23 dic 2015

Fa propaganda per la Jihad su Facebook”, la Digos ferma ricercatrice libica. Il gip la scarcera: solo obbligo di dimora

Di di SALVO PALAZZOLO
Secondo la procura era in contatto con estremisti sul web. L'accusa: istigazione al terrorismo. Ma torna in libertà, e può anche utilizzare Internet

Frequentava l’università di Palermo come dottoranda di ricerca della facoltà di Economia, ma era impegnata in tutt’altra attività: faceva propaganda per la Jihad. Una cittadina libica di 45 anni, Khadiga Shabbi, è stata fermata domenica dalla sezione antiterrorismo della Digos di Palermo, che ha eseguito un provvedimento di fermo del procuratore aggiunto Leo Agueci e dei sostituti Geri Ferrara ed Emanuele Ravaglioli. Il gip di Palermo ha convalidato il fermo, ma ha rigettato la richiesta di misura cautelare sollecitata dalla procura: la donna è stata scarcerata, ha solo l'obbligo di dimora a Palermo. Può anche utilizzare Internet.


Alla donna viene contestato il reato di istigazione ed apologia di reato con finalità di terrorismo, con l’aggravante della «dimensione transnazionale della condotta». La dottoranda di ricerca rilanciava sul suo profilo Facebook i messaggi e i video delle milizie islamiche collegate con l’Isis che in Libia sono in guerra con il governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Secondo la ricostruzione dell’accusa, farebbe parte dell’organizzazione terroristica “Ansar Al Sharia Lybia” come «soggetto a disposizione».
Dalle intercettazioni della polizia, è emerso che la dottoranda aveva anche cercato di fare arrivare a Palermo un nipote, pure lui impegnato nelle milizie islamiche e per questo ricercato dalle forze governative: Khadiga lo aveva iscritto a un corso di italiano per stranieri, così da


fargli ottenere un permesso di soggiorno; ma poi il progetto era sfumato per la morte del nipote, durante un bombardamento su Bengasi.
Khadiga è risultata in contatto con altri simpatizzanti della causa jihadista, in Belgio e in Gran Bretagna. Alla donna viene contestato anche di avere trasferito somme di denaro all’esterno. Ma la ricostruzione dell'accusa non ha convinto il gip Fernando Sestito, che ha rigettato la misura cautelare in carcere.
Da Repubblica.it

Siamo sicuri che i giudici siano tutti all' altezza ???

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