dare una mano alla distensione, invece, potrebbero però essere
fattori non propriamente economici, come la cultura e il turismo (in
grande crescita, NdR) che mettendo in comunicazione diretta i
cittadini Occidentali con gli uomini di questa nazione, lontana ma
pur sempre a quattro ore d'aereo, potrebbero contribuire in modo
decisivo a ricollocare positivamente l’Iran e gli iraniani
nell’immaginario collettivo dell’Occidente. I persiani infatti
non sono arabi, sono ariani (da cui il nome Iran) come noi; guidano i
suv, di cui le città sono intasate come da noi e più che da noi;
vivono in città che quasi sempre sono grandi il doppio delle nostre,
con grattacieli e opere ingegneristiche di altissimo livello.
L'istruzione è obbligatoria fino al diploma di liceo e l'università
trabocca di studenti molto ben preparati. Le donne votano dal 1963, e
divorziano, e pur costrette a indossare un foulard in pubblico, detto
'rusarì' (e un hejab più coprente negli uffici pubblici), sono
taxisti, piloti d'aereo, ricercatrici nucleari, imprenditrici,
poetesse, giornaliste. Molto meno di quanto potrebbero essere con la
libertà dei costumi, ma comunque cardini della loro società
rispetto a tanti altri Paesi mediorientali. L'Iran insomma rimane -
evidentemente - un Paese dove domina l'assolutismo religioso, ma è
pur sempre una Repubblica, benché islamica, con una dialettica
politica interna, un Parlamento, e periodiche elezioni. I candidati
subiscono sempre il veto di un organismo governativo ad hoc, ma
l'elezione dell'attuale presidente moderato, secondo gli analisti
internazionali, ha mostrato una maturazione in senso democratico che
sarebbe forse incauto non assecondare, in un'area dove la maggior
parte degli Stati sono altrettanto assolutistici, se non di più.
Dal
punto di vista economico l'Iran è un sistema Paese in pieno
sviluppo. E rappresenta la porta per Russia, India, Cina e Paesi
satelliti ex sovietici. Un mercato enorme e prezioso, per l'economia
italiana in crisi. Nel Paese bisogna fare moltissime nuove
infrastrutture e vanno forte la siderurgia, l'edilizia, la
metalmeccanica, settori che sarebbero il naturale sbocco dei
rispettivi ed esausti comparti di mercato nostrani. "Noi siamo
qui e vi aspettiamo a braccia a perte - dice all'ANSA
l'amministratore delegato di una grande azienda di import export di
Isfahan - Metteteci pure alla prova, se non vi fidate, e ricordate
che mentre voi non c'eravate Germania, Francia, Austria e persino gli
Usa hanno occupato gli spazi di business da voi abbandonati". Il
Business Forum Italia-Iran organizzato dai ministeri degli Esteri e
dello Sviluppo economico, oltre che da Icem, Abi, Confindustria e
Unioncamere, che a fine novebre 2015 ha riportato a Teheran circa 200
imprese, 20 associazioni imprenditoriali, e 12 gruppi bancari, in
questo senso appare un chiaro segnale. In questi anni le sanzioni
hanno escluso l'Iran dai circuiti finanziari internazionali (i
turisti ad esempio non possono usare Bancomat e carte di credito, per
cui devono portarsi dietro molti contanti, NdR), e hanno causato
un’altissima inflazione con i prezzi di molti generi anche di prima
necessità saliti alle stelle, e ci vorrà del tempo per ricostruire
i rapporti e ripartire. "Al momento, infatti - spiega all'ANSA
un funzionario di banca iraniano - è cambiato poco o nulla. I
pagamenti di commesse e forniture internazionali da e per l'Iran
continuano a essere bloccati o temporaneamente sospesi, rallentando o
nei casi più gravi causando la cancellazione delle stesse. Un
imprenditore non può permettersi di rimanere esposto per grandi
quantitativi di merce senza ricevere il pagamento per mesi e mesi. Se
questo non cambia ovviamente non ci sarà nessun genere di affari".
Insomma
nella grande incertezza e delicatezza del momento la parola più
usata sembra essere "vedremo", e sull’imminente futuro
non si fanno pronostici. Certo è che dal punto di vista cronologico
i primi mesi del 2016 potrebbero essere davvero cruciali per la
cosiddetta e da più parti auspicata "svolta iraniana". A
partire dall'importante appuntamento elettorale del 26 febbraio
quando verranno rinnovati il Parlamento e l'Assemblea degli Esperti,
organismo elitario cui spetta lo strategico compito di eleggere la
prossima Guida Suprema, il vero 'Grande vecchio' senza il quale in
Iran nulla si muove davvero.

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