Soldi della Lega Nord in Tanzania, il giudice ordina maxi-sequestro a Belsito
Belsito davanti al tribunale di Genova
Genova
- Il colpo di scena si è materializzato in tarda mattinata. Quando i
magistrati del tribunale del Riesame genovese hanno ribaltato la
decisione del primo giudice e ordinato un maxi-sequestro a carico di
Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord, ex sottosegretario
nei governi di Silvio Berlusconi e per un certo periodo pure
vicepresidente di Fincantieri.
Il
provvedimento, chiesto dal pubblico ministero Paola Calleri, scatta
tecnicamente per la presunta evasione fiscale sul trasferimento di
oltre 5 milioni di denaro pubblico della Lega Nord in Tanzania e a
Cipro sul finire del 2011 (episodio per il quale Belsito è accusato
di appropriazione indebita). Ma questo è soprattutto il primo
maxi-sequestro ordinato nell’ambito delle inchieste e dei processi
aperti fra Milano e Genova sulla gestione del Carroccio nell’era di
Umberto Bossi.
«Si
dispone il sequestro preventivo - hanno scritto i componenti del
collegio, Maria Letizia Califano, Simonetta Colella e Anna Ivaldi -
di somme di denaro depositate sui conti correnti intestati a
Francesco Belsito, nonché di libretti di risparmio, titoli, azioni,
fondi o altri simili strumenti di investimento, di beni mobili
custoditi all’interno di cassette di sicurezza di cui il Berlsito
abbia la disponibilità, di beni immobili nonché di qualsiasi altro
bene avente valore economico nella disponibilità di Belsito sino
alla concorrenza dell’importo di 2 milioni e 451mila euro»;
difficile sapere che cosa Belsito abbia di realmente intestato, ed è
probabile che i suoi avvocati presenteranno ricorso in Cassazione,
“disinnescando” temporaneamente l’esecuzione.
L’ex
cassiere leghista, dopo aver ottenuto (secondo gli investigatori con
una truffa) quasi 60 milioni di finanziamento pubblico fra il 2008 e
il 2010, ne aveva esportato una parte all’estero per misteriosi
“investimenti” con la collaborazione di 2 faccendieri: la notizia
fu rivelata dal Secolo XIX a dicembre 2011 e innescò le inchieste
che fecero crollare il cosiddetto “cerchio magico”.
Ora,
a distanza di anni da quegli episodi e mentre Belsito è coinvolto in
vari procedimenti, il pm ha chiesto di sequestrargli una somma
«equivalente» a quella che avrebbe dovuto pagare in tasse sul
denaro finito lontano dall’Italia, partendo sostanzialmente dal
presupposto che avrebbe dovuto inserire quella somma nella propria
dichiarazione dei redditi. E ancora più complessa potrebbe rivelarsi
la partita dei possibili sequestri laddove la Procura decidesse di
chiederli nel filone sul finanziamento “complessivo” che la Lega
Nord ottenne dal Parlamento.
Ds
IL SecoloXIX.it

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